Ascolta la versione audio dell’articolo
(Il Sole 24 Ore Radiocor) -Il testamento di Giorgio Armani accende i riflettori sui titoli europei lusso. Dal documento emerge infatti, a sorpresa, la richiesta da parte dello stilista di vendere il 15% della maison, passati dodici mesi e comunque entro diciotto mesi «dalla data di apertura della successione», e «in via prioritaria» ad un gruppo tra Lvmh, Essilorluxottica o L’oreal. Una decisione che esclude, di fatto, fondi d’investimento e finanziarie. In alternativa, la casa dello stilista potrebbe andare entro 3 o 5 anni verso la quotazione Borsa, con la Fondazione al 30% del capitale.
Per il momento, le reazioni degli investitori alla notizia sono state timide. In una giornata di generale debolezza per il comparto del lusso, il colosso guidato da Bernard Arnault cala a Parigi, mentre sul CAC 40 sono in calo anche Essilux e il gigante della cosmetica L’Oreal. La notizia per ora ha avuto un impatto moderato anche a Piazza Affari (FTSE MIB), dove arretrano Brunello Cucinellie Moncler. I cali sono invece più netti per Salvatore Ferragamo, alle prese con le reazioni alle dimissioni del Cfo Pierre La Tour, «un ulteriore elemento di incertezza per il gruppo che è ancora alla ricerca di un Ceo», secondo Intermonte.
Tornando ad Armani, tra gli operatori stanno iniziando a farsi strada le prime ipotesi sul futuro della maison, con Essilux che ha fatto sapere che valuterà in cda il possibile ingresso nella società, un dossier che «merita un’attenta riflessione». Nel testamento, Giorgio Armani ha specificato che la quota del 15%, in accordo con Pantaleo Dell’Orco (compagno da una vita dello stilista che ora detiene il 40% dei diritti di voto di Essilux), può essere ceduta anche «ad altre società o gruppo», ma sempre «operanti nel mondo della moda e del lusso di pari standing con i gruppi sopra indicati e con priorità per gruppi con i quali la società già intrattiene rapporti di partnership». Questa vendita è tuttavia solo il passo iniziale: a decorrere dal terzo anno ed entro il quinto anno dalla data di apertura del testamento, Armani chiede agli eredi di «cedere al medesimo acquirente del primo 15% del capitale della società, un’ulteriore quota azionaria” per un minimo del 30% del capitale e un massimo del 54,9%. Con questa «seconda tranche», il nuovo soggetto potrebbe così arrivare alla maggioranza assoluta della società.
Se la cessione non dovesse andare in porto, c’è però anche un “piano B”. Armani ha disposto infatti in alternativa «la quotazione delle azioni della società su un mercato regolamentato italiano o di pari standing». Lo sbarco in Borsa arriverebbe, qualora ne facessero richiesta alla Fondazione, Dell’Orco e uno dei nipoti, Andrea e Silvana, entro 3 anni dall’apertura del testamento, ma «in ogni caso» entro 5 anni o al massimo 8 anni. A questo punto si dovrà attuare, sempre secondo il documento, «un ordinato piano di valorizzazione di una parte della partecipazione residua, detenuta dalla Fondazione nella società, di modo che la partecipazione della Fondazione non sia mai inferiore al 30,1%».
