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Quando il governatore dello Utah Spencer Cox ha dovuto leggere davanti a migliaia di persone collegate da tutto il mondo le frasi incise sui proiettili utilizzati dal presunto assassino dell’attivista di destra Charlie Kirk è sembrato a molti un momento assai bizzarro. «Notices bulges, OwO, what’s this?», ha cominciato Cox, leggendo tentennante una frase legata a un vecchio meme che si può tradurre all’incirca con «Ho notato il tuo pacco *strabuzza gli occhi* e questo cos’è?».

«Hey fascista! Prendi questo!», ha continuato, pronunciando una frase che, è emerso rapidamente, proviene da un videogioco, e che era accompagnata da una serie di simboli di frecce che corrispondono a una combinazione di tasti per scagliare un attacco particolarmente potente contro il nemico. Ha poi proseguito: «oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao», come la celebre canzone della Resistenza italiana che negli ultimi anni è stata usata anche in varie serie tv e videogiochi. «Gay chi legge LMAO», ha concluso Cox, leggendo l’espressione inglese corrispondente a qualcosa come “mi sbellico dalle risate”.

La stranezza stava nel fatto che un governatore statunitense, in un momento di grande tensione e serietà, e parlando di un omicidio su cui c’era l’attenzione di mezzo mondo, ha letto frasi incomprensibili tipiche del gergo dei forum e dei videogiochi frequentati da adolescenti e ventenni. Ma quelle scritte sono uno dei pochi dettagli sulle indagini che sono stati finora condivisi con il pubblico. E proprio per questo giornalisti, commentatori ed esperti di cultura di internet hanno provato in tutti i modi a interpretarle e a trovarci un senso, principalmente per provare a stabilire quale fosse l’orientamento politico di Tyler Robinson, il 22enne sospettato di avere ammazzato Kirk con un colpo di fucile di precisione.

Ma il punto, come hanno scritto in diversi, è che questo esercizio potrebbe essere inutile, per come funzionano i riferimenti politici dei giovani americani che, come Robinson, passano moltissimo tempo online.

La foto segnaletica di Tyler Robinson diffusa il 12 settembre (Utah Governor’s Office/ZUMA Press Wire)

Da anni, infatti, stanno aumentando gli omicidi e le sparatorie di massa perpetrate da persone molto giovani che hanno delle posizioni apparentemente incoerenti o incomprensibili. Spesso si tratta di persone che hanno passato tantissimo tempo all’interno di comunità online che non ragionano in base a uno spettro politico che va da “sinistra” a “destra”, ma soltanto in base a una contrapposizione tra ordine costituito e caos. In questo contesto, loro hanno deciso di stare dalla parte del caos.

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Spesso, chi si radicalizza in questa direzione lo fa passando molto tempo all’interno di specifici angoli di piattaforme come 4chan, Reddit, Telegram, Discord e X. Ormai abbastanza persone anche esterne a quelle comunità hanno imparato almeno in parte a capirle e a decifrarne i codici, e da tempo c’è chi sottolinea quanto siano numerose e quanto impatto abbiano anche nel mondo reale, negli Stati Uniti e non solo. Ma la grande maggioranza della popolazione – inclusi politici, giornalisti, intellettuali e forze dell’ordine – non conoscono queste sottoculture, e fanno quindi molta fatica a spiegarsi eventi del genere.

Di Robinson, al momento, si sa soltanto che era una persona che passava tantissimo tempo online. Era molto attivo su Discord, conosceva bene i linguaggi dei videogiochi e dei meme e in due diverse occasioni aveva scelto di indossare dei costumi per Halloween che facevano riferimento a dei meme piuttosto di nicchia, a giudicare da una serie di foto trovate sul suo profilo Facebook e su quello della madre. Un ragazzo che su TikTok ha detto di essere un suo compagno di scuola, e che ha mostrato una foto dall’annuario scolastico che sembra ritrarre Robinson, l’ha descritto come un «tizio che stava sempre su Reddit». Uno dei meme citati sui proiettili – «Notices bulges, OwO, what’s this?» – circola dal 2013, quando Robinson aveva 10 anni.

Il meme da cui proviene la frase «Notices bulges, OwO, what’s this?»

Ryan Broderick, giornalista esperto di sottoculture digitali, ha detto che a suo avviso l’omicidio sembra essere stato «pensato palesemente in modo da essere discusso quanto più possibile sui social network». Kirk è stato ucciso mentre era circondato da migliaia di persone a un evento universitario, e il momento dello sparo è stato ripreso da varie angolazioni e condiviso immediatamente online. Il dettaglio delle scritte incise sui proiettili, apparentemente contraddittorie, ha contribuito a far parlare per giorni della sparatoria.

Secondo Aidan Walker, un altro ricercatore esperto di meme, l’intero evento può essere interpretato come una forma elaborata di “shitpost”. Con “shitposting” si intende l’atto di pubblicare volontariamente contenuti assurdi, incomprensibili, provocatori o insensati online per attirare l’attenzione e suscitare una forte reazione emotiva negli altri utenti: in genere, soltanto le persone che fanno parte della stessa nicchia dello shitposter riusciranno a capire il perché della pubblicazione di quel contenuto e forse lo troveranno anche divertente, mentre tutti gli altri saranno confusi, o lo troveranno infuriante, o di cattivo gusto, o quantomeno sgradevole.

Allo stesso modo, l’omicidio di Kirk «sembra disegnato appositamente per essere più distruttivo e incomprensibile possibile», ed è stato «ammantato da talmente tanti strati di ironia che nessuno può dire di capire davvero le motivazioni del gesto», dice Walker. Ha funzionato. Alcuni – tra politici, giornalisti e forze dell’ordine – hanno per esempio provato a interpretare nel modo più letterale possibile le scritte sui proiettili, e sono quindi convinti del fatto che Robinson si consideri antifascista e di sinistra: è una posizione che molti nell’amministrazione Trump hanno mostrato di condividere, per esempio.

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Non è detto, però, che «Hey fascista! Prendi questo!» e «Oh bella ciao, bella ciao» siano necessariamente dei messaggi di sinistra, anche se all’apparenza lo sembrano, specialmente dall’Italia. Robinson, infatti, era molto a suo agio con il linguaggio e il mondo dei videogiochi, ed entrambe le frasi si trovano in giochi di guerra molto popolari usciti negli ultimi anni. La prima viene da Helldivers 2, gioco del 2024 che in teoria è pensato per essere una satira del fascismo, ma che è stato molto apprezzato anche da molti giocatori di estrema destra, che hanno deciso di ignorare l’intento satirico.

Una versione latinoamericana di “Bella ciao”, invece, era stata inclusa nella colonna sonora di Far Cry 6 (uno dei titoli di una delle più note saghe di sparatutto in prima persona) dove è l’inno dei ribelli che lottano contro un dittatore. È anche associata a Warzone, parte della serie Call of Duty: viene usata come sottofondo delle clip dei momenti notevoli caricate sui social, ed era diventata piuttosto virale la clip (in queste ore non più visibile sulle piattaforme) di uno streamer che la cantava mentre dava la caccia ad altri giocatori.

Altre analisi hanno ipotizzato che Robinson possa essersi radicalizzato online assumendo delle posizioni di destra talmente estrema da considerare Kirk troppo moderato e, quindi, un nemico della causa. Non sarebbe una cosa implausibile, anche se gli elementi per ricondurre Robinson a questo gruppo sono ancora molto deboli.

Negli Stati Uniti un numero crescente di persone si riconosce nei “Groyper”, una comunità di utenti di destra particolarmente estrema che si riunisce attorno all’attivista Nick Fuentes. I groyper prendono il loro nome dal meme di una rana simile alla famosa Pepe the Frog – ma dall’aspetto più paffuto e calcolatore – e sono particolarmente attivi online. Oltre a diffondere contenuti legati al suprematismo bianco e all’odio per le donne e per le minoranze, sono particolarmente noti perché, come Fuentes, spesso se la prendono con esponenti del Partito Repubblicano o attivisti di destra che, a loro avviso, non sono abbastanza radicali e reazionari.

Charlie Kirk era da anni uno dei loro principali bersagli, perché rispetto a Fuentes cercava di posizionarsi come una persona moderata e ragionevole, nonostante volesse l’abolizione dell’aborto e del matrimonio omosessuale e avesse detto che, a suo avviso, promulgare le leggi che negli anni Sessanta avevano formalmente messo fine alla segregazione razziale nel paese era stato un errore. È successo spesso che piccoli gruppi di groyper si presentassero ai suoi eventi per fargli domande provocatorie, nel tentativo di spingere Kirk a esprimere pubblicamente posizioni di destra sempre più estrema. Vari groyper hanno anche preso parte all’assalto al Congresso statunitense del 6 gennaio 2021.

Negli ultimi giorni Fuentes ha letto queste teorie online e ha detto che «i media mainstream stanno provando a incolpare lui e i suoi follower per l’assassinio di Charlie Kirk senza alcun tipo di prova». Poi ha pubblicato un video in cui si rivolge ai suoi fan – i groyper, appunto – dicendo loro che «chiunque imbraccerà le armi verrà ripudiato».

Al momento non ci sono vere prove che dimostrino che Robinson fosse un groyper. Chi lo sostiene lo fa principalmente perché si sa che Robinson è stato cresciuto in una famiglia molto religiosa e conservatrice, in cui tutti dicono di votare per i Repubblicani, e per le frasi «If you read this you are gay LMAO» e «Notices bulges» scritte sui proiettili. Sembrano infatti il genere di espressioni “da troll” che sceglierebbe un ragazzino che pensa che ridere delle persone gay e trans sia divertente e anticonformista, e non tanto una persona di sinistra radicale.

Altri hanno sottolineato che, nel 2018, la madre di Robinson aveva caricato una foto che mostrava il figlio vestito come «un tizio di un meme» per Halloween. Il meme in questione era quello dello “slavo che fa lo squat“, che ha cominciato a circolare su 4chan nel 2012 e che spesso viene usato per insinuare che gli uomini della Russia e dell’Est Europa siano più rozzi e meno istruiti, ma che proprio per questo incarnino un tipo di mascolinità a cui ispirarsi. È un meme che circola molto in ambienti di destra, inclusi quelli frequentati dai groyper, ma che a molti fa ridere di per sé, senza particolari connotazioni politiche.

La foto di Robinson che interpreta il meme dello “slav squat” per Halloween, caricata dalla madre su Facebook

Non è affatto detto, infatti, che chi si comporta “da troll” sia automaticamente di estrema destra: negli Stati Uniti ci sono anche molte persone che hanno introiettato questi comportamenti ma che si considerano apolitiche, centriste, e più raramente di sinistra o di sinistra radicale. O che vogliono, appunto, soltanto generare confusione e rabbia, perché pensano che ottenere una reazione forte da un’altra persona equivalga a una vittoria, come se si fosse in un videogioco.

È probabile che nei prossimi giorni emergeranno nuovi dettagli dalle indagini, ed è possibile che venga stabilito che Robinson aveva in realtà un orientamento politico riconducibile alla destra o alla sinistra. Ma potrebbe anche non essere così – d’altronde aveva solo 22 anni – e in entrambi i casi il contesto più ampio in cui si è formato, quello delle comunità online in cui si radicalizzano molti giovani americani, esiste trasversalmente alle ideologie. Ideologie che, peraltro, sarebbe un errore immaginarsi come particolarmente definite e solide, e che hanno poco a che fare con i modelli novecenteschi a cui le riconduciamo per abitudine, specialmente in un contesto di scarsa cultura politica come quello statunitense.

Aja Romano, che si occupa da anni di sottoculture digitali, ha scritto che a suo avviso l’omicidio di Kirk potrebbe essere stato «un atto del tutto insensato», privo di motivazioni politiche, fatto soltanto per amore del caos e della violenza. «Se davvero vogliamo dedurre qualcosa dai meme, è la sensazione che l’attacco possa essere stato motivato da una forma di nichilismo caotico che permea molte sottoculture online», ha scritto. Una cosa simile ha detto anche il giornalista Charlie Warzel sull’Atlantic, spiegando come «per alcuni autori di sparatorie, le comunità online – con tutta la loro ironia, i post offensivi e le faide interne – sono più reali, o almeno più significative, di quelle fisiche». Per queste persone, secondo Warzel, l’obiettivo principale è quello di spargere la violenza e la sfiducia nel prossimo.

Sono ragionamenti che spesso si legano alla teoria dell’accelerazionismo, sostenuta dentro molte di queste comunità digitali da anni. È l’idea che azioni grandi e piccole di violenza contribuiscano nel tempo a destabilizzare i sistemi esistenti, portando un numero crescente di persone a pensare che contribuire al dibattito democratico non abbia più senso e che la società stia precipitando nel caos. Spesso le persone che ragionano in questo modo hanno a propria volta perso fiducia nell’ordine costituito e nei suoi sistemi – a partire dalla democrazia – e mostrano disprezzo verso chi invece ancora cerca di costruire un’esistenza “normale”, soddisfacente e significativa nel contesto attuale.

Negli ultimi anni sono diversi gli attentati e le sparatorie che sono state ricondotte, in una maniera o nell’altra, al nichilismo e all’accelerazionismo per come sono interpretati in questi spazi digitali. C’è stato Brenton Tarrant, il 28enne che nel 2019 uccise 51 persone che pregavano presso la Moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda. Tarrant riprese tutto con una telecamera GoPro montata sulla testa, trasmettendo la sparatoria in streaming su Facebook e lasciando un manifesto in cui diceva, tra le altre cose, la frase «Bene, ragazzi, è tempo di smetterla di shitpostare e fare qualcosa anche nella vita reale», oltre a decine di riferimenti a meme, videogiochi e comunità online. C’è stato Payton S. Gendon, il diciottenne che nel 2022 uccise dieci persone a Buffalo, nello stato di New York, dopo aver parlato delle sue intenzioni su 4chan e Discord per mesi: online, Gendon aveva descritto la sparatoria come «uno shitpost nella vita reale».

E, molto di recente, c’è stata Robin Westman, donna trans di 23 anni che ad agosto, a Minneapolis, ha sparato contro bambini, insegnanti e genitori che stavano partecipando a una messa nella chiesa di una scuola cattolica, uccidendo due bambini e ferendo 17 persone. Westman, come Robinson, aveva inciso sui proiettili che aveva portato con sé una serie di frasi incoerenti tra loro: meme, insulti razzisti e i nomi di 13 altri autori di sparatorie di massa. «L’unica causa a cui sembra che questa persona credesse veramente era la volontà di trollare gli spettatori», aveva scritto Charlie Warzel sull’Atlantic. «È tutto pensato appositamente per essere incomprensibile a chi non fa parte del suo stesso gruppo» e, al contempo, per fare colpo sulle persone simili a loro, che osservano e commentano tutto, sempre online.

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