Milano, 21/07/2025.
Dal 22 luglio al 2 novembre 2025 è aperta al pubblico a Palazzo Reale di Milano (piazza del Duomo 14) la più grande mostra personale mai realizzata di Valerio Berruti (Alba, 1977). Con sculture monumentali, installazioni, video e una vera e propria giostra sulla quale salire, Valerio Berruti conduce i visitatori in un percorso che, partendo dall’infanzia (il momento in cui tutto può ancora succedere), tocca temi universali che generano spazi di riflessione profonda, capaci di parlare ad adulti e bambini.
Prodotta dal Comune di Milano (Palazzo Reale) e da Arthemisia, la mostra è curata da Nicolas Ballario si presenta come un viaggio all’interno della poetica dell’artista attraverso opere cardine della sua produzione (come la grande scultura-carosello con la musica appositamente realizzata da Ludovico Einaudi La giostra di Nina) e opere inedite che vengono presentate per la prima volta a Milano (come Don’t let me be wrong, la grande scultura allestita nel cortile di Palazzo Reale musicata da Daddy G dei Massive Attack), ma anche due nuove video-animazioni Lilith, con la colonna sonora di Rodrigo D’Erasmo, e Cercare silenzio con il suono di Samuel Romano – storica voce dei Subsonica – che si uniscono alle precedenti animazioni musicate, tra gli altri, da Paolo Conte e Ryuichi Sakamoto.
Valerio Berruti ha sviluppato negli anni un linguaggio riconoscibile e profondamente autentico. Attraverso l’antica tecnica dell’affresco, le sculture monumentali, i disegni, i video e le installazioni, l’artista dà vita a un universo popolato da figure infantili sospese nel tempo. Come si evince dal sottotitolo More than Kids, i suoi bambini non raccontano una storia soltanto personale, ma diventano simboli collettivi che mostrano l’infanzia come luogo di appartenenza, dove tutti siamo stati, ma anche di futuro possibile e ancora da scrivere.
Le opere di Berruti non sono solo da guardare: sono da attraversare, da abitare. Nel percorrerle si è chiamati a muoversi, a partecipare. Alcune installazioni coinvolgono lo spettatore in modo diretto: un gruppo di bambini invita a entrare in una dimensione sospesa, una bambina galleggia in acqua evocando la necessità di salvarsi, grandi uccelli trasportano in volo chi sceglie di salire su una grande opera d’arte ispirata alle antiche giostre a carosello, in un equilibrio tra leggerezza apparente e forza naturale. Altro tema caro all’artista è il cambiamento climatico, protagonista nei suoi ultimi lavori e rappresentato in mostra da Nel silenzio che vede tre bambine risposare sulla terra arsa dal sole; o la già citata Don’t let me be wrong, scultura monumentale nella quale assistere alla proiezione dell’omonimo cortometraggio realizzato con circa ottocento disegni in sequenza e accompagnato da una colonna sonora originale firmata da Daddy G (fondatore della band di culto Massive Attack) insieme al suo storico produttore Stew Jackson.
«Con questa ampia monografica, Berruti si trasforma in un regista che, stanza dopo stanza, tocca tutti i grandi temi della contemporaneità», afferma il curatore, Nicolas Ballario: «le sue opere non parlano dell’infanzia, ma usano quel periodo della vita dove tutto può ancora avvenire per chiederci se siamo ancora in tempo per cambiare le cose. Le sue figure non sono mai finite perché è il visitatore a decidere il destino e la provenienza dei suoi soggetti. Ci riconosciamo in loro? La monumentalità delle opere in mostra in qualche modo ci dice che non possiamo far finta di niente. Chi distoglie lo sguardo è complice».
Di seguito tutti i dettagli sulle opere in mostra a Palazzo Reale di Milano per la mostra Valerio Berruti: More than Kids, dal 22 luglio al 2 novembre 2025.
A safe place – Il salvagente è un oggetto che, pur essendo nello stesso mare, può avere significati diversi. Nelle nostre coste è un gioco colorato, una ciambella spesso decorata con personaggi dei cartoni animati che in acqua tiene compagnia ai bambini. Basta spostarsi di qualche decina di miglia ed ecco cheinvece assume un altro ruolo: quello di ultima speranza, sopravvivenza per chi decide di attraversare il Mediterraneo in cerca di una vita migliore, più felice. In italiano con l’espressione mischiare le acque indichiamo qualcosa che ha creato confusione, scompiglio. In questa sala è successo. Qualcosa di inaspettato ha spinto esseri umani nati dalla parte più fortunata del mondo in mezzo al mare. Valerio Berruti spinge i visitatori a diventare naufraghi, a immedesimarsi, a capire che solo il caso ha mischiato le acque a nostro favore. La colonna sonora della sala è stata composta appositamente da Lucio Disarò, che collabora con Berruti da oltre vent’anni.
Un mondo nuovo – Come nel mito della caverna di Platone, le ombre possono diventare più reali della realtà. E allora il bambino è quello proiettato, che si completa idealmente con l’affresco sul muro, che diventa un vestito? L’arte di Berruti ha quindi la capacità di diventare dinamica grazie alla luce, di abbandonare la bidimensionalità grazie a un’illusione. Questo bambino sembra in attesa di qualcosa, come se gli avessero fatto una promessa. Verrà mantenuta? L’ombra è associata alla dualità tra bene e male, tra ciò che è palese e ciò che è nascosto, tra ciò che mostriamo di noi e ciò che celiamo. Qui questo concetto viene ribaltato: questo bambino invita a liberarsi delle proprie paure? Dice che le nostre ombre sono parte di noi e che un nuovo mondo è possibile se impariamo ad accettarci? Un lavoro monumentale e leggero allo stesso tempo che ricorda Alba, la grande opera permanente installata da Berruti nella sua città.
L’abbraccio più forte – Questa sala è forse un momento di decompressione per la mostra: l’unico dove si vede un contatto tra i soggetti di Berruti. Questo progetto si chiama L’abbraccio più forte, decine di disegni realizzati nel 2020 e venduti per finanziare l’ospedale di Verduno, che faticava ad aprire i battenti durante il Covid. Grazie a questa operazione, che raccoglie oltre 140.000 euro, Berruti non solo aiuta l’ospedale ad aprire il reparto per i malati di Covid, ma finanzia anche un poliambulatorio mobile, utilizzato ancora oggi per servizi sanitari degli abitanti della zona. Da quelle tavole sono nate due ulteriori opere: una scultura inedita e una video animazione per la quale è stata fatta una open call per musicisti: hanno risposto in più di 100, da ogni parte del mondo. L’abbraccio, come l’arte, è un segno universale. E allora i visitatori di More than Kids decideranno chi sono questi bambini. Siamo noi? Chi è la persona che vorremmo abbracciare in questo momento?
Nel silenzio – Il grande compositore Karlheinz Stockhausen disse sull’attentato alle Torri Gemelle che si trattava della più grande opera d’arte possibile. Naturalmente il suo era un giudizio lontano da ogni avallo a quella cieca violenza, ma riguardava invece la capacità di quel momento di entrare nella mente di ognuno, di diventare un immaginario dal quale nessuno riusciva ad allontanare lo sguardo. Dei calchi dei corpi delle persone morte durante l’eruzione di Pompei del 79 d.C. forse si può dire la stessa cosa. È la bellezza della tragedia. Con queste opere Berruti mette in guardia sull’indifferenza della società verso i cambiamenti climatici, mostrando due bambine in una sorta di ritrovamento archeologico del futuro, due corpi che rappresentano l’umanità arsa dal sole. A Pompei, d’altronde morirono solo le persone che non scapparono, rifiutando di credere a chi cercava di metterle al corrente dell’imminente eruzione. Sta succedendo la stessa cosa? Abbiamo smesso di credere alla scienza? Al centro, la stessa bambina rievoca invece lo spirito di Lilith, demone ribelle e inquieto, cacciata dal paradiso perché si rifiutava disottostare a un’autorità ingiusta. Qui Berruti sembra raffigurarla in un incubo continuo, che non si può più evitare. La musica che accompagna l’installazione è stata realizzata appositamente dal maestro e polistrumentista Rodrigo D’Erasmo.
Aurora – Ci sono materiali che parlano. Non a voce alta, ma con il tono dolce di chi è sempre stato lì, in disparte, osservando il tempo passare. Il pizzo è uno di questi. Fatto di vuoti e pieni, di fili intrecciati con pazienza, è un tessuto che sa attendere. E nell’attesa, custodisce. Custodisce ricordi che non sapevamo di avere. Basta toccarlo, o anche solo vederlo, per essere catapultati in un’altra epoca, per vederlo indossato o usato dalle nostre nonne. Eppure, a guardarle da vicino queste trame offrono un effetto ottico estraniante, molto moderno, quasi psichedelico. E questa apparente – solo apparente – scelta decorativa viene esaltata dalla semplicità dell’affresco realizzato da Berruti su sacchi di juta. Una tecnica rinascimentale, utilizzata pochissimo ormai, su un materiale apparentemente povero, ma che appartiene alla memoria dell’artista, perché quei sacchi sono quelli delle nocciole che caratterizzano la produzione agricola delle Langhe, la terra in cui Berruti è nato e dove ha scelto di tornare a vivere dopo aver girato il mondo. Entrambe le opere parlano di infanzia: la dolce benevolenza nella prima, il rifiuto dell’autorità in questo bambino che non vuole stare sull’attenti nella seconda. Entrambe sono parti essenziali dell’infanzia, ma anche dell’età adulta, di ognuno di noi.
Three (parts of) me – Ancora una volta lo stesso soggetto, la stessa bimba, ma con tre acconciature diverse, tre maschere, come la tradizione giapponese intende il modo di vivere di ognuno. Il primo volto è quello che mostriamo al mondo, la parte pubblica della nostra personalità: educata, controllata, conforme alle norme sociali. Il secondo volto è quello più privato, che mostriamo alle persone a cui vogliamo bene e che ci vogliono bene, agli amici e alla famiglia. È la nostra parte più autentica, ma ancora moderata. Qui si vedono emozioni più vere, ma con qualche filtro. Il terzo volto è quello che non mostriamo a nessuno. È la parte profonda, spesso nascosta persino a sé stessi. Questa è la vera essenza. I pensieri più segreti, i desideri e le paure, l’identità pura sono dietro questa maschera. Un’installazione che va vista girando intorno a essa. Berruti spinge a chiedersi quali di questi aspetti della personalità influenzino di più.
Out of your own – Questa installazione circolare raccoglie una serie di opere che raccontano un momento semplice e potente: un bambino che scopre la propria ombra. Èun incontro silenzioso, quasi magico. All’inizio è stupore: l’ombra lo segue, lo imita, sembra voler giocare. In quel gesto nasce una consapevolezza nuova: non siamo mai davvero soli? Ci sono aspetti che sembrano altro da noi ma che allo stesso tempo non ci abbandoneranno mai? Ma c’è anche un altro svelamento: ogni cosa illuminata dalla luce proietta un lato oscuro. Scoprire l’ombra significa entrare in contatto con ciò che non si vede subito, ciò che è nascosto, profondo, a volte inquietante. Dove c’è luce c’è ombra, dove c’è il bene c’è anche il male. Questa dualità non è una condanna, ma una verità che riguarda tutti. Accettare l’ombra – in noi, negli altri, nel mondo – è forse il primo passo verso una forma più autentica di crescita. Come il bambino che, giocando con la propria sagoma, inizia a conoscere davvero sé stesso.
Nel nome del padre – Tutti questi bambini hanno lo stesso volto, ma acconciature diverse. Ognuno di loro rappresenta uno dei conflitti in corso in questo momento nel mondo. Tutti guardano verso la stessa direzione. Chi è la figura che sta evitando gli sguardi e che tutti stanno fissando? È il mondo ormai indifferente a queste guerre, così invaso da immagini di violenza da non far più caso alle atrocità quotidiane? Forse è così che vediamo le guerre. La stessa faccia per ognuna di loro, lo stesso destino. Cambiano solo alcuni futili connotati. La bambina sembra quasi a capo di un esercito stanco al quale lei, affranta, rifiuta di dare ordini. In tutto i soggetti sono 42, come la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, concetto espresso nella serie di romanzi di fantascienza umoristica di Douglas Adams. È come una formula magica, ma nessuno ne capisce il significato: «Ho controllato moltoapprofonditamente», dice il super computer chiamato Pensiero Profondo, «e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda». E forse in questo periodo buio per l’umanità, più che cercare risposte bisognerebbe cominciare a porsi domande.
La giostra di Nina – Con La Giostra di Nina esplode la naturale predisposizione di Berruti a trasportare il pubblico in territori che sono allo stesso tempo memoria e proiezione futura, nella consapevolezza che l’arte è cultura e che questa è attraversamento delle esperienze e della storia di ognuno, che può essere allo stesso tempo orto che germoglia e ghetto che soffoca. Ancora una volta la dualità, dunque. Berruti usa anzitutto passerotti, e non cavalli, dicendo che è assurdo che persino nelle giostre limitiamo la nostra fantasia cercando di attenerci alla realtà. Perché non possiamo cavalcare degli uccellini? In questa opera, forse la più nota di tutta la carriera di Berruti ed esposta in importantissimi musei, l’artista parla dell’infanzia non mostrando i bambini per la prima volta: è il pubblico a completarla. Anche se, guardando la sala da un altro punto di vista, gli uccellini sono scappati. Si sono liberati e decideranno loro se e quando tornare. Il cortometraggio ispirato alla Giostra di Nina vede la partecipazione straordinaria di Ludovico Einaudi, che ha firmato la colonna sonora originale di questo enorme carillon che parla di libertà, sogni, fantasia.
Don’t let me be wrong – I busti nella storia dell’arte sono un momento di celebrazione, spesso eroica e gloriosa. Ritratti di famiglia esposti a commemorare le gesta di uomini valorosi. Qui Berruti riesce in un cortocircuito: questo enorme busto di una bambina non vuole esaltare una figura o un momento vittorioso, ma l’attimo prima del disastro. Questa figura infatti guarda lontano, verso l’alto. Come se stesse assistendo all’arrivo di una tempesta. Ormai è troppo tardi, non c’è più nulla da fare. Ed ecco che Berruti allora riesce a fissare questo momento tragico, come a dirci che siamo quasi a un punto di non ritorno: se non ci fideremo della scienza, molto presto catastrofi climatiche, che siano esondazioni o siccità, cambieranno la società come la conosciamo. All’interno di questo busto, dentro il quale vorremmo proteggerci, un cortometraggio inedito ci racconta il futuro? La colonna sonora è firmata da Daddy G (fondatore dei Massive Attack) insieme al suo storico produttore Stew Jackson.
Videoanimazioni – Le videoanimazioni di Valerio Berruti sono opere solo in apparenza semplici, ma in realtà frutto di un processo meticoloso e interamente manuale, realizzate senza l’uso di tecnologie digitali. Ogni animazione nasce da centinaia di disegni eseguiti a pastello a olio e affresco su carta o cartoncino, fotografati uno a uno e montati in sequenza per dar vita al movimento. In mostra cinque fotogrammi originali per ogni video, da Golgota(2005), con la musica di Lucio Disarò, seguito da E più non dimandare(2007), con le note di Joanna Newsom, La figlia di Isacco (2009), esposto al Padiglione Italia della Biennale di Venezia con la colonna sonora originale di Paolo Conte. Seguono Kizuna, con una composizione appositamente realizzata da Ryuichi Sakamoto, Fermati o sole! (2014), con musica di K-Conjog, e Out of your own (2016), musicato da Joan As Police Woman. The singer (2019) è interpretatodalla voce della piccola Nina Berruti, mentre l’opera più recente, Cercare silenzio (2023), è accompagnata da una composizione originale di Samuel Romano ed è stata realizzata per Open Arms.
La mostra Valerio Berruti: More than Kids è aperta al pubblico dal 22 luglio al 2 novembre 2025 negli spazi espositivi di Palazzo Reale a Milano nei seguenti orari di apertura: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.30; giovedì dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso. Aperture straordinarie venerdì 15 agosto e sabato primo novembre, in entrambi i casi dalle 10.00 alle 19.30. La biglietteria chiude sempre un’ora prima della chiusura.
Questi i prezzi dei biglietti: intero 15 euro (open 17 euro); ridotto 13 euro per bambini e ragazzi da 6 a 26 anni, over 65, soci Touring Club e Fai, possessori di biglietti aderenti all’iniziativa Lunedì Musei, gruppi da 15 a 25 persone; ridotto 12 euro per possessori di abonamento Milano Museo Card; ridotto 11 euro per possessori di un biglietto Trenitalia per Frecciarossa, Frecciargento o Frecciabianca con destinazione Milano e con data antecedente fino a 2 giorni l’ingresso alla mostra; ridotto 10 euro per studenti fino a 25 anni (con tesserino), disabili con invalidità inferiore al 100%, tesserati abbonamento Card Musei Lombardia Milano e soci Orticola; ingresso gratuito per bambini minori di 6 anni, disabili con invalidità al 100& e un accompagnatore per disabile che presenti necessità. Sono inoltre disponibili biglietti famiglia (1 o 2 adulti + bambini da 6 a 14 anni) al costo di 10 euro per gli adulti e 6 euro per i bambini. Per maggiori informazioni 02 8929921.
Valerio Berruti © Arthemisia
Chi è Valerio Berruti – Nato ad Alba nel 1977, nel 2009 ha partecipato alla 53a Biennale di Venezia presentando un video, con la musica di Paolo Conte, composto da 600 disegni affrescati. Nel 2011 il suo video Kizuna, esposto al Pola Museum di Tokyo con la colonna sonora appositamente scritta da Ryuichi Sakamoto, è diventato un progetto benefico per la ricostruzione del Giappone dopo la devastazione dal terremoto. L’anno successivo ha vinto il premio internazionale Luci d’artista di Torino e ha realizzato un’opera permanente di land art alla Nirox Foundation di Johannesburg. Nel 2018 ha iniziato a lavorare al cortometraggio animato, coprodotto da Sky Arte, La giostra di Nina con la colonna sonora di Ludovico Einaudi. La grande giostra venne esposta nell’autunno del 2018 nella Chiesa di San Domenico di Alba e successivamente al Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e alla Reggia di Venaria. Nel 2022 è stata inaugurata la sua opera monumentale Alba, una scultura in acciaio inox bronzato alta oltre 12 metri donata dalla famiglia Ferrero alla città di Alba, posizionata nella centrale piazza Michele Ferrero, dedicata all’imprenditore albese. A maggio 2024 ha inaugurato Circulating sketch, una personale in Cina nel prestigioso Teagan Space di Youyi Bay, nel distretto di Pechino.