La “Madonna con Bambino” di Antonio Solario, torna a casa dopo più di cinquant’anni. Questa mattina, infatti, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha consegnato ai Musei Civici di Belluno il dipinto rubato nel 1973. L’opera era giunta originariamente al Museo di Belluno come un dipinto di Giovanni Bellini, per poi essere attribuita, con parere unanime da parte degli studiosi, ad Antonio Solario, noto pittore di scuola veneziana attivo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Al museo di Belluno, nella vecchia sede di Palazzo dei Giuristi, il quadro era rimasto fino alla notte tra il 24 e 25 agosto 1973 quando era stato sottratto e, nonostante le indagini avviate nell’immediatezza del furto, se ne era persa ogni traccia.
Dopo alcuni decenni di silenzio, nel febbraio del 2017 i Musei civici di Belluno sono stati informati del tentativo di vendita all’asta della tavola da parte di un privato cittadino britannico e il Nucleo Carabinieri T.P.C. di Venezia ha individuato il dipinto in una Casa d’aste inglese. Con l’obiettivo del rimpatrio, è stato avviato un complesso processo che ha visto coinvolti, in particolare, i Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, i Musei civici, l’Amministrazione comunale, il ministero della Cultura, la procura della Repubblica di Belluno e la Soprintendenza per il Comune di Venezia e Laguna. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e lo scoppio della pandemia hanno rallentato il percorso di rientro dell’opera, ma a maggio 2025, dopo anni di lavoro congiunto, grazie anche alla mediazione di un avvocato italo-americano, alla disponibilità della detentrice in buona fede e al supporto di ARTE Generali, è stato finalmente possibile riportare l’opera a Belluno.
Un ottimo modo per iniziare a festeggiare il 150° compleanno del Museo Civico di Belluno, che ricorre nel 2026. Il dipinto, infatti, apparteneva alla collezione di quadri donata alla città di Belluno nel 1872 dal medico bellunese Antonio Giampiccoli e faceva parte del primo nucleo di opere che hanno dato origine al museo cittadino, aperto al pubblico per la prima volta nel 1876.
Grande soddisfazione da parte dell’Amministrazione e di tutti gli attori coinvolti. «Restituire questo dipinto alla città significa restituirle un frammento della sua identità, della
sua storia e della sua anima. Da oggi, questa opera d’arte non è solo un tesoro ritrovato: è un simbolo vivo di giustizia, di legalità e di amore per il bene comune. E sarà nostra cura ridonarlo alla cittadinanza con il rispetto, il valore e la dignità che merita», ha assicurato il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin. Dopo aver ricordato le difficoltà e il lavoro fatto per il rientro, l’assessore alla Cultura Raffaele Addamiano ha aggiunto: «Ora possiamo tranquillamente affermare con soddisfazione che adesso la cultura bellunese ha un assoluto valore aggiunto che fa finalmente giustizia di un remoto torto subito».
Sul lavoro e l’importanza della collaborazione si è soffermato anche il Comandante provinciale dei Carabinieri, Enrico Pigozzo: «Direi che la parola chiave del risultato è stata proprio “determinazione”, la volontà di tutti, e sicuramente dell’Arma, di giungere al risultato di oggi, ovvero restituire un simbolo di Belluno ai suoi cittadini. Quando abbiamo realizzato che eravamo al punto finale, abbiamo ulteriormente rafforzato il coordinamento tra tutti gli attori, finché una sera, ho ricevuto il messaggio che l’opera era nell’Ambasciata Italiana di Londra, finalmente in suolo italiano, pronto per tornare a casa», ha raccontato.
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