Più che un gioco delle parti è un gioco di interessi e di personaggi che li rappresentano, il rapporto tra i team principal che viene fuori dalla narrazione formato Netflix, Drive to Survive. Una visione del dietro le quinte della Formula 1 inedita, che ha contribuito alle fortune globali del campionato, narrato in uno stile da serie tv.
Ecco, Christian Horner non ha mancato di catalizzare su di sé le critiche, aspre, e riassumere una rivalità sportiva con Toto Wolff e Zak Brown più di altri.
Teoricamente libero di rientrare in Formula 1, dopo la conclusione del rapporto con Red Bull e la lauta buonuscita riconosciuta all’artefice dei trionfi del marchio austriaco, Horner è stato accostato dai rumours a vari scenari. Al momento nessuno sembra avere l’appetibilità minima necessaria per chi ha vissuto 20 anni di Formula 1 quasi sempre al vertice. Tornare? Perché?
La F1 dei personaggi
“Ha avuto una carriera stellare in Formula 1, tra i risultati ha molti campionati piloti, mondiali vinti”, è tornato a riconoscere Zak Brown, intervistato da Bloomberg, quando ha parlato del rivale Horner.
“Penso che quando entri nello sport non siano tutti i tuoi migliori amici. Ci sono personaggi diversi e, pur non avendo preso molte tazze di tè insieme, come diciamo in Inghilterra, nello sport servono tutti i vari tipi di personaggi.
Credo che ciò che rende lo sport molto entusiasmante, quella sorta di effetto Netflix, è quanto accade fuori dalla pista. Il nostro sport è unico non solo nella competizione sul campo, ma anche per la grande competizione che c’è lontano dalla pista”, sottolinea Brown. Una competizione che ha visto spesso la McLaren contrastare Red Bull soprattutto sul tema della proprietà unica di due squadre che dovrebbero essere formalmente e sostanzialmente indipendenti.
Contrasti e personalità diverse nel “formato 2025”, impossibili da mettere a confronto con le epoche passate. “E’ un gruppo ristretto di piloti e responsabili delle squadre, penso che i tifosi ci conoscano tutti. Io ho i miei amici in pitlane, alcuni non lo sono, però, ritengo che sia ciò che rende tutto entusiasmante, autentico, genuino”, ha concluso Brown