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File:Flag of the Czech Republic (bordered).svg

I cittadini della repubblica sono chiamati alle urne il 3 e il 4 ottobre per rinnovare i 200 seggi della Camera dei Deputati, la camera bassa del parlamento ceco. Le elezioni si tengono al termine naturale della legislatura iniziata nel 2021.

Al centro della scena c’è lui, Andrej Babiš, l’ex primo ministro miliardario, leader del partito populista ANO (che in lingua ceca significa SI). È lui il grande favorito: nei sondaggi il suo partito supera il 30%, e il suo obiettivo è chiaro: tornare al potere, possibilmente con una vittoria così schiacciante da non dover chiedere favori a nessuno per formare il governo. Babiš non è nuovo alle polemiche: critico verso l’Unione Europea, i media e le ONG, ma senza mai mettere in discussione l’appartenenza della Repubblica Ceca all’UE e alla NATO. La sua campagna si basa su promesse di stabilità economica e una retorica anti-establishment che continua a conquistare molti elettori, soprattutto nelle regioni più periferiche e tra chi si sente lasciato indietro.

Babiš, che iniziò la sua carriera politica come liberale europeista, si è negli ultimi anni spostato sempre più verso posizioni di destra populista, xenofoba, socialmente  conservatrice e anti-EU, in particolare dopo essere stato indagato per essersi appropriato indebitamente di fondi UE, facendoli assegnare ad aziende di sua proprietà. Dopo le ultime elezioni europee ANO ha abbandonato il gruppo liberale (Renew Europe) al parlamento europeo per fondare, assieme a Salvini, Orban, Abascal, Le Pen e altri esponenti dell’estrema destra europea il gruppo “Patrioti per l’Europa” 

Dall’altra parte c’è la coalizione di centrodestra europeista SPOLU, guidata dall’attuale primo ministro Petr Fiala. Fiala è una figura più istituzionale, pro-europea e vicina alle posizioni atlantiste, ma nei sondaggi  SPOLU è data intorno al 20%, cioè almeno 10 punti indietro rispetto ad ANO. Il suo governo ha puntato molto sul sostegno all’Ucraina e sulla gestione prudente dell’economia, ma fatica a convincere gli elettori che la sua ricetta sia quella giusta per il futuro. Al suo fianco c’è STAN, il partito dei sindaci e degli indipendenti, che raccoglie oltre il 10% delle intenzioni di voto.  Un altro possibile alleato dei partiti europeisti potrebbero essere i Pirati Cechi, un tempo in ascesa. Hanno passato gli ultimi anni in  una  crisi interna ma secondo gli ultimi sondaggi potrebbero puntare al 10% dei voti. Sia SPOLU che STAN che i Pirati hanno escluso di collaborare con  Babiš dopo le elezioni, ma quest’ultimo può contare sull’appoggio di altri potenziali alleati. Uno di questi è l’estrema destra neofascista di SPD, guidata da Tomio Okamura, un imprenditore ceco-giapponese,  che gioca la carta del nazionalismo, della sicurezza tramite una campagna estremamente xenofoba. Un altro possibile alleato è  Stačilo! (che in ceco significa “Basta!”) una coalizione di sinistra nazionalista populista e anti-NATO, formata da comunisti, socialdemocratici e altri partiti nazionalisti di sinistra, che cerca di conquistare gli elettori delusi con un programma  economicamente di sinistra ma socialmente conservatore. Infine potrebbe entrare in parlamento il Partito degli Automobilisti, una nuova formazione populista di destra, contraria al Green Deal e alle piste ciclabili, anch’esso potenziale alleato di Babiš.
Nella campagna elettorale ceca di queste settimane, i temi che hanno animato il dibattito pubblico sono stati soprattutto quelli che toccano la vita quotidiana dei cittadini, ma anche le grandi questioni che dividono il paese.
Innanzitutto, si è parlato tanto di economia e costo della vita. Dopo anni di crescita lenta e inflazione, i partiti si sono confrontati su come rilanciare l’economia, sostenere le famiglie e le piccole imprese. Babiš ha puntato molto su promesse di tagli alle tasse e aiuti diretti, presentandosi come l’unico capace di “rimettere in sesto” il paese. Dall’altra parte, il primo ministro Fiala ha cercato di difendere la propria gestione di governo, sottolineando la necessità di riforme strutturali e di una crescita sostenibile.
Poi c’è il grande tema europeo. Qui la divisione è netta: Babiš e l’estrema destra criticano l’Unione Europea, accusandola di burocrazia eccessiva e di interferenze nella sovranità nazionale. Non a caso, Babiš ha stretto legami con leader come Viktor Orbán in Ungheria e Robert Fico in Slovacchia, proponendo una linea più nazionalista. Al contrario, Petr Fiala e la sua coalizione si presentano come i garanti della collaborazione con Bruxelles, difendendo l’appartenenza all’UE e alla NATO come pilastri della sicurezza e della prosperità ceca.
Un altro argomento caldo è stato quello della sicurezza e dell’immigrazione. I partiti di destra, come SPD, hanno cavalcato la paura dell’immigrazione incontrollata e della criminalità, promettendo misure più dure. Anche qui, Babiš ha cercato di prendere voti da questa parte, pur senza spingersi agli eccessi dell’estrema destra. I partiti moderati, invece, hanno provato a bilanciare la discussione, parlando di integrazione e di gestione ordinata dei flussi migratori
Infine, c’è un tema che preoccupa tutti, elettori e partiti: la disinformazione e le interferenze estere. In molti temono che social media, fake news e campagne nascoste possano influenzare il voto. Le autorità ceche hanno già avviato colloqui con piattaforme come Meta e TikTok per cercare di limitare i rischi, ma la sensazione è che il pericolo sia reale, soprattutto dopo le esperienze di altri paesi europei. Non a caso, molti elettori si chiedono quanto il loro voto sarà davvero libero e informato.

 

 

IL SISTEMA POLITICO – ELETTORALE

Coat of arms of the Czech Republic

La Repubblica Ceca è una repubblica unitaria costituzionale parlamentare , in cui il presidente è il capo dello stato , mentre il primo ministro  funge da capo del governo in un sistema multipartitico . Il potere esecutivo è esercitato dal governo, che rispondere alla Camera dei Deputati.  Il potere legislativo è conferito al parlamento bicamerale, formato dal Senato e dalla Camera dei Deputati. La magistratura è indipendente dall’esecutivo e dal legislatore.

Il Presidente della Repubblica Ceca ha un potere di veto, sulle leggi emanate dal Parlamento e può sciogliere la camera dei deputati fissando le nuove elezioni entro 60 giorni.  È anche  il capo supremo delle forze armate, ha il potere di nominare i giudici della Corte suprema e i membri della Banca nazionale della Repubblica Ceca.

Il Presidente viene eletto direttamente dai cittadini per un mandato di 5 anni rinnovabile  una volta.

La Camera dei Deputati è formata da 200 membri, eletti per un periodo di 4 anni con metodo proporzionale in 14 collegi plurinominali e con una soglia elettorale nazionale del 5% per essere rappresentati in parlamento.  Il Senato ha 81 membri, eletti per sei anni, rinnovati ogni due anni per un terzo, in circoscrizioni uninominali con sistema maggioritario a due turni. Il Senato può respingere (al massimo una volta)  una proposte di legge approvate dalla Camera dei Deputati.  Il Senato non vota il bilancio del paese e non dà la fiducia al governo.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist,  la Repubblica Ceca è una cosiddetta “Democrazia completa” al livello di paesi tipo Portogallo, Grecia, Spagna ed Estonia.

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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