
(Foto diocesi)
Una scommessa, che guarda in faccia le povertà di oggi. È una giornata importante per Santa Teresa di Ravenna. Alle 18.30, nella messa per i volontari della struttura, il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, inaugurerà i nuovi spazi caritativi dell’Opera: un dormitorio e l’ampliamento della casa della carità, per un totale di 70 posti letto per chi non ha casa. Questa cittadella della carità, nata quasi cento anni fa dall’intuizione di don Angelo Lolli, oggi servo di Dio, da qualche anno ha intrapreso una “conversione” alle nuove forme di povertà con l’obiettivo di mantenere fede ai principi con i quali è stata fondata. Nella Ravenna di inizio ‘900, in mancanza di un Servizio sanitario nazionale, i bisogni erano legati soprattutto alle malattie e alle disabilità per chi era indigente. Oggi l’emergenza, come spiegano dall’Opera, è soprattutto abitativa. Da qui nasce il progetto da un milione di euro che inizia oggi con l’inaugurazione del dormitorio e della nuova casa della carità, il primo degli appuntamenti programmati per il centenario di Santa Teresa (1928), in vista del quale, a livello cittadino, è nato un comitato presieduto dall’arcivescovo. Nel 2021 era partito il Servizio Docce e guardaroba, che offre anche una colazione a chi dorme in strada: sono 5mila quelle servite nei primi sei mesi del 2025, con una sessantina di utenti al giorno. Poi la casa della carità che fino ad oggi poteva accogliere una ventina di persone. All’interno della struttura c’è anche la mensa Caritas e un ambulatorio della solidarietà. Oggi i posti a disposizione quadruplicano: 16 nel dormitorio che sarà intitolato al card. Ersilio Tonini, arcivescovo che per tutto il suo episcopato scelse di abitare qui, e altri 35 nell’ampliamento della casa della carità che accoglierà persone per periodi più lunghi, di tre o sei mesi.
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“Le ragioni di questa tempistica è che in questi spazi vogliamo mettere insieme carità e promozione umana – ha spiegato in conferenza stampa l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni –. Lo pensiamo come un luogo di opportunità per chi vuole rilanciare la propria vita”. “Per noi si tratta di uno sforzo economico impegnativo, soprattutto dopo anni di bilanci difficili nei quali il futuro di Santa Teresa era in discussione – spiega Matteo Casadio, coordinatore operativo dell’Opera –. L’attuale direzione ha compiuto il “miracolo” non solo di risanare i conti ma di porre le basi per il rilancio della carità. Ora abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Per questo abbiamo deciso di lanciare una raccolta fondi per custodire questa ‘grande casa’”.
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