Dal progetto Aston, tuttavia, ci si attende molto, moltissimo, nel 2026. Potrebbe non essere subito un anno in cui trovarsi in lotta per il mondiale, tuttavia, viste le risorse disponibili e i tecnici ingaggiati da Lawrence Stroll, non è contemplata la possibilità di disputare un altro campionato come quello in corso o del 2024. Deludenti.

Enrico Cardile ha da pochi mesi iniziato a scoprire il mondo Aston Martin, nel ruolo di responsabile dell’ufficio tecnico (Chief Technical Officier) e sul progetto che sta definendo Adrian Newey dovrà contribuire nei prossimi mesi.

Osservare il team e pianificare il 2026

“Per il resto dell’anno sarò al Technology Campus ogni weekend di gara. Sono nuovo nel team, in questa fase mi sto naturalmente dedicando all’apprendimento e all’osservazione, per capire cosa facciamo bene e dove possiamo ottimizzare ulteriormente”, spiega il tecnico di Arezzo.

“Penso che questo processo inizi dalla base, quindi sto osservando come operiamo nel Mission Control durante i weekend di gara, mentre cerchiamo di ottenere il massimo dalle prestazioni della vettura.

In vista delle nuove norme tecniche che saranno introdotte nel 2026, la pianificazione e la preparazione sono fondamentali; è su questo che mi sto concentrando completamente. Sto utilizzando questa stagione per testare tutti i fantastici strumenti che abbiamo a disposizione all’AMR Technology Campus e per capire come possiamo migliorarli ulteriormente e sfruttarne tutto il potenziale”.

Un buon risultato alla portata a Singapore

L’attualità per Aston Martin è un approfittare al meglio delle condizioni favorevoli che le diverse gare potrebbero offrire. Il quinto posto ottenuto da Alonso in Ungheria è il miglior piazzamento stagionale, non a caso su un circuito per certi versi simile a Singapore quanto a curve lente e alto carico aerodinamico.

“Non si può mai essere completamente certi di come andrà ogni weekend di gara, perché ci sono così tante variabili in gioco. È vero che i circuiti ad alto carico aerodinamico tendono ad essere più adatti alla AMR25 e Singapore è tra questi. Pensiamo che Singapore sarà un circuito abbastanza adatto alla nostra vettura, ma potremo vedere il nostro vero ritmo a Marina Bay solo quando la vettura scenderà in pista nelle prove libere”.

Spa l’esempio di un circuito critico

Soffre, invece, la AMR25 nella gestione delle condizioni più complesse, il mix tra efficienza sul dritto e alto carico in curva, prodotto dal fondo. Un limite che accompagnerà il team fino ad Abu Dhabi.

“Il circuito che ci ha messo più alla prova quest’anno è stato Spa-Francorchamps, che non solo è una pista a basso carico aerodinamico simile a Baku e Monza, ma presenta anche curve piuttosto impegnative come Eau Rouge e Raidillon, che ci costringono a mantenere un’altezza minima da terra per evitare di toccare il fondo.

Questo aspetto compromette le prestazioni della nostra vettura. È un comportamento comune a questa generazione di vetture e può variare da vettura a vettura”.