Dal 13 settembre al 26 ottobre la Cavallerizza – Centro della Fotografia Italiana di Brescia apre le sue sale a un nuovo capitolo di ricerca visiva con cinque esposizioni che intrecciano memoria, sperimentazione e linguaggi inediti. L’iniziativa, intitolata semplicemente “5 eventi”, è stata inaugurata venerdì 12 settembre e invita il pubblico a confrontarsi con la vitalità della fotografia contemporanea, nelle sue forme più classiche e nelle declinazioni più sorprendenti.
Il percorso prende avvio con un omaggio alla storia sportiva della città. “Ci vuole un fisico bestiale”, curata da Renato Corsini e Beppe Vigasio, celebra i cinquant’anni dallo scudetto conquistato dalla squadra di Rugby di Brescia. Non è solo una mostra di immagini sportive: è una restituzione di atmosfere collettive, di un’epoca in cui la fotografia era cronaca ma anche racconto corale. Scatti che testimoniano passione, sacrificio e comunità, riportando in vita un momento che ha segnato l’identità bresciana.
Accanto a questo racconto comunitario, si apre lo sguardo poetico e intimo di Paolo Simonazzi con “Cose ritrovate”, a cura di Denis Curti. Burattinai, clown, artigiani e oggetti della tradizione padana si affacciano in fotografie che oscillano tra reale e surreale, memoria e invenzione. Simonazzi trasforma la quotidianità più minuta in patrimonio simbolico, in una galleria di atmosfere sospese che restituiscono centralità a ciò che rischia di essere dimenticato.
La riflessione sulla memoria prosegue, ma si fa più inquieta e contemporanea, nell’opera di Barbara Zanon. Con “Temporal Misunderstanding”, a cura di Margherita Magino e Carolina Zani, la fotografa veneziana mette in dialogo gli scatti d’archivio del nonno con paesaggi generati dall’intelligenza artificiale. Il risultato è una tensione visiva tra intimità familiare e freddezza della macchina, tra documento e invenzione, che interroga la natura stessa della fotografia nell’epoca digitale.

Sempre attraverso l’AI, ma con un approccio radicalmente diverso, Angelo Formato porta in scena “WHAT IF”. In queste immagini, religione e cultura pop si fondono in un universo queer e visionario. Napoli diventa scenario di riti inclusivi, in cui l’iconografia cattolica si mescola a estetiche contemporanee e provocatorie. Oro, azzurro e bianco incontrano corpi e identità che la tradizione ha escluso, trasformando la spiritualità in esperienza aperta e liberatoria.
Il percorso si chiude con il viaggio transculturale di Maciejka Alicja Art, che con “Hoja Santa” accompagna lo spettatore in Messico, nella comunità afrodiscendente della Costa Chica. Scatti in bianco e nero, collage e interventi grafici esplorano la femminilità come luogo di resistenza e rinascita, facendo della pianta “hoja santa” – simbolo di cura e ritualità – una metafora universale di forza. È una narrazione che attraversa confini geografici e interiori, restituendo la fotografia come linguaggio di guarigione e memoria.
Cinque mostre, cinque modi diversi di raccontare il presente e il passato attraverso l’immagine. Dalla memoria sportiva bresciana agli universi creati dall’intelligenza artificiale, dal lirismo della quotidianità padana alla spiritualità queer, fino alle storie delle donne afrodiscendenti del Messico: “5 eventi” si propone come un laboratorio di idee, capace di interrogare lo spettatore e restituire alla fotografia il suo ruolo più autentico, quello di specchio critico e poetico della realtà.