Secondo Treccani, il termine “showgirl” si riferisce a un’attrice o «presentatrice di spettacoli di varietà televisivi, che spesso si esibisce anche con numeri di danza o canto». Questo è vero nel contesto culturale italiano mentre, per quello anglofono, è circoscritto a definire un’artista femminile che, per professione, danza e si esibisce in teatri o musical. La connotazione cambia, ma non la fascinazione che questa figura ha saputo raccogliere attorno a sé. Lo dimostra il successo del film di Gia Coppola, con Pamela Anderson nei panni di The Last Showgirl, così come l’ultimo album di Taylor Swift, The Life of a Showgirl. Il 2025 ha quindi visto la rinascita, ed espansione del concetto di showgirl.

The Life of a Showgirl: chi è una showgirl oggi

Se per Gia Coppola è stata l’occasione di mostrare le difficoltà nella vita di una donna a cui la società impone di scegliere tra privato e lavoro, tra ipersessualizzazione e carriera, per Taylor Swift è stato un mezzo narrativo per raccontare la sua vita in tour. Come ha raccontato la stessa cantante nel podcast New Heights: «La mia giornata finisce in una vasca da bagno, di solito non con un abito scintillante… Volevo rendere glamour tutti gli aspetti del tour». Poi Taylor continua: «Questo album parla di ciò che accadeva dietro le quinte della mia vita interiore durante questo tour, che è stato così esuberante, elettrico e vibrante. Nasce dal momento più contagiosamente gioioso, selvaggio e drammatico in cui mi sia mai trovata nella mia vita». Un dietro le quinte glamour, che richiama il concetto originale di showgirl. Non a caso, sulla cover del disco, Taylor Swift appare mentre indossa un costume originale di Bob Mackie tratto dallo spettacolo “Jubilee!”, andato in scena a Las Vegas per 35 anni, dal 1981 al 2016.

"the last showgirl" con pamela anderson parla di sogni spezzatipinterest

High Frequency Entertainment, Pinky Promise, Detour, Digital Ignition Entertainment

Fenomenologia della showgirl: da Parigi a Las Vegas, fino al presente

Prima di diventare simbolo di Las Vegas, la figura della showgirl nacque a Parigi, in particolare Le Folies Bergère, che ospitò spettacoli di danza e cabaret già dal 1869. Una novità che diventa tradizione e viene esportata persino in America, quando negli Anni ’50 i produttori e coreografi francesi approdarono a Las Vegas, portando lo scintillio dei costumi, le mosse di danza, la qualità del canto e il divertimento delle trame, già ben collaudate nel Vecchio Mondo. Le Folies Bergère inaugurarono nel 1959 all’Hotel Tropicana e rimasero in scena per quasi 50 anni, così come lo spettacolo Lido de Paris, che debuttò nel 1958 e fu talmente duraturo da essere rivisitato in chiave contemporanea degli Anni ’90.

Così le donne, le professioniste, che animavano con precisione gli spettacoli, diventarono delle icone. Basto pensare alle Copa Girls o a Josephine Baker, ballerina nonché attivista, che si esibì al New Frontier Hotel & Casino nel 1952, durante la sua tournée negli Stati Uniti. Le ragioni del successo delle showgirl furono quel mix di allestimenti raffinati, coreografie e performance all’avanguardia. Potevano essere più recitate o più sensuali, tendenti al cabaret o al burlesque. Le showgirl sapevano fare tutto, farlo con leggerezza.

Nel tempo, sono così diventate simbolo di un edonismo raffinato, a volte luminoso e oltraggioso, ma sempre con una certa poesia. E forse è proprio questo il motivo per cui, ad oggi, riguardiamo alle luci e alle ombre della figura della showgirl. Per la sua capacità di sembrare felice e leggera anche nel pieno della sua professionalità, per la sessualizzazione eccessiva, per la libertà di quei corpi, per la bellezza e per la finzione. Perché oggi più che mai abbiamo bisogno di credere che tutti i nostri problemi si risolveranno in un numero di cabaret.

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