I “tools” Ferrari e la gran gara di Leclerc. Mercedes paga l’abbaglio Pirelli

Il Gran Premio degli Stati Uniti è stato particolarmente interessante sotto molteplici punti di vista. La gara di Austin ha premiato Max Verstappen, che si è portato a -40 dalla vetta del campionato con un altro weekend perfetto e ora mette pressione alle due McLaren.

Il Texas, tuttavia, è stata una tappa importante non solo nella corsa per il titolo, perché ha visto una Ferrari in netta crescita. Per il team di Maranello si rende necessario fare i complimenti a team e piloti per avere letteralmente “ribaltato” un weekend dove erano partiti con difficoltà enormi ed aver finito per essere terza forza convincente in pista, trovando il podio e battendo Oscar Piastri con entrambe le vetture. In quest’ottica e alla luce di quanto fin qui esposto è risultato fondamentale il lavoro svolto durante la Sprint, in cui Leclerc e Hamilton hanno effettuato una quantità enorme di test per riuscire ad estrarre tutto ciò che la SF-25 aveva da dare.

Su una pista dove tutti sono stati costretti ad alzare le monoposto e l’impostazione meccanica è diventata il fattore dirimente, l’impressione è che molto in casa Ferrari sia stato trovato tra un lavoro sui freni e, soprattutto, sulle tarature del differenziale, aspetto spesso su cui si tende a sorvolare ma che fa una differenza enorme in pista, tra rotazione della vettura, gestione della temperatura delle gomme e adattamento del comportamento della vettura allo stile di guida del pilota, temi che appaiono in linea con quanto dichiarato appunto da Leclerc stesso dopo la gara.

Sicuramente più che maiuscola la gara del monegasco con la buona idea di partire con gomma soft e un primo stint splendido in cui è riuscito sia a difendere la posizione fin quasi alla fine, sia a non alzare troppo i tempi sul giro in difesa e, allo stesso tempo, a non mettere in crisi totale le sue gomme soft, veramente un mezzo capolavoro. L’unico neo di qualifica e gara del team Ferrari che si può trovare è la sosta di Leclerc chiamata dal muretto con un giro di ritardo, ma nel complesso non ha avuto alcun impatto sul risultato finale. Ferrari batte bene la Mercedes anche sfruttando l’abbaglio Pirelli sulle gomme del weekend americano. La mescola dura scelta saltando un compound si è infatti rivelata decisamente troppo lenta ed il suo utilizzo è stato accuratamente evitato. Questo ha fatto sì che sul ritmo gara una componente importante diventasse non solo la performance pura ma anche la gestione delle temperature delle gomme, aspetto su cui la SF-25 è ben superiore alla W16.