Affermare che ci sono luoghi in cui l’altitudine può diventare attitudine può sembrare retorico e banale, ma è esattamente quello che succede quando si parla di certe storie che hanno al centro le terre alte. 

 

In val Dragone, “dove la pietra non è solo materia, ma memoria allo stato puro”, come ci tiene a precisare lui, agli oltre i 1.100 metri di quota del comune di Frassinoro, vive e lavora uno degli scultori italiani più raffinati e visionari del nostro tempo.

 

Si chiama Dario Tazzioli ed è un artista conosciuto in tutto il globo, legato profondamente, per non dire visceralmente, alla sua terra d’origine. Dirsi di Frassinoro per lui non è un semplice dettaglio geografico: senza questo legame con i boschi, la pietra e il silenzio che lo accompagna nei momenti di più intensa creatività, Dario non potrebbe essere ciò che è.

Classe 1979, non ha mai inseguito i riflettori della ribalta, anzi. Ha scelto una vita appartata, in quota. Il primo scalpello lo ha impugnato sotto la guida esigente dell’ultimo scalpellino del paese. Poi c’è stata l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove si è diplomato con il massimo dei voti nel 2002. Il sapere tecnico è solo uno dei tanti ingredienti della sua arte: la scultura, ci spiega, è un atto di relazione, “tra pieno e vuoto, tra uomo e paesaggio, tra ciò che è visibile e ciò che resta invisibile… si sente, vibra, in una parola vive”.

 

Nel suo atelier in pietra, dove lo siamo andati a trovare, Dario lavora con una calma che ha il passo delle stagioni. Usa materiali grezzi come marmo, onice, legno, bronzo, arenaria e scolpisce con strumenti forgiati rigorosamente a mano. Ha un approccio profondamente fisico, guidato da una sensibilità che potremmo definire filosofica: ogni gesto è pensato, ogni superficie racconta una storia. Le sue opere vivono tra figurazione e astrazione, ma tutte hanno una cosa in comune: paiono nate da un dialogo intimo con la montagna.

Nonostante la scelta di rimanere legato alla sua terra, le opere di Dario Tazzioli sono andate parecchio lontano: Carrara, Firenze, Zurigo, Dublino, New York.

 

In Irlanda ha esposto nella storica Brackenstown House, ha scolpito un altorilievo in marmo sul tema del “Flight of the Earls”, e ha restaurato i leggendari tavoli in marmo del caffè Bewley’s, frequentato da letterati del calibro di James Joyce, William Butler Yeats, Samuel Beckett. Partecipa con continuità ad “Art&Soul”, la più importante esposizione irlandese dedicata alla scultura contemporanea, organizzata da Gormley’s Fine Art. E dal prossimo 27 luglio è atteso per una mostra personale vicino a Belfast, nell’antico palazzo vescovile Culloden Estate. 

 

Sull’Appennino però ruota gran parte della sua vita. Ha creato l’Accademia Dario Tazzioli Aps, un’associazione culturale che ospita laboratori, corsi e residenze artistiche. Accoglie studenti da Modena, da Carrara, persino dagli Stati Uniti. Quest’anno, per due settimane, alcune classi del liceo artistico Venturi di Modena metteranno le tende proprio in Val Dragone: vivranno, mangeranno, scolpiranno immersi nella natura, sotto la guida di Dario. 

Tale approccio lo rende un punto di riferimento per chi crede che la cultura sia anche presidio del territorio. Tazzioli partecipa a iniziative locali e internazionali, collabora con musei, enti archeologici, case automobilistiche d’élite (tra cui Pagani Automobili), e trova il tempo per progetti simbolici, come l’incisione della ruota del Rotary Club Pavullo su pietra locale, destinata alla vetta del Monte Cimone e inaugurata lo scorso giugno.

 

Nel numero di maggio del National Geographic, per dirne un’altra, compare il suo nome in un articolo dedicato a Matilde di Canossa. Le riviste internazionali sono utili per capire l’importanza di un personaggio, ma dicono poco o nulla su chi sia davvero l’uomo. Per questo è fondamentale salire a Frassinoro, bussare alla sua bottega, e guardarlo lavorare. Nella sua semplicità, mentre lavora la pietra, Dario è qualcosa di unico ed eccezionale.