Foto: Ansa

Nico Spuntoni

30 ottobre 2025

Il fronte anti-Venezi si lecca le ferite dopo che un uomo di sinistra come l’ex sovrintendente Jorge Telerman ha smentito l’esistenza di una lettera di presentazione «politica» in favore della nomina a direttore principale ospite del teatro Colòn. Sui social, però, nelle scorse ore c’è stato qualche «ultimo giapponese» pronto a rilanciare, questa volta sostenendo che Beatrice Venezi sarà comunque allontanata dal teatro di Buenos Aires perché sostituita da Alejo Pérez. Una fake news in piena regola causata con ogni probabilità dalla lettura superficiale di una notizia uscita nei giorni scorsi: la nomina di Alejo Pérez a direttore titolare del teatro a partire dalla stagione 2026. In realtà, non ci sarà alcuna sostituzione dal momento che i ruoli dei due musicisti sono diversi e Venezi resta senza scadenza come «directora invitada residente» di un teatro le cui nomine dipendono dal governo della città di Buenos Aires e non dalla Casa Rosada.

 

Avvilente deriva antisemita. Caso Fiano, Fassino contro la sinistra

La fretta di tentare di screditare la nuova direttrice musicale de La Fenice di Venezia fa fare brutti scherzi. Era già successo, come abbiamo visto, dalla lettura dell’articolo de «La Nacion» firmato da Cecilia Scalisi dove «la sua amicizia con Meloni e il suo incarico di consigliera del ministro della cultura» veniva presentato come «un’importante lettera di presentazione politica» per la nomina del 2024 a Colòn. L’esistenza di questa lettera di presentazione è stata nettamente smentita dall’ex sovrintendente ma è molto probabile che la stessa giornalista ne avesse parlato in termini solamente metaforici. In Italia, però alcuni media ed un parlamentare dei Cinque Stelle avevano dato un’interpretazione letterale a quel passaggio paventando l’ipotesi di una raccomandazione politica del governo italiano a favore di Venezi, ottenendone perciò una figuraccia a livello internazionale dopo l’intervento di Telerman. Venezi, d’altra parte, ha saputo farsi apprezzare durante il suo periodo argentino e da Buenos Aires in queste ore sono arrivate le testimonianze dirette di alcuni musicisti. Il cantante Christian Peregrino, ad esempio, ha scritto che nella sua carriera trentennale al Colòn «Beatrice Venezi è stata una delle migliori direttrici che mi abbia mai diretto» e che «il suo talento e le sue capacità superano di gran lunga la stragrande maggioranza dei direttori con cui ho collaborato».

Anche la critica musicale ha riconosciuto le qualità artistiche della maestra italiana. Pablo Gianera de «La Nacion» ha esaltato la sua direzione della Turandot per la capacità di «prendere decisioni» e persino la sua collega Scalisi, l’autrice dell’articolo all’origine dell’interrogazione del M5S, aveva notato come l’orchestra del Colòn sotto la sua direzione avesse «suonato in modo sicuro e fluido» il Trittico di Giacomo Puccini. In questi anni recensioni entusiasticamente positive non sono arrivate solo da critici argentini, ma anche dal critico del «The Guardian» Tim Ashley, dal docente all’università di Lorena Pierre Degott e da altri autorevoli nomi del settore in tutto il mondo. La critica musicale italiana che conta, invece, sembra inflessibile e continua a sostenere l’inadeguatezza della maestra toscana. Tra i più accaniti c’è Alberto Mattioli de «La Stampa» che anche ieri ha dato l’ennesima intervista sul caso, questa volta al portale «Première Loge Opéra» in cui ha sostenuto che Venezi è «una musicista più nota per i suoi concerti mainstream, a volte di musica ‘pop’, e per le sue apparizioni politiche». Nell’articolo a firma Stéphane Lelièvre viene riportato che «la presenza di Venezi in questo teatro argentino (il Colòn, ndr) era in realtà dovuta a una pressante richiesta del governo italiano».

 

La Russa: Pm sotto il governo? Conosco Meloni, non è il suo pensiero. E se qualcuno lo dice...

L’autrice, a differenza del deputato grillino che ha fatto l’interrogazione, non usa il condizionale e dà per assodata una circostanza smentita ufficialmente dal sovrintendente dell’epoca (ed ex politico di sinistra) Jorge Telerman. Oggi la critica musicale italiana continua a descrivere Venezi come un’incapace con la bacchetta e si sforza di convincere tutti che le motivazioni della bocciatura sono tecniche e non politiche, eppure la direttrice d’orchestra italiana fu «scoperta» nel 2017 proprio da un decano del settore come Angelo Foletto, il primo a farla conoscere al pubblico nazionale con un’intervista su «Repubblica». Quattro anni prima della prima apparizione sul palco accanto a Giorgia Meloni.