VENEZIA – Il Museo archeologico nazionale di Venezia ospita ArcheoMateria (fino al 30 novembre), la mostra personale di Michela Cattai. Un progetto, a cura di Francesca Giubilei, con l’intervento della storica del vetro Rosa Barovier Mentasti, che si inserisce nel programma di apertura del museo alla contemporaneità, avviato dalla direttrice Marianna Bressan e destinato a rafforzare il legame tra la storia millenaria della città e la sua vocazione artistica più viva.
APPROFONDIMENTI
L’esposizione
Nelle sale che accolgono la collezione di statuaria classica, il vetro di Cattai si confronta con il marmo, cercando un equilibrio tra materia e luce, memoria e invenzione. L’antico non è un semplice interlocutore, ma una presenza attiva, capace di orientare il gesto contemporaneo verso una dimensione quasi rituale. L’esposizione raccoglie circa trenta opere, realizzate appositamente per questo progetto: forme ancestrali, colate di luce e di colore, superfici che alternano opacità e trasparenze, come se il tempo si fosse depositato in strati di materia. Il vetro, nelle mani dell’artista, diventa una sostanza viva, capace di trattenere l’eco dei secoli e di restituirla sotto forma di visione. Francesca Giubilei racconta la genesi del progetto: «La mostra ha avuto una lunga gestazione perché tutte le opere sono state pensate per questo luogo, in dialogo diretto con la collezione permanente di statuaria classica. Michela ha lavorato sul concetto di reperto, trasformandolo in una chiave contemporanea. I suoi vetri funzionano come capsule temporali: richiamano l’arcaico, ma sembrano anche provenire dal futuro. Le pieghe, le ali, le incrostazioni metalliche evocano tanto il dinamismo della scultura greco-romana quanto la suggestione di un ritrovamento subacqueo nella laguna veneziana», spiega la curatrice.
Tra passato e presente
Le serie ArcheoMateria e Colonne d’aria costituiscono il cuore della mostra: elementi in vetro soffiato che riprendono le scanalature e i panneggi delle statue antiche, restituendo al vetro la plasticità del marmo e al marmo la trasparenza del soffio. In queste opere la materia sembra respirare, vibrare, flettersi. La luce scivola sulle superfici satinate, si frantuma in riflessi mobili, mentre inclusioni di metalli e foglie d’oro creano la sensazione di un oggetto riemerso da un fondale archeologico. Il dialogo tra passato e presente si manifesta anche nella scelta dei colori ambra, viola, verde acqua che riportano alla tavolozza naturale dei vetri antichi, ma con un’intensità nuova, contemporanea.
Michela Cattai, che ha studiato pittura a Venezia e ha diretto per anni una galleria milanese dedicata all’incontro tra arte e design, spiega così il proprio approccio: «La mostra nasce dall’emozione provata entrando al Museo archeologico e osservando le sculture classiche nei loro dettagli: le pieghe, il movimento, la luce. Ho cercato una relazione tra il vetro e la materia antica, partendo sempre dal rispetto per la tradizione del vetro soffiato di Murano, ma spingendomi oltre il virtuosismo tecnico. Le forme sono realizzate a mano libera, senza stampi, e contengono elementi inseriti a caldo, come metalli o ossidi, che diventano tracce di memoria, segni di un’archeologia contemporanea», racconta l’artista. Ogni scultura è un reperto che non appartiene a nessuna epoca precisa, ma a tutte. In esse convivono la fragilità e la resistenza, il gesto umano e la forza del fuoco, il soffio e la forma. ArcheoMateria si colloca così in una linea di ricerca che unisce arte contemporanea e patrimonio archeologico, nella consapevolezza che ogni dialogo tra epoche è, in fondo, una forma di continuità.