di
Redazione Esteri

Insegnante di yoga, è stato detenuto per quattro mesi e mezzo nello stesso carcere dove Alberto Trentini è recluso da un anno

È libero Camilo Castro, il cittadino francese detenuto da fine giugno in Venezuela, nello stesso carcere fuori Caracas dove da un anno è recluso il cooperante italiano Alberto Trentini. 
Il rilascio di questo insegnante francese di yoga di 41 anni è stato annunciato da Emmanuel Macron su X: «Camilo Castro è libero. Condivido il sollievo della sua famiglia e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per la sua liberazione».  

Castro, ora in volo verso Parigi, era scomparso il 26 giugno al valico di frontiera di  Paraguachon, che separa il Venezuela dalla Colombia. Era andato lì per rinnovare il suo visto di residenza colombiano in scadenza, aveva spiegato la sua famiglia ad agosto. A metà settembre sua madre aveva riferito di non avere più avuto sue notizie da allora, fatta eccezione per un messaggio audio ricevuto a fine luglio in cui Camilo Castro aveva «chiesto aiuto». 
Le ricerche condotte dalla sua famiglia e da Amnesty International hanno appurato che Camilo era trattenuto dalle autorità venezuelane senza un capo d’accusa formale. Da innocente, proprio come il nostro Alberto Trentini,  da un anno ostaggio in un carcere fuori Caracas.  
Ieri nell’anniversario dell’arresto, la madre Armanda Colusso ha accusato le autorità italiane di non aver fatto abbastanza: «Fino ad agosto il nostro governo non aveva ancora avuto alcun contatto telefonico con il governo venezuelano e questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio, gli è stato tolto un anno di vita», ha denunciato la donna.



















































L’afflizione di una madre italiana, il sollievo di una madre francese: dopo una prigionia durata 142 giorni di prigionia, il suo Camilo torna a casa. «Non potete immaginare l’emozione», ha reagito Hélène Boursier, da Tolosa, dove vive.  «Combatteremo affinché non succeda più. (…) Non è perché per noi finirà bene che ci fermeremo qui. Pensiamo agli altri, non li dimenticheremo», ha detto la donna che è un’attivista di lunga data di Amnesty. In un rapporto pubblicato a metà luglio, questa ong  ha denunciato la politica di «sparizioni forzate» di oppositori e cittadini stranieri attuata dal regime di Maduro, in cerca di riconoscimenti politici. «Le autorità venezuelane sembrano usare questa pratica per alimentare le loro narrazione su “cospirazioni straniere” e per usare i prigionieri come merce di scambio nei negoziati con altri Paesi».

16 novembre 2025