Reggio Emilia, 16 novembre 2025 – Il critico d’arte Vittorio Sgarbi, 73 anni, figura imputato per un’accusa di riciclaggio di un antico dipinto.
L’inchiesta si era aperta a Macerata – provincia in cui risulta residente –, poi è approdata nella nostra città dove domani si aprirà l’udienza preliminare. Altre due contestazioni sono state invece archiviate dal gip Silvia Guareschi, in accoglimento della richiesta avanzata dalla stessa Procura reggiana. Secondo l’imputazione formulata dal procuratore capo Calogero Gaetano Paci e dal pm Giulia Signaroldi, Sgarbi avrebbe acquisito la disponibilità di un quadro “risalente al Seicento e di grosse dimensioni”, così descritto: “Di autore ignoto, ricorda i pittori “Solimena” e il “Cavallino””.
L’opera risulta “provento di furto” nel castello di Buriasco (Torino), fatto denunciato il 14 febbraio 2013 dalla proprietaria ai carabinieri. La Procura accusa Sgarbi di aver compiuto sul quadro “operazioni finalizzate a ostacolarne la provenienza delittuosa”. Nello specifico, avrebbe “commissionato al pittore Pasquale Frongia”, di Montecchio, “un ritocco consistito nell’inserimento di una torcia in alto a sinistra della tela”, per poi attribuire l’opera al pittore senese Rutilio Manetti dal titolo ’La cattura di San Pietro’.
Il fatto sarebbe stato commesso tra l’ottobre e il marzo 2019, poi la tela fu presentata a Lucca nel 2021, nella mostra ’I pittori della luce’ curata da Sgarbi. Frongia ha ammesso davanti agli inquirenti di aver modificato l’opera; una consulenza tecnica avrebbe accertato che i pigmenti usati per la torcia sono fatti con colori diversi da quelli del Seicento e la tela appariva coincidere coi bordi rimasti sul telaio nel castello piemontese. Dopo il sequestro del dipinto, Sgarbi si difese subito dicendo di averlo trovato durante il restauro della villa Maidalchina a Viterbo, acquistata dalla madre nel 2000. Gli avvocati di Sgarbi, Giampaolo Cicconi e Alfonso Furgiuele, avevano depositato a Macerata una memoria difensiva, sostenendo che la modifica fosse “innocua”, anche perché a Lucca sarebbe stato esposto non il dipinto, ma una riproduzione in 3D realizzata su incarico del critico ferrarese dal laboratorio di stampa G-Lab di Correggio.
Parte delle accuse è nel frattempo caduta. La Procura di Macerata aveva indagato inizialmente Sgarbi per tre reati. Prima figuravano anche l’autoriciclaggio di beni culturali (dal dicembre 2021 all’ottobre 2022 a Lucca) e la contraffazione di opere d’arte (dall’ottobre al novembre 2020 a Correggio). Dopo che il fascicolo è passato a Reggio, i legali di Sgarbi hanno presentato la memoria in Procura: il capo Paci e il pm Signaroldi l’hanno analizzata e hanno chiesto l’archiviazione per queste due contestazioni. Il gip Guareschi ha ritenuto “integralmente condivisibili” le ragioni dei pm e ha disposto l’archiviazione giovedì. “Questi due reati archiviati – puntualizzano gli avvocati Cicconi e Furgiuele – sono gli unici per i quali abbiamo svolto attività difensiva. Per il riciclaggio, su cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, non l’abbiamo ancora prodotta, riservandoci sedi e tempi opportuni”.
Da domani, dunque, una sola accusa passerà al vaglio del gup. Davanti al giudice Luca Ramponi venerdì si è svolta una distinta udienza in camera di consiglio (non preliminare, tanto che la difesa di Sgarbi non era neppure coinvolta): la proprietaria, assistita dall’avvocato Giovanni Fontana, ha chiesto il dissequestro dell’opera, istanza a cui la Procura si è opposta; il giudice si è riservato. Frongia era stato indagato nelle Marche, ma nel frattempo trapela che la sua posizione è stata archiviata. Dichiara l’avvocato Tatiana Minciarelli: “Nel luglio 2024 lui ha chiarito la sua posizione in un interrogatorio davanti alla Procura di Macerata, poi da allora non ho più avuto notizie. Non abbiamo mai avuto elezione di domicilio a Reggio”.