Negli ultimi anni si è parlato tantissimo del numero ideale di passi da fare ogni giorno, come se la salute dipendesse da una somma matematica e nulla di più. Ma una nuova ricerca internazionale mostra che la questione è molto diversa: non conta solo quanti passi fai, ma come li fai, perché la continuità del movimento cambia in modo radicale gli effetti sul cuore e sulla longevità. Uno studio condotto da un team di ricercatori spagnoli, australiani e americani specializzati in epidemiologia e biostatistica ha infatti dimostrato che una camminata lunga e continua ha benefici enormemente superiori rispetto a molte camminate brevi, anche se il numero totale di passi è identico. È un dato che ribalta molte convinzioni diffuse, mostrando come almeno dieci minuti consecutivi al giorno a ritmo sostenuto possano fare una differenza sorprendente.

Perché una camminata continua vale di più: cosa ha scoperto il team internazionale analizzando oltre 33.000 persone per quasi dieci anni

L’interesse dei ricercatori è nato da una domanda tanto semplice quanto finora sottovalutata: il modo in cui camminiamo conta quanto il numero totale di passi? Fino a oggi si sapeva che camminare spesso e accumulare molti passi migliorasse la salute generale, ma pochissimi studi avevano considerato come la distribuzione dei passi nell’arco della giornata potesse modificare i benefici. A guidare il progetto è Borja del Pozo Cruz, Professore Associato di Epidemiologia dello Stile di Vita presso la European University of Madrid, che ha spiegato come l’obiettivo fosse proprio colmare questa enorme lacuna. Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato i dati della UK Biobank, un vastissimo studio che coinvolge adulti di mezza età e anziani, una fascia particolarmente rilevante perché proprio tra i 60 e i 70 anni aumentano i rischi cardiovascolari e diventa fondamentale comprendere quanto influenzino le abitudini quotidiane.

Il metodo adottato è stato sorprendentemente rigoroso. Sono stati seguiti oltre 33.000 partecipanti per circa otto anni, registrando chi sviluppava malattie cardiovascolari o moriva per qualsiasi causa. Attraverso modelli statistici avanzati, i ricercatori hanno confrontato gruppi che accumulavano la maggior parte dei passi in episodi brevi di meno di cinque minuti rispetto a chi camminava in intervalli più lunghi, cioè da almeno 10 o 15 minuti consecutivi. I risultati hanno mostrato un gradiente chiarissimo: chi camminava in modo continuativo aveva rischi molto più bassi, in particolare tra le persone più sedentarie. La scoperta più clamorosa riguarda chi camminava regolarmente per più di 15 minuti al giorno, che registrava l’80% in meno di probabilità di morire per qualsiasi causa e quasi il 70% in meno di rischio di sviluppare malattie cardiovascolari nei dieci anni successivi rispetto a chi spezzettava i passi in camminate di cinque minuti o meno. Non si tratta di differenze marginali, ma di un divario enorme che può cambiare il percorso di salute di una persona.

Il team stesso si è detto stupito dalla forza dell’associazione osservata. Le camminate lunghe erano già considerate utili, ma nessuno si aspettava che l’effetto fosse così consistente, soprattutto nelle persone meno attive. Lo studio mostra che anche con livelli bassi di attività, il modo in cui ci si muove incide in modo determinante sui benefici cardiometabolici. Finora la maggior parte delle ricerche si era concentrata sul totale dei passi, ma questi nuovi dati dimostrano che anche la loro distribuzione nell’arco della giornata aggiunge informazioni preziose sullo stato di salute. I ricercatori ipotizzano che periodi prolungati di cammino attivino processi fisiologici più profondi e duraturi rispetto a movimenti molto frammentati, che il corpo non riesce a interpretare come un vero e proprio esercizio continuativo.

Alla luce di tutto questo, il consiglio finale del team è sorprendentemente semplice e molto pratico: camminare di più, e quando possibile farlo per periodi continuativi. Anche un solo tratto di almeno dieci minuti al giorno, a ritmo sostenuto, può fare la differenza nella prevenzione cardiaca. Per chi è inattivo, iniziare inserendo una camminata lunga nella routine quotidiana è già un passo importante verso una salute migliore, senza bisogno di stravolgere la vita o di adottare programmi di allenamento complessi.

Camminate più lunghe e più veloci: come cambia la salute quando si supera la soglia dei dieci minuti consecutivi e perché fa così tanta differenza

Il cuore dello studio non è dunque la quantità di movimento, ma la qualità del movimento. Camminare per pochi minuti alla volta, spezzettando le attività durante la giornata, resta comunque meglio della sedentarietà, ma non produce gli stessi effetti biologici di una sessione continuativa. È come se il corpo avesse bisogno di un’accelerazione metabolica stabile, di un ritmo costante che supera una soglia fisiologica e avvia processi di protezione cardiovascolare che durano nel tempo. Camminare per dieci o quindici minuti senza pause, mantenendo un’andatura sostenuta, attiva infatti una serie di meccanismi che hanno un impatto diretto su pressione, glicemia, circolazione e infiammazione sistemica, con benefici che non si ottengono con tanti micro-spostamenti brevi.

Nelle persone più sedentarie questi vantaggi sono ancora più evidenti perché la camminata continua funziona come un vero e proprio “interruttore metabolico”. Basta superare una soglia minima per innescare una risposta dell’organismo che abbassa i rischi più critici in modo drastico. È per questo che chi cammina regolarmente per più di quindici minuti registra percentuali di sopravvivenza e salute cardiovascolare molto superiori rispetto a chi si muove per lo stesso numero di passi ma in modo disordinato e frammentato. Il corpo riconosce lo sforzo continuativo come un allenamento, mentre interpreta i movimenti brevi come normali attività quotidiane.

Questa scoperta cambia profondamente il modo in cui possiamo pensare l’attività fisica nella vita di tutti i giorni. Non servono sessioni lunghe, non serve un impegno estremo: bastano dieci minuti, gli stessi che molti trascorrono al telefono, in coda o davanti a un monitor. Ma se quei dieci minuti diventano un’abitudine costante, qualcosa si trasforma davvero nella salute di lungo periodo. Il messaggio che emerge dalla ricerca è allo stesso tempo rassicurante e rivoluzionario: ogni passo conta, ma non tutti i passi hanno lo stesso potere, e sono le camminate continue, quelle che chiedono un minimo di costanza, a lasciare il segno più profondo sul corpo. È un invito a fare meno pause, a trovare un tratto di strada in cui lasciarsi andare a un ritmo più deciso, e a scoprire che quello che sembra un gesto semplice può diventare un vero investimento sul futuro della propria salute.