Una casa sull’isola di Gotland, nel Mar Baltico,
è il buen retiro della creative director Malin Glemme.
Al largo della costa sud-orientale della Svezia, Gotland è la più grande isola del Mar Baltico – quasi 800 chilometri di litorale, faraglioni spettacolari e un sito vichingo inserito nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Da qui, Fårö – l’isolotto reso celebre da Ingmar Bergman, che vi girò il film Come in uno specchio – è vicinissimo, separato solo da un braccio di mare nella parte nord. È però la regione meridionale dell’isola, con la sua luce peculiare, che più ha attratto artisti e creativi. Ed è qui che Malin Glemme – fondatrice dei brand di design Layered e Pick a Poppy – ha trovato il suo buen retiro.

Malin Glemme posa accanto al caminetto che rimane acceso durante i giorni più freddi (o nelle fresche serate estive).
Photo: Mike Karlsson LundgrenUn’isola da chiamare “casa”
Tutto comincia un’estate di quasi dieci anni fa, quando Mailin sbarca sull’isola con il marito e i due figli piccoli (oggi quattordici e dodici anni; più tardi sarebbe arrivato un terzo, che ora ne ha sette). «Il tempo era terribile e molto più freddo di quanto ci aspettassimo» ricorda. «Avevo messo in valigia un solo maglione per ciascuno di noi – bene, è finita che abbiamo indossato lo stesso maglione per due settimane». La famiglia aveva poi proseguito il periodo di vacanza in Sicilia e in Sardegna, dove le temperature sfioravano invece i quaranta gradi. Eppure, tirando le somme alla fine dell’estate, si ritrovò a rimpiangere Gotland, «nonostante il tempo ostile». Fu in quel momento che decise di cercare sull’isola una casa dove poter tornare.

La cucina su misura è dipinta con una tinta chiara che si armonizza con il resto della casa e presenta raffinate finiture artigianali.
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Ripiano in marmo di Carrara e piatti dipinti a mano Pick a Poppy. Set di bicchieri in cristallo vintage.
Photo: Mike Karlsson Lundgren
Tutto a Gotland, dalle abitazioni ai muretti fino alle chiese medievali, è costruito in una pietra calcarea chiara e porosa che riflette la luce e rende il paesaggio lunare. Le cave locali – se ne contavano una trentina attive fino alla metà del Novecento – hanno dato vita a un’architettura monolitica e scabra, con porte e finestre colorate di bordeaux, ocra o quell’azzurro polveroso della storica fattoria di Bottarve: la stessa tinta con cui Glemme ha infine deciso di dipingere gli infissi della sua casa. «Sono sempre stata affascinata dalle abitazioni in pietra calcarea», racconta. «Quando trovammo questa, in realtà era in pessime condizioni. Bisognava davvero usare molta immaginazione per intuirne il potenziale». Con pavimenti irregolari, aggiunte di epoche diverse e nessuna coerenza stilistica, non fu tanto l’edificio a convincerla quanto il terreno tutt’intorno: trenta ettari che degradano dolcemente verso il mare – «una rarità a Gotland».