I trionfi non hanno tutti lo stesso sapore. Ci sono vittorie pregustate come la finale dell’AO 2025 contro l’eterno scontento Zverev, quelle che fanno la storia e riaccendono la luce quando sembra dover restare buio per sempre come la rimonta di Wimbledon a vendicare la disfatta del Roland Garros. Ci sono poi quelle che semplicemente incornano il più forte, anche se non più il numero 1. Come all’All England, Sinner è riuscito a domare un Alcaraz in versione marziano, uno dei migliori della stagione, innsecando in lui un corto circuito che è apparso evidente nel momento dello sfogo verso l’angolo di Ferrero generando nel pubblico il deja vu di quanto già visto sull’erba Londra, quando al proprio team gidò “Non riesco a tenerlo”. Il trionfo alle Finals riscatta così il ko del Flushing Meadows, dove non si può però attribuire allo spagnolo la stessa dimostrazione di forza di cui l’azzurro ha dato prova a Wimbledon e Torino. Semplicemente perché a New York Sinner non è mai sceso in campo, rimanendo in parte sulla panchina di Cincinnati dove si era accomodato prima di ritirarsi sul parziale di 0-5.

Alcaraz già nel 2026

E mentre l’Italia fa festa, lo spagnolo – la cui sconfitta non ha cancellato l’esibizione di un talento indomabile per chiunque all’infuori del rivale azzurro (tenuta mentale permettendo) – prepara la rivincita annunciata durante la cerimonia di premiazione. Il 4 volte campione Slam e 2 volte vincitore alle Finals, deve ora risolvere il debito di riposo con il proprio corpo per poi dare il via all’off-season. Festeggiato il nuovo anno, scatterà poi il count-down per l’AO 2026, dove i due numeri 1 marceranno ognuno sul proprio lato del tabellone mentre l’idea di nuovo capitolo finale Sinner vs Alcaraz (il cui corrispettivo cinematografico sembra essere sempre più Alien vs Predator) attraverserà tutti i fusi orari. Ma già prima del trionfo, l’altoatesino si era ritagliato un altro paragrafo nella storia del tennis superano De Minaur per la 13ª volta (su 13 precedenti) e raggiungendo così i 5 appuntamenti più importanti della stagione dopo le 4 finali Slam. Prima di lui, ci erano riusciti solamemente Federer e Djokovic rispettivamente nel 2006 e 2007 e nel 2015 e 2023. Un traguardo che dimostra come non ci si accomoda per caso a fianco delle leggende: il solo modo per essere come loro è studiare da loro. E a dirlo, è Darren Cahill

Cahill: “Impariamo da Rafa, Novak e Roger”

Intervenuto dietro le quinte del Pala Inalpi dove ha festeggiato la difesa del titolo del suo campione, il coach australiano – che dopo avere annunciato il ritiro ha deciso per il dietrofront dichiarando di rimanere a fianco dell’azzurro anche per il 2026 – ha svelato il “segreto” nella preparazione del numero 2 al mondo. Un concetto semplice, ma irrinunciabile: “Cerchiamo di imparare dai migliori, Rafa, Novak e Roger, e di implementare quanto più possibile da loro per dare al Jannik gli strumenti per mettere più pressione possibile sugli avversari. Nel tennis hai il controllo su un solo colpo, ed è il servizio. Sinner e Simone Vagnozzi hanno fatto un lavoro incredibile nelle ultime quattro o cinque settimane per riorganizzarlo e trovare quel ritmo e quella cadenza che gli hanno permesso di alzare la percentuale di prime. Non è solo una questione di percentuale di prime. Se ci interessasse davvero solo quella, gli faremmo rallentare la velocità per metterne di più. Invece Jannik ha aumentato i chilometri orari, tira più vicino alle righe e ottiene molti più punti gratuiti”.

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