Questa è la storia di due soci che hanno trasformato un’intuizione giovanile in una rete d’impresa internazionale, portando il Molise nella mappa della ricerca biotecnologica. Nel cuore del Nucleo Industriale di Termoli c’è infatti un’azienda che non produce auto o componenti meccanici, e nemmeno “cose”, ma qualcosa di infinitamente più piccolo e vitale: microrganismi. Fermenti lattici, probiotici e bioprotettori. A crearli, selezionarli e custodirli da un quarto di secolo è la Mediterranea Biotecnologie, fondata e guidata da Roberto Gagliardi ed Enrico Biraschi, due pionieri che da Termoli hanno costruito una rete che oggi abbraccia più di trenta Paesi nel mondo.

“Noi alleviamo batteri buoni”, dice sorridendo Roberto Gagliardi, con quella formula semplice che racchiude una complessità scientifica enorme. “Si tratta di microrganismi che sostituiscono i conservanti chimici – spiega –. Sono il futuro dell’alimentazione sicura e naturale.”
L’azienda si è specializzata nello sviluppo di fermenti lattici, probiotici e bioprotettori, diventando nel tempo un punto di riferimento per l’industria alimentare, in particolare per il settore lattiero-caseario. “Il fermento lattico sta al latte come il lievito sta al pane” ama ripetere Gagliardi, spiegando come la tecnologia moderna abbia trasformato un processo millenario in una scienza di precisione, capace di garantire sicurezza e qualità.
Alla base di tutto c’è sempre stata la ricerca, che in Mediterranea ha coperto l’intera filiera: dalla ricerca di base alla messa a punto dei prodotti finiti. “Abbiamo collaborato per anni con Unimol, con l’Università di Bari, il CNR di Bari e in passato anche con Napoli e Verona. L’innovazione è il cuore del nostro lavoro.”
Dentro lo stabilimento lavorano ricercatori, tecnologi alimentari, operai e manutentori, impegnati in un impianto che ora sta per raddoppiare la produzione. “Abbiamo finanziato due dottorati di ricerca e le ricercatrici sono poi rimaste a lavorare qui – racconta Gagliardi –. Una di loro oggi è la responsabile del laboratorio. Di recente abbiamo assunto un’altra dottorata e ospitiamo una dottoranda turca per un progetto internazionale con l’Università di Bari.”
Oggi il gruppo si è strutturato in più anime nella rete d’impresa NAB for Nutrition, che riunisce produzione, ricerca e internazionalizzazione. È il modello che rispecchia il Metodo M&B, basato su tre azioni fondamentali: innovare, testare e garantire. Ogni prodotto nasce da un processo integrato in cui la ricerca scientifica, la sperimentazione e l’applicazione industriale convivono, assicurando qualità e affidabilità.

Tutto è cominciato nel 1992, quando Gagliardi era ancora studente di Scienze forestali e ambientali e il suo futuro socio Enrico Biraschi frequentava l’ultimo anno delle superiori. “Siamo stati finanziati con la Legge 44 per l’imprenditoria giovanile. All’epoca eravamo in cinque, oggi siamo rimasti in due. Ma lo spirito è lo stesso: fare innovazione nella microbiologia applicata all’alimentazione.”
L’idea è nata quasi per caso, grazie a un passaparola locale. “Mio fratello insegnava all’Agrario di Larino e ha fatto da tramite con un consulente che cercava giovani per progetti biotech. Così è cominciato tutto. Abbiamo iniziato da zero, anzi da meno di zero, ma con grande entusiasmo.”
Nel 1997 è arrivata la svolta con la costruzione del primo stabilimento, proprio dove l’azienda si trova ancora oggi, in via Enrico Mattei. All’inizio Mediterranea ha lavorato in conto terzi per il Centro Sperimentale del Latte di Milano, allora parte del gruppo Yomo, una delle grandi realtà italiane del settore. “Quando il gruppo è entrato in crisi, nel 2006 abbiamo deciso di tagliare il cordone e ripartire da soli. È stata la scelta più difficile, ma anche la più giusta”.
La vera ripresa è arrivata nel 2010, con una nuova linea produttiva e la nascita della rete NAB for Nutrition, che unisce oggi ricerca, manifattura e presenza sui mercati internazionali. “Da allora abbiamo cominciato a respirare davvero – aggiunge Gagliardi –. Oggi possiamo dire di aver costruito un percorso solido, ma stare sul mercato, e farlo a livello globale, è una sfida quotidiana”.
Una sfida che passa anche per contesti geopolitici difficili. “Abbiamo mercati importanti in Russia e Iran e questo, in tempi di guerra e sanzioni, rende tutto più complesso. Ma continuiamo a lavorare cercando soluzioni tecniche e scientifiche per restare competitivi”.
Una rete globale che unisce 30 Paesi
Nel novembre 2025 Mediterranea Biotecnologie (proprio in questa settimana) ospiterà il suo primo International Meeting, con trenta delegazioni provenienti da tutto il mondo. “Sarà un workshop interno, dedicato ai nostri partner, durante il quale abbiamo firmato nuovi contratti – spiega Roberto Gagliardi –. È il modo migliore per celebrare i 25 anni”.
La presenza internazionale oggi copre oltre trenta Paesi, con distributori e aziende nate anche grazie al supporto del gruppo molisano. “Abbiamo aiutato molte realtà a formarsi e crescere. In Russia e nei Paesi russofoni sviluppiamo quasi il 30% del fatturato globale, ma guardiamo anche alla Cina, all’Europa mediterranea e, soprattutto, all’America Latina”.

In Grecia il marchio è arrivato a essere il secondo del settore caseario, davanti a multinazionali storiche, mentre in Colombia è attiva una società collegata direttamente al brand IGEA, oggi il volto internazionale dell’azienda. “Mediterranea presidia l’Italia e l’Europa, mentre IGEA si è affermata nei mercati latinoamericani. Io seguo la parte di ricerca e sviluppo; Enrico, quella industriale e commerciale. Siamo nati come tecnici e, anche se oggi siamo manager, non abbiamo mai smesso di lavorare in prima persona sulla ricerca”.
Un’amicizia che dura da 25 anni
Oggi i due soci portano avanti l’impresa con la stessa sintonia di sempre. “Siamo partiti in cinque, ma l’azienda è un numero dispari inferiore a due – scherza Gagliardi –. Abbiamo passato più tempo insieme che con le nostre famiglie. E funziona perché la nostra amicizia è nata dal lavoro, non il contrario”.
Il gruppo conta circa trenta persone tra assunti e collaboratori. “Molti di quelli che erano con noi all’inizio sono ancora qui. E questo è il nostro vero patrimonio”.
Dove i batteri “vanno a dormire”
Nel laboratorio di Termoli le colture crescono come creature vive. “Abbiamo una produzione organizzata su cicli giornalieri. Ogni ciclo è un processo di accrescimento che parte da piccole colture e arriva ai fermentatori industriali. Quando la crescita è finita, abbassiamo la temperatura: i batteri ‘vanno a dormire’. Il giorno dopo inizia la trasformazione, con centrifugazione e liofilizzazione. Il prodotto finale è una polvere disidratata pronta per l’uso alimentare o integrativo.”
Oggi Mediterranea gestisce sei cicli di produzione a settimana, ma presto diventeranno nove. “C’è una domanda crescente e stiamo costruendo un nuovo capannone accanto a quello attuale: altri 500 metri quadrati e una linea di produzione che sarà il doppio dell’attuale. Sarà pronta entro l’estate.”
Dietro la tecnologia c’è un’attenzione costante alla sostenibilità ambientale e sociale. L’azienda ha autoprodotto oltre il 30% dell’energia che consuma, ha ridotto gli sprechi, digitalizzato i processi e investito nella formazione del personale. C’è anche un forte legame con il territorio: la collaborazione con l’Istituto Agrario di Larino, dove è attivo un caseificio sperimentale per testare e validare le colture, ne è la prova.
È in questi luoghi che Mediterranea ha unito scienza, tradizione e territorio, rendendo il Molise un laboratorio diffuso di biotecnologie alimentari.
“Fare impresa è una vita totalizzante. Si vive in azienda e quando si torna a casa la testa è ancora lì”. Gagliardi lo dice senza lamentele, con la consapevolezza di chi ha superato più di una crisi. “Dopo la caduta del gruppo Yomo siamo rimasti quasi un anno senza stipendio, ma abbiamo protetto i lavoratori. Era un sacrificio necessario. Oggi, per fortuna, quei momenti sono alle spalle”.
Il ricordo del primo lotto di produzione, nell’agosto 2000, resta indelebile. “Siamo partiti subito dopo San Basso. Gli ingegneri del Centro Sperimentale del Latte erano con noi. Ricordo l’emozione di vedere il primo fermentatore in funzione. E quel lotto era già venduto, ancora prima di partire.”
Oggi Mediterranea Biotecnologie è un’azienda in espansione e sempre più strutturata, pronta ad affrontare il futuro. “Stiamo costruendo una realtà fortemente managerializzata, capace di vivere oltre di noi – ha detto Gagliardi –. I nostri figli per ora hanno scelto strade diverse, ma non escludiamo nulla. L’importante è che l’azienda resti viva e continui a crescere”.
E alla domanda se rifarebbe tutto da capo, la risposta arriva senza esitazioni: “Sì, lo rifarei. Certo, ci sono giorni in cui ti chiedi chi te l’ha fatto fare, ma quando capisci che quello che fai ti piace davvero, non potresti più farne a meno. Abbiamo affrontato più di uno tsunami, ma ci ha resi più forti. Senza passione, questo lavoro non si può fare”. (ha collaborato Miriam Mancini)





