PRAGA. «Il calendario Pirelli ha sempre colto il tempo che sta per arrivare». Così il vicepresidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti, spiega il senso di un quest’opera artistica che dal 1964 promuove e rappresenta il brand. «Ma non va preso come un messaggio. Il calendario esprime quello che il fotografo vede quell’anno, in un certo modo, con i suoi occhi, in assoluta libertà». E quest’anno Solve Sundsbo, il fotografo norvegese scelto per illustrare il 2026, ha voluto concentrarsi sulla natura, sulla potenza dei suoi elementi (Il titolo di The Cal è infatti «Elements»), come l’acqua, il fuoco, il vento. E su protagoniste che avessero qualcosa da dire, «con esperienza della vita», dunque con una certa età. Non giovanissime muse, ma donne mature.

«Il casting lo fa il fotografo – spiega Tronchetti -. Noi abbiamo condiviso l’idea che fossero donne che avessero fatto cose rilevanti nel loro ambito professionale, una bellezza che attingesse anche al talento, al valore, all’umanità». «Ecco, questo mi pare che sia stata la premessa, continua Tronchetti, poi lo svolgimento è stato un po’ magico e questo ci ha portato ad essere a Praga». La cinquantaduesima edizione del calendario Pirelli, un appuntamento che è parte dell’impegno dell’azienda nel mondo dell’arte. «Noi crediamo fermamente, io credo fermamente, nella totale integrazione tra mondo delle imprese e mondo della cultura – continua il Ceo -. Gli artisti con cui collaboriamo hanno un occhio diverso sul mondo e ci aiutano a capire cose c’è e cosa verrà. Questo connubio con il mondo dell’arte ci tiene la mente aperta. e ci fa guardare avanti».

The Cal 2026

Pirelli 2026, la rivoluzione della bellezza matura: il nuovo “The Cal” porta a Praga la “silver age”

Maria Corbi

14 Novembre 2025

Tronchetti Provera parte da qui, dal fiore all’occhiello della comunicazione aziendale, The Cal, per parlare anche di altro, dello strapotere della Finanza, per esempio. «Si parla troppo poco di industria e di prodotto. L’interesse al prodotto, alla qualità del prodotto, non è la priorità. Ma la finanza è un servizio per l’industria. Non è l’industria un servizio per la finanza. Se noi facciamo una fabbrica la facciamo per i prossimi dieci anni. Quindi non possiamo fare errori. Quando andiamo in un Paese ci stiamo per le prossimi decadi. Dobbiamo avere un rapporto con il mondo locale molto forte. Partecipiamo alla vita sociale, alla vita artistica, portiamo quello che possiamo anche delle nostre esperienze che riguardano anche l’assistenza sanitaria, il welfare o la cultura. Questo è industria. Quindi il calendario esprime un brand industriale. Vorremmo che si parlasse molto di più di industria». E a chi gli chiede se magari il prossimo calendario sarà ambientato in una fabbrica Tronchetti risponde «perché no». «Sarebbe una bellissima idea. Ci sono più di 30.000 famiglie che lavorano per la Pirelli. «L’Italia era il paese dell’industria ma tutto si è sciolto”, aggiunge l’imprenditore. “Dobbiamo tornare a fare cose belle, sappiamo fare cose belle e siamo più creativi di molti altri”.

Tronchetti parla anche dell’Europa «che ha tentato un suicidio quasi perfetto dell’automotive». «Io credo che neanche in 10 anni altri paesi del mondo sarebbero riusciti a fare un motore termico o un sistema di controllo vetture come è stato fatto in Europa. Si è abbandonato tutto questo e il risultato finale è che non abbiamo una capacità competitiva nell’elettrico. C’è ancora la qualità, la competenza per poter fare delle belle macchine a un costo competitivo, con dei bei motori a combustione interna o ibridi, che oggi ha più senso magari, o con altri combustibili alternativi. Perché dobbiamo essere schiavi tutti di questo elettrico? Poi i pneumatici vanno benissimo su tutto. E nell’elettrico siamo i migliori al mondo, quindi non abbiamo temi diciamo aziendali da rivendicare, ma abbiamo bisogno, di avere un mondo intorno a noi che guardi in positivo al futuro.

Un passaggio anche sui dazi: «Sono gestibili entro certi limiti. Il tema non sono i dazi, ma è la volatilità dei dazi. Dobbiamo avere stabilità e per farlo occorre aprire tavoli, incontrarsi, definire, fare cose insieme. Questo è fondamentale. Anche se qualcuno non ci piace dobbiamo conviverci. Se noi Europei non abbiamo le tecnologie, non abbiamo un cloud, non parliamo poi di armamenti, non abbiamo i satelliti, dobbiamo pure trovare con i nostri partner un percorso».

E poi l’intelligenza artificiale: «L’accelerazione che dà l’intelligenza artificiale fa sì che l’uso del tempo diventi sempre più veloce. Quello che si faceva in tre anni si fa in due, quello che si fa in due si fa in uno. Quindi ci sono due alternative o usi più intelligenza artificiale e meno lavoro. Oppure usi l’intelligenza artificiale per allargare il tuo perimetro. Certi lavori di back office scompariranno, ma ci sono tantissimi giovani che lavorano Ai. Noi abbiamo circa 500 giovani che sono nativi digitali, che lavorano in tutto il mondo, il cuore è l’Italia, , per contribuire all’accelerazione».
Un calendario Pirelli, quello appena presentato per il 2026 che miscela tecnologia e natura. La realtà che corre sempre più veloce e la necessità di sostenere questo progresso, salvando il pianeta. Con i social a fare da acceleratore. «Spero che i ragazzi leggano i libri e studino la storia, la filosofia, la storia delle religioni, perché poi sapranno usare anche questi aggeggi che sono utilissimi, ma se dietro c’è pensiero. Se non c’è pensiero ti sparano tante di quelle fesserie che possono riempirti la testa