Così come, sempre attraverso lo specchio delle feste, il film cerca di tornare al concetto primario del Natale, ossia condividerlo in famiglia e non viverlo solo come un prodotto della società consumistica: «È il periodo in cui i commercianti sono più felici e forse solo loro. L’ideale sarebbe continuare a farci i regali, cosa che personalmente amo, ma magari spendere meno, dare qualcosa a chi è in difficoltà e scambiare molti più abbracci, soprattutto con chi non la pensa come noi». Un Natale nel segno della riconciliazione, come viene accennato anche nel film riguardo ai bambini che, in queste feste, vivranno un’altra giornata di bombardamenti: «Ho accettato di partecipare perché è vero che l’opera trattava di magia, ma quando si hanno delle guerre in corso è importante ricordarle, anche se in maniera breve però incisiva».
Natale senza Babbo, all’insegna della solidarietà femminile
Concorda la collega Ranieri, che dal canto suo in Natale senza Babbo è anche la rappresentazione della condizione femminile nella società odierna. «Per me Margaret, il mio personaggio, è la donna di oggi ovvero una piccola eroina. Io sono fortunata, anche io mi sono ritrovata in situazioni simili, ma penso a quelle persone che devono gestire la famiglia, il lavoro, i figli, le chat della scuola senza poter contare su nessun aiuto. Ma anche lei imparerà una lezione col film: che non siamo indispensabili, che per arrivare ai propri obiettivi si può chiedere aiuto e che alla base di ogni reciprocità deve esserci sempre il rispetto e, talvolta, il saper chiedere scusa». Ragionando sul ruolo della donna nella società l’attrice ha notato come Natale senza Babbo metta in evidenza il fatto che, spesso, le prospettive e i sogni delle persone vengono condizionati da impostazioni di genere: «La prerogativa del film è che non esistono lavori maschili o lavori femminili. Che nessun cancello dovrebbe essere chiuso e chiunque dovrebbe tentare di scegliere il mestiere che più gli o le piace. Dà uno spunto per pensare a come ogni cambiamento debba partire dall’interno delle persone e che, soprattutto grazie alla solidarietà femminile, l’unione può davvero diventare un punto di forza».
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