Il Torino Film Festival ha fatto Bingo! Apre con Eternity, un film ambientato nell’Aldilà e, Signori miei, l’Aldilà non è né di destra né di sinistra. È superiore, in tutti i sensi, alle vostre miserie umane. Eternity, regia di David Freyne, è una deliziosa commedia sentimentale che ha raggiunto l’85 per cento su Tomatometer sulla base di 33 recensioni. Come diciamo noi torinesi “a merita”.
Senza svelare la trama, vediamo come funziona questo Aldilà. Gli umani, freschi di trapasso, vengono convogliati in un “hub junction”, un punto di raccolta affollatissimo che ricorda quello di una grande stazione. Infatti ci arrivano viaggiando su comodi treni sempre in perfetto orario (non siamo in Italia). A questo punto gli sceneggiatori si sono trovati di fronte a due problemi. Il primo: come li fai vedere questi neo defunti? Con l’aspetto che avevano quando si sono dimenticati di respirare? Cosi ci troviamo un hub pieno di vecchi acciaccati e molti anche fuori di melone. Rischiamo di incrociare labbra formato canotto e mandibole cascanti di dive, cantanti e conduttrici reduci dal magico bisturi. La soluzione: i trapassati hanno il corpo che avevano quando questo ha raggiunto il suo picco di felicità. Così sono tutti giovani e belli.

Altro nodo da sciogliere: si muore ovunque, anche nel Terzo Mondo. La soluzione: un annuncio, ripetuto più volte: questo è l’hub riservato ai nordamericani. Come sono organizzati gli altri? Chi lo sa: noi siamo qui per girare un film, non per rispondere a tutte le domande. I nuovi arrivati scendono dal treno, si avviano alle scale mobili, sbucano su un hub affollatissimo. Sono frastornati: e come dargli torto? A ciascuno di loro arriva in soccorso il suo personale “after life coordinator”, una guida che spiega le regole. Arrivi e hai una settimana per decidere in quale “eternità” vuoi andare e con chi. Attenzione: non potrai più cambiare idea, la scelta è per sempre, altrimenti che eternità sarebbe.
Non sappiamo quante siano queste eternità, ma questo non è un libro di Vito Mancuso. Ma come sono fatte? Abbiamo modo di intravederne solo due: una località di mare e una di montagna, una roba da agenzia di viaggi. Per così poco non vale la pena morire. Nei sette giorni concessi il candidato sarà ospitato in un albergo 4 stelle. Poiché il De Cuius è arrivato vestito com’era al momento del transito, troverà nel guardaroba della sua stanza una scelta di abiti di suo gusto. Come abbiano fatto a prendergli le misure resta un mistero. Lo scopriremo forse nel sequel. C’è un televisore che trasmette solo documentari naturalistici. Non c’è neanche l’ombra di un libro. Cosa succede a chi, scaduti i sette giorni, non si decide a scegliere la sua eternità? Resta in quel purgatorio di lusso ma cambia ruolo. Entrerà in servizio nell’hub, in vari ruoli, addetto alle pulizie, impiegato, al barista. Alloggerà in uno degli alloggi della servitù nei piani bassi dell’albergo. La storia? Godetevi il film e la magnifica performance di Elizabeth Olsen, protagonista nel ruolo di Joan, chiamata a compiere una difficilissima scelta.