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Il Sandokan di Kabir Bedi? All’epoca Alessandro Preziosi aveva appena tre anni, era un bimbo, ma «mi sembra di aver visto il Sandokan di Sergio Sollima… Lo ricordo come se fosse un evento, forse è rimasta una traccia dell’entusiasmo della mia famiglia, chissà, è una suggestione», racconta a La Repubblica.
L’attore napoletano è Yanez de Gomera, amico della Tigre della Malesia, nato dalla fantasia di Emilio Salgari, nella nuova serie con Can Yaman. Un personaggio «puro power acting americano. Mi mancavano il ruolo in costume e l’epicità. La prima fonte di ispirazione è stata l’adolescenza, i classici Disney, la mia cultura di padre prima con mio figlio Andrea che ha 30 anni, poi con Elena, che ne ha 19, passando per I pirati dei Caraibi. Johnny Depp è stato un bel modello».
Il sogno di diventare attore
Poi continua: «Non mi è successo spesso di poter andare sopra le righe. Invece recitando Yanez sono stato disobbediente e indisciplinato. Per la prima volta, pagato per farlo. Nemmeno Can Yaman si è risparmiato». Il lavoro di attore confessa che «mi ha protetto da me stesso e non mi ha protetto dagli altri. (…) Mi sono protetto perché ho sempre pensato che fosse un gioco, per altri non lo era».
Non lo era per i suoi genitori, entrambi avvocati.
Entrambi volevano che Alessandro prendesse un’altra strada. «I miei erano terrorizzati e quando si è terrorizzati si fanno cose tremende – racconta a La Repubblica – Mi sono laureato in Giurisprudenza e scelsi un’altra strada; i miei erano avvocati e mia madre non la prese bene. Mi indicò la porta. Aveva un gran carattere, cambiare direzione per me era una sfida. Volevo affrancarmi; anche in maniera infantile, uscire dalla comfort zone. Poi sono diventati i miei primi spettatori e mio figlio è avvocato. La vita va così».
La bellezza
E la sua bellezza quanto ha contato in carriera? «Non ci ho mai fatto caso – ribadisce a La Rep – avrà avuto un peso, nello star system è schizofrenica: apre una porta e ne chiude un’altra. La bellezza è tante cose: simpatia, bei pensieri, aver visto cose belle. La vera bellezza è quella di mio padre e mia madre».
Ornella Vanoni
Poi ricorda la grande Ornella Vanoni. «L’ho conosciuta che avevo sì e no 8 anni, e poi l’ho rincontrata a Sanremo: ho trovato una donna che aveva la risolutezza, la leggerezza e la forza di essere una bambina adulta, in grado di essere sempre sé stessa. La conquista più grande a cui noi, venditori di chiacchiere e artisti, aspiriamo da sempre».
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