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Noemi è in tour. È cominciato da Firenze e si concluderà a Roma. Cantare davanti al suo pubblico è una liberazione. «Cantare una canzone che nasce in una cameretta e poi sentirla in un posto cantata da tantissime persone è un’emozione fortissima: senti che qualcuno ti ha capito», confessa a Specchio.
Gli esordi a X Factor
Al settimanale de La Stampa la cantante torna indietro con il tempo, a 16 anni fa dal suo X Factor. Di quella ragazza è rimasto ancora «il dread che porto dietro la nuca dal 2007 e che ho solo accorciato. Mi ricorda un po’ le mie origini più punk, hardcore, reggae, ma anche soul e hip hop. Ma penso che sia rimasta anche la grande passione per la musica e il modo in cui mi fa sentire. Posso essere arrabbiatissima, ma quando inizio a cantare, che sia a casa o sul palco, ritrovo sempre la felicità».
Poi ammette che «come canta Bertè, non sono una signora, non sono una con tutte le stelle nella vita. Ho avuto le mie stelle, ma anche momenti meno luminosi. Però comunque io sono ancora qua…eh già! [ride]».
Esserci non è semplice, soprattutto oggi. Ma, conferma a Specchio: «Non ho mai cercato scorciatoie e di accontentare il gusto degli altri. Ma anche che sono una musicista. Sono stata sempre molto fedele a me stessa, a volte talmente tanto che mi stavo quasi autodistruggendo».
Vasco Rossi
Il regalo, musicalmente parlando, più grande forse l’ha ricevuto da Vasco Rossi e Gaetano Curreri. «Il regalo più grande che due cantautori come loro possano fare a una voce è scrivere una canzone apposta lei. Con Vuoto a perdere è successo proprio a me. Stare in studio con Vasco e Gaetano che canticchiano il brano e poi vedere Vasco che la canta in tutte le tonalità è stato un insegnamento enorme. Stavano lì con me come se non avessero mai scritto niente, solo con la passione di fare una cosa bella. Questa è una cosa che fanno solo i grandi».
La malattia
Non c’è solo la musica per Noemi.
Lo ha dimostrato, raccontando stralci di vita prima, due momenti difficili della sua esistenza. Uno relativo alla rinuncia ad avere un figlio, l’altro riguarda il disagio psicologico vissuto nel suo ultimo Festival. «Prima che mi diagnosticassero la derealizzazione, io non sapevo nemmeno che esistesse. Non mettevo a fuoco le cose e pensavo di avere problemi alla vista… non credevo che la mia testa potesse tirarmi sto scherzo brutto. Quando sono stata meglio ho pensato quanto bello sarebbe stato avere qualcuno che mi raccontasse che aveva passato la stessa cosa e mi dicesse almeno un pochino che cosa si poteva fare. Così l’ho fatto io, sperando di aiutare altri, perché siamo molto bravi a farci male da soli».
I figli mancati
A far male è l’essere giudicata dall’avere o no un figlio. Giudizi che arrivano per primi dalle donne. «Diventare madre è una cosa bellissima, meravigliosa. Però magari non per tutte… Intanto non tutti possono avere figli. E quando puoi, decidi comunque di far vivere un figlio in ’sto pianeta che è meraviglioso sul piano della natura, però diciamolo, l’essere umano non è proprio così meraviglioso…». E Noemi prima grassa, poi troppo magra ha vissuto sempre sulla sua pelle tanti giudizi, troppi pregiudzi: «Oggi fare i conti con il bullismo è tremendo perché con i social non ti puoi nemmeno più chiudere in cameretta, i bulli arrivano anche lì». Poi continua: «Si dice che il bullismo lo devi combattere, devi essere più forte del bullo, ma io dico che è una stupidaggine. Puoi essere forte quanto vuoi, però se sei circondato da persone che non ti apprezzano, è difficile che scatti qualcosa in te. Quando mi sono fatta degli amichetti al mare, erano loro che mi facevano sentire bene, mi accettavano. E io non ero più timida,non ero più chiusa».
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