Una visita casuale a Isola del Liri accende un lampo di riconoscimento in un giudice napoletano che, poche settimane dopo, identifica in una villa di Monselice un dipinto ottocentesco raffigurante la Cascata Grande. La tela, rimasta nascosta per decenni nella soffitta della canonica di Marendole, potrebbe essere opera di un Carelli. Una storia che collega Napoli, Ciociaria e Veneto attraverso un intreccio sorprendente di memoria, arte e coincidenze.

Uno scambio di figurine calciatori e scopri un dipinto. La storia curiosa si intreccia sull’asse Napoli, Isola del Liri e Monselice (Padova) dove i protagonisti alla fine si trovano a contemplare la Cascata Grande del Liri in un salone a 600 chilometri di distanza dal “Verde Liri”.

Un giudice della corte di Appello di Napoli invitato ad ad Isola del Liri (dove non era mai stato) da un conoscente ammira per la prima volta lo scenario dove, incastonato al castello De’Boncompagni – Viscogliosi, c’è il salto del fiume più suggestivo del territorio. L’appuntamento avviene nella domenica dello scambio di figurine calciatori. Il Giudice napoletano resta in città dalla mattina alla sera, per cui può ammirare la Cascata anche illuminata.

Isola del Liri – Cascata del Valcatoio (Raffaele Carelli 1795- 1864)

La storia finirebbe qui, ma il Giudice qualche settimana dopo è ospite dell’amico ingegnere a Monselice (Padova). Come sua figlia entra nel salone di casa si gira verso una parete dove c’è una grossa tela ed esclama:”Papà ma quelle non sono le cascate di Isola Liri?”

Stupiti i proprietari, l’ingegner Drago e sua moglie. Erano completamente ignari di cosa rappresentasse quel dipinto nel proprio salone :”Questa tela – racconta l’ingegnere al suo ospite – pensavo fosse frutto di fantasia dell’artista che lo ha dipinto, un capriccio di un autore sconosciuto e che quel luogo non esistesse”. Per fugare ogni dubbio chiamano l’amico ad Isola del Liri :”Ti sto mandando una foto, mi confermi che si tratta della cascata della tua città?” Esclama il giudice all’amico all’altro capo del telefono.

Dopo qualche secondo la risposta dalla Ciociria :”Si è la Cascata di Isola non ho dubbi”.

La storia del quadro

La Cascata Grande di Isola del Liri, 1793 – Jacob-Philippe Hackert

”Mio padre era un perito agrario ed appassionato di antiquariato – racconta l’ingegnere ricostruendo la storia della tela che ha nel suo salone – verso la metà del secolo scorso, frazionò i terreni di proprietà della chiesa di Marendole (una graziosa frazioncina posta a sud ovest di Monselice). Il brolo della canonica venne diviso  in più appezzamenti e venduto ai confinanti. Durante le operazioni di rilievo degli edifici mio padre aveva notato nella soffitta della canonica due tele arrotolate in un angolo nascosto e buio. Dopo averle srotolate si rese conto immediatamente che, seppur molto rovinate, potevano essere autentiche”.

Erano rovinate a tal punto che non si capiva assolutamente cosa rappresentassero. A questo punto chiese al Parroco di essere liquidato “in natura” facendosi consegnare, a titolo di compenso per i lavori svolti, le vecchie tele che aveva trovato. Le fece restaurare. “Erano due, una rappresenta lo scorcio della cascata, l’altra, invece, il Golfo di Napoli”.

L’ingegnere veneto costruisce dighe con sua moglie, anche lei ingegnere, in Africa, difficile trovarli nella loro residenza padovana, sono sempre in giro per il mondo, ma si sono ripromessi di vedere dal vivo ciò che hanno avuto nel loro salone per decenni senza conoscere la verità.