L’attenzione internazionale torna, grazie a Netflix, sulla storica foto Napalm Baby e sulla reale identità del suo autore, un nuovo enigma emerge attorno all’archivio di Al Rockoff, il fotografo che immortalò gli orrori dei Khmer Rossi e che ispirò il personaggio interpretato da John Malkovich in The Killing Fields. Le scatole con i suoi preziosi negativi, conservate nella sua abitazione-magazzino in Florida, risultano scomparse da mesi, sollevando sospetti e interrogativi sulla loro sparizione.
Rockoff, oggi settantasettenne, vive con una diagnosi di stress post-traumatico e attraversa periodi di rabbia, confusione e amnesie. Secondo l’ex moglie, Victoria Bornas, un collezionista di cimeli del Vietnam, Brad Bledsoe, si sarebbe avvicinato al fotografo grazie a un amico comune, convincendolo poi a cedergli l’intero patrimonio di negativi in un momento di forte fragilità fisica ed economica.
Bledsoe, contattato dal New York Times, respinge le accuse e sostiene che fu invece Rockoff a chiedergli di salvare le immagini dal rischio di deterioramento. «Voleva che preservassi la sua eredità e che fossi il custode del suo lascito», afferma. Una storia difficile da ricostruire, velata come le memorie di chi ha vissuto la guerra in prima linea.
I dubbi
Ambiguità e incertezze avvolgono anche Napalm Baby, la celebre immagine che ritrae una bambina vietnamita in fuga dalle fiamme del napalm.
Con l’acquisizione del documentario The Stringer del regista vietnamita-americano Bao Nguyen, Netflix riaccende i dibattiti sull’attribuzione dello scatto. La foto valse il Pulitzer a Nick Ut dell’Associated Press, ma il film sostiene che l’autore sarebbe invece Nguyen Thanh Nghe, un fotografo freelance poco conosciuto presente sulla scena come autista per una troupe della Nbc.
La disputa sulla paternità
Nick Ut — che ha intentato una causa contro i realizzatori del documentario — e l’Associated Press continuano a difendere la sua paternità dell’immagine. Presentato al Sundance Film Festival, The Stringer approderà ora a un pubblico globale grazie alla distribuzione Netflix. Il documentario segue il giornalista Gary Knight nella ricerca di Nghe, incoraggiata dall’ammissione di Carl Robinson, ex photo editor dell’Ap a Saigon, secondo cui Ut non avrebbe realizzato la famosa foto.
In un’intervista ad Axios, Bao Nguyen racconta di aver a lungo esitato prima di dedicarsi al progetto: «Nick Ut è un eroe nella nostra comunità», spiega. Alla fine, però, ha scelto di procedere «per rispetto verso il dovere del giornalismo di perseguire la verità e i fatti».
Ultimo aggiornamento: lunedì 24 novembre 2025, 17:57
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