Il tribunale dell’Aquila non ha strappato i tre piccoli ai Trevallion a causa di problemi scolastici. Ma per preservare quelle relazioni che sono state calpestate in pandemia.Apprendiamo, grazie al provvedimento del tribunale dell’Aquila che ha strappato alla loro casa i tre figli di Nathan Trevallion, che la mancanza di relazioni con gli altri è un danno gravissimo alla salute dei bambini. Le carte giudiziarie insistono molto su questo punto, che costituisce la principale motivazione alla base dell’allontanamento. «Va peraltro evidenziato che l’ordinanza cautelare non è fondata sul pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, ma sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione», scrive il giudice, «produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore. La deprivazione del confronto tra pari in età da scuola elementare (circa 6-11 anni) può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino, che si manifestano sia in ambito scolastico che non scolastico. Il gruppo dei pari è un contesto fondamentale di socializzazione e di sviluppo cognitivo/emotivo, che offre opportunità uniche rispetto all’interazione con gli adulti». Il tribunale dei minori si dilunga sull’argomento, con una trattazione che assomiglia più a un testo di psicologia che non a una carta giudiziaria. «In ambito scolastico il confronto e l’interazione con i compagni sono cruciali per l’apprendimento e il successo formativo», si legge. Per il giudice, la mancanza di socializzazione può causare «difficoltà di apprendimento cooperativo: il bambino può avere problemi a partecipare efficacemente a lavori di gruppo, alla peer education (educazione tra pari) o al cooperative learning, perdendo l’opportunità di rinforzare le conoscenze spiegandole agli altri o di imparare da prospettive diverse». E ancora: «Mancanza di autostima e motivazione: la deprivazione può limitare la possibilità di ricevere conferme e valorizzazione dai coetanei, riducendo l’autostima e la motivazione all’impegno scolastico. Problemi di regolazione emotiva e comportamentale in classe il bambino potrebbe faticare a gestire i conflitti (non avendo imparato a negoziare e a comprendere le diverse prospettive), manifestando comportamenti di isolamento o, al contrario, di aggressività (bullismo). Incapacità di riconoscere l’altro: il mancato confronto tra pari, soprattutto in contesti di deprivazione socio-culturale, può portare a una minore empatia e a una difficoltà nell’instaurare relazioni positive». In conclusione, sostiene il provvedimento, «la socializzazione tra pari può essere considerata un ambiente che non solo riflette le competenze acquisite in altri contesti (come la famiglia), ma che contribuisce in modo autonomo e necessario allo sviluppo di nuove e specifiche abilità socio-emotive. La deprivazione del confronto tra pari ostacola lo sviluppo delle competenze sociali, emotive e cognitive essenziali, rendendo più difficile l’adattamento del bambino sia nel sistema educativo che nella società in generale». Tutto molto istruttivo e pure decisamente condivisibile. Rimane il fatto che, come sostengono Nathan Trevallion e la moglie, i tre piccoli del bosco socializzano eccome, con amici e vicini, anche se non vanno a scuola. Sfogliando l’ordinanza cautelare, tuttavia, scaturisce immediato un ragionamento. Se la socializzazione è così fondamentale e chi la nega va considerato genitore indegno al punto di essere prima privato della potestà e poi dei figli, come dovremmo considerare chi ha imposto per mesi e mesi e mesi il blocco di ogni forma di socializzazione per una marea di bambini italiani?Durante il Covid, lo ricorderete, le scuole furono chiuse, i ragazzini obbligati alla didattica a distanza, alla solitudine e alla distanza da ogni gruppo. Per i non vaccinati, poi, le restrizioni furono ancora peggiori: niente sport, regole più severe per l’entrata in classe, niente mezzi pubblici. Sappiamo già quanti danni psichici abbia creato tutto ciò, ormai anche i più strenui sostenitori del totalitarismo sanitario riconoscono gli effetti deleteri di queste restrizioni. Preveniamo la pavloviana obiezione: si era in una pandemia, c’era una emergenza, si dovevano salvare vite e bla bla bla. In realtà, sin da subito era noto ai più che per bambini e ragazzi non esistevano rischi, i numeri lo dimostrano senza ombra di dubbio e fior di esperti lo confermarono già nelle prime settimane di delirio. Di recente anche alcune virostar, in commissione Covid e in pubblico, hanno dichiarato che sulle scuole si poteva agire diversamente. Dai documenti del Cts, poi, è emerso con cristallina chiarezza che gli espertoni al servizio del governo erano molto scettici sulla chiusura delle scuole, Silvio Brusaferro a un certo momento lo comunicò via messaggio al ministro Roberto Speranza, ma gli istituti furono chiusi lo stesso, per scelta politica. Era il 2020 e Brusaferro fece presente al ministro che per chiudere le classi mancavano «le evidenze scientifiche». E Speranza rispose, irritato: «Così ci mandate a sbattere». Conclusione: didattica a distanza. Ci chiediamo allora: se negare la socializzazione a un bambino giustifica il suo allontanamento da casa e dai genitori, perché non sono stati puniti i politici che – contro la palese evidenza scientifica, contro il parere di medici e esperti e contro la logica – hanno imposto l’isolamento forzato dei bambini che ha causato danni oggi facilmente quantificabili e documentati? Nathan Trevallion permette ai suoi figli di vedere altri bambini, li tiene all’aria aperta, in contatto con animali e natura, li spinge a praticare attività fisica. Il governo di Giuseppe Conte non ha fatto nulla di tutto ciò: ha chiuso persino i parchi gioco, con la scusa che si dovevano proteggere i nonni portatori di patologie (i quali, per altro, a differenza dei bambini votano). Perché tutto ciò non è stato sanzionato? Perché l’Associazione magistrati allora taceva, incurante della sorte dei piccoli? E perché tacevano i tribunali dei minori, che hanno così a cuore la salute e il benessere degli infanti?Delle due l’una: o il tribunale dell’Aquila ha torto quando parla di socializzazione e relazioni, oppure un altro tribunale avrebbe dovuto prendere provvedimenti contro chi ha segregato i bambini sapendo di danneggiarli.
Foto @Elena Oricelli
Dal 6 dicembre il viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 toccherà 60 città italiane tra concerti, sportivi e iniziative sociali, coinvolgendo le comunità in vista dei Giochi.
Coca-Cola, partner del viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026, ha presentato le iniziative che accompagneranno il percorso della torcia attraverso l’Italia, un itinerario di 63 giorni che partirà il 6 dicembre e toccherà 60 città. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’attesa dei Giochi in un momento di partecipazione diffusa, con eventi e attività pensati per coinvolgere le comunità locali.
Le celebrazioni si apriranno il 5 dicembre a Roma, allo Stadio dei Marmi, con un concerto gratuito intitolato The Coca-Cola Music Fest – Il viaggio della Fiamma Olimpica. Sul palco si alterneranno Mahmood, Noemi, The Kolors, Tananai e Carl Brave. L’evento, secondo l’azienda, vuole rappresentare un omaggio collettivo all’avvio del percorso che porterà la Fiamma Olimpica in tutta Italia. «Il viaggio della Fiamma unisce storie, territori e persone, trasformando l’attesa dei Giochi in un’esperienza che appartiene a tutti», ha dichiarato Luca Santandrea, general manager olympic and paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola.
Come in altre edizioni, Coca-Cola affiancherà il percorso selezionando alcuni tedofori. Tra i nomi annunciati compaiono artisti come Noemi, Mahmood e Stash dei The Kolors, volti dell’intrattenimento come Benedetta Parodi e The Jackal, e diversi atleti: Simone Barlaam, Myriam Sylla, Deborah Compagnoni, Ivan Zaytsev, Mara Navarria e Ciro Ferrara. La lista include anche associazioni attive nel sociale – dalla Croce Rossa al Banco Alimentare, passando per l’Unione italiana dei ciechi e ipovedenti – a cui viene attribuito il compito di rappresentare l’impegno civile legato allo spirito olimpico.
Elemento ricorrente di ogni tappa sarà il truck Coca-Cola, un mezzo ispirato alle auto italiane vintage e dotato di schermi led e installazioni luminose. Il convoglio, accompagnato da dj e animatori, aprirà l’arrivo della torcia nelle varie città. Accanto al truck verrà allestito il Coca-Cola Village, spazio dedicato a musica, cibo e attività sportive, compresi percorsi interattivi realizzati sotto il marchio Powerade. L’azienda sottolinea anche l’attenzione alla sostenibilità: durante il tour saranno distribuite mini-lattine in alluminio e, grazie alla collaborazione con CiAl, sarà organizzata la raccolta dei contenitori nelle aree di festa. Nelle City Celebration sarà inoltre possibile sostenere il Banco Alimentare attraverso donazioni.
Secondo un sondaggio SWG citato dall’azienda, due italiani su tre percepiscono il Viaggio della Fiamma Olimpica come un’occasione per rafforzare i legami tra le comunità locali. Coca-Cola richiama inoltre la propria lunga presenza nel Paese, risalente al 1927, quando la prima bottiglia fu imbottigliata a Roma. «Sarà un viaggio che attraverserà territori e tradizioni, un ponte tra sport e comunità», ha affermato Maria Laura Iascone, Ceremonies Director di Milano Cortina 2026.
Continua a leggereRiduci
Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Ansa)