“Uno Stato membro ha l’obbligo di riconoscere un matrimonio tra due cittadini dell’Unione dello stesso sesso che è stato legalmente contratto in un altro Stato membro in cui hanno esercitato la loro libertà di circolazione e di soggiorno”. Lo prevede una sentenza della Corte Ue arrivata sul caso di due cittadini polacchi, sposati in Germania, che hanno chiesto che il loro certificato di matrimonio fosse trascritto nel registro civile polacco affinché il matrimonio fosse riconosciuto in Polonia. (Il matrimonio egualitario è legale in Germania fin dal 2017).
Le motivazioni della sentenza
Le autorità polacche avevano respinto la richiesta dei due cittadini sulla base del fatto che la legge polacca non consente il matrimonio né tra persone dello stesso sesso, né le unioni civili. La Corte di giustizia ha ritenuto che il rifiuto di riconoscere un matrimonio tra due cittadini dell’Unione, legalmente contratto in un altro Stato membro in cui hanno esercitato la loro libertà di circolazione e di soggiorno, sia contrario al diritto dell’Unione perché viola tale libertà e il diritto al rispetto della vita privata e familiare.
La Corte ricorda che, sebbene le norme in materia di matrimonio rientrino nella competenza degli Stati membri, questi ultimi sono tenuti a rispettare il diritto dell’Unione nell’esercizio di tale competenza. I coniugi in questione, in quanto cittadini dell’Unione, godono della libertà di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri e del diritto di condurre una normale vita familiare nell’esercizio di tale libertà e al momento del ritorno nel loro Stato membro di origine.
“In particolare, quando creano una vita familiare in uno Stato membro ospitante, in particolare in virtù del matrimonio, devono avere la certezza di poter proseguire tale vita familiare al momento del ritorno nel loro Stato membro di origine”, sottolinea la Corte.
Cosa significa per l’Italia
Una sentenza importante quella della Corte Ue, ma difficilmente applicabile anche in Italia. Nel nostro paese infatti, esattamente come in Polonia, non esiste il matrimonio egualitario. Ossia quel matrimonio che a prescindere se la coppia è formata da un uomo e una donna, o da due persone dello stesso sesso, è legale e identico sul fronte dei diritti e dei doveri in entrambi i casi. A differenza della Polonia però, dove le persone Lgbtq non hanno diritti, nel nostro paese abbiamo la legge sulle unioni civili. E i certificati di matrimoni Lgbtq contratti all’estero vengono poi registrati da noi sotto forma di unione civile, ossia quella legge approvata nel 2016 che di fatto dà alla coppia quasi identici diritti del matrimonio civile. Le differenze sostanziali tra matrimonio e unione civile riguardano i figli. Non è possibile ad esempio per una coppia gay fare l’adozione congiunta di un bambino. Quando invece nella coppia c’è già un figlio o una figlia riconosciuta dal genitore biologico, con la stepchild adoption il genitore o genitrice non biologico può adottare il figlio del partner.