di
Massimo Gaggi
Dal Venezuela all’ordine pubblico nelle città Usa. L’ex capitano della Marina, decorato, potrebbe essere richiamato in servizio per essere processato da un tribunale militare. «Non mi farò intimidire, non mi faccio zittire dai bulli»
Mark Kelly, senatore democratico, ex astronauta ed ex capitano pilota della Marina, decorato per il coraggio dimostrato nelle battaglie aeree, è ora sotto inchiesta del Pentagono che minaccia di farlo processate dalla Corte marziale dopo che Donald Trump ha definito un suo richiamo ai militari a rifiutare ordini illegali (cosa prevista dalla legge) «un comportamento sedizioso punibile con la pena di morte».
Il caso è iniziato la scorsa settimana con sei parlamentari democratici ex membri delle forze armate o dei servizi segreti che in un video creato per iniziativa della senatrice del Michigan Elissa Slotkin, una ex analista della Cia, si sono rivolti ai militari con parole che hanno fatto infuriare il presidente: «Le leggi sono chiare: potete rifiutare gli ordini illegali».
Non hanno citato casi specifici. Poi, però, in un’intervista Kelly ha detto che un domani i militari coinvolti nella distruzione di 21 imbarcazioni colpite in acque internazionali per ordine di Trump che sostiene di aver ucciso, così, 83 narcotrafficanti (una guerra a cartelli criminali dichiarata dal presidente senza interpellare il Congresso), potrebbero essere chiamati a rispondere di complicità in crimini.
La contestazione potrebbe riferirsi anche all’impiego di truppe per interventi di ordine pubblico in varie città. Alcuni tribunali hanno già bloccato questi interventi considerandoli illegali, ma Trump si è detto deciso ad andare avanti sostenendo che l’esercito può essere usato per contenere le proteste popolari e, se necessario, può perfino sparare sui manifestanti.
Alcuni avevano considerato la dura reazione del presidente dopo il video una minaccia destinata a restare sulla carta: un tentativo di intimidire solo a parole. Ma il Trump 2, ormai lo sappiamo bene, è diverso: il presidente dalle pulsioni autoritarie cerca sempre di far seguire alle parole i fatti.
E così, proprio mentre incassa una sconfitta nel tentativo di vendetta nei confronti di due suoi avversari, l’ex capo dell’FBI James Comey e la procuratrice di New York, Letitia James (le incriminazioni da lui richieste a una procuratrice che ha appositamente nominato sono state dichiarate illegali da un tribunale federale), ecco che anche il Pentagono, dopo il ministero della Giustizia, diventa strumento di rappresaglia politica.
Pete Hagseth, il discusso giornalista della Fox nominato da Trump ministro della Difesa, ha aperto un’indagine «per una seria accusa di comportamento illegale» nei confronti del senatore Kelly sulla base di una norma, lo Uniform Code of Military Justice, che consente al Pentagono di richiamare in servizio gli ex militari per sottoporli a provvedimenti disciplinare o anche per portarli davanti alla corte marziali se hanno commesso reati nei confronti delle forze armate.
Per Hegseth quello di Kelly è un invito all’insubordinazione che crea confusione e mette in pericolo la sicurezza dei militari combattenti. I parlamentari democratici, ma anche tutti gli esperti di giurisprudenza militare, sostengono che quanto dichiarato i quel video è perfettamente in linea con la legge: è proprio lo US Manual of Martial Court a stabilire che l’obbligo di eseguire le disposizioni ricevute «non si applica agli ordini chiaramente illegali, come quelli che implicano la spinta a commettere un crimine».
C’è, poi, un’obiezione procedurale: il richiamo forzato in servizio di ex militari per processarli, procedura di dubbia costituzionalità ma comunque già applicata in vari casi, viene, però riferita a reati commessi quando l’imputato era ancora nelle forze armate.
Tutto ciò ha indotto Kelly a reagire con veemenza: «Non mi farò intimidire. Ho dato troppo a questo Paese, sfidando lo sbarramento della contraerea quando ho sganciato bombe sul nemico, per essere zittito da bulli che pensano solo ad accrescere il loro potere anziché proteggere la Costituzione».
Hegseth, scatenato contro Kelly («le sue affermazioni sono spregevoli, sconsiderate e false»), prova a replicare anche sul piano legale: per lui Kelly e gli altri parlamentari democratici (per ora non indagati, probabilmente perché, essendo stati sotto le armi per poco tempo e non percependo pensioni militari, non sono soggetti al Codice militare) si sono comportati come se fossero ancora in servizio perché hanno usato il loro passato militare per dare autorevolezza alle loro parole. Poi è andato oltre negando addirittura la possibilità di un ordine illegale: «Tutti gli ordini hanno una presunzione di legalità e vanno eseguiti».
La legge dice altro. I giuristi la legano a una fattispecie chiamata in gergo «Nuremberg defense» e nasce da precedenti storici che probabilmente Trump ed Hegseth ignorano: alla fine della Seconda guerra mondiale, al processo di Norimberga, furono proprio i magistrati americani a respingere la giustificazione dei capi militari della Germania nazista responsabili di atrocità e dei campi di sterminio. Sostenevano di aver semplicemente eseguito gli ordini di Hitler: furono tutti condannati, alcuni a morte.
25 novembre 2025 ( modifica il 25 novembre 2025 | 17:56)
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