Le collaborazioni tra artisti e aziende di design offre spunti di riflessione sempre utili. A volte si materializza sotto forma di mostre site specific, in altri casi sono gli artisti stessi a trasformarsi in designer entrando così nelle nostre case.
Gli esempi che vedremo rappresentano un terreno fertile per l’esplorazione di nuove soluzioni, non solo espressive ma anche tecniche, nate dalla collaborazione, non nuova ma costante e sempre interessante, tra artisti e produttori. Così da infondere ai brand creatività e ricerca.
Ci sono anche casi speciali dove gli stessi artisti si trasformano in imprenditori di loro stessi creando oggetti. È il caso recente di Stefan Lindfors, attivo in diversi campi come l’arte, la comunicazione, il filmmaking, che l’anno scorso ha lanciato il suo marchio con la lampada Scaraboy. Un omaggio al sodale amico Ingo Maurer, presentata con altre creazioni nell’allestimento “Boy Born Under the Stairs” a Palazzo Litta questa primavera. Ma ricordiamo anche la ricerca che prosegue da anni dell’italiano Jacopo Foggini attivo con il proprio marchio e nelle costanti collaborazioni con Edra.
Proseguiamo il racconto con alcuni recenti esempi significativi.
Un volto inedito alle superfici in marmo con risultati sorprendenti
Murran Billi x Antolini_Caterina de Medici
Murran Billi è un artista fiorentino che ha fatto della relazione con la materia la sua poetica. Insieme all’azienda Antolini®, nota interprete della pietra naturale, ha lavorato a una collezione di arredi dagli effetti autenticamente speciali. Utilizzando pietre diverse ha reso possibile far affiorare dalla superficie materica quattro volti femminili, in modo quasi ipnotico, attraverso le sfumature del marmo stesso.
I ritratti sono un omaggio a Firenze e al mecenatismo, perché, spiega, “le donne de’ Medici hanno saputo proteggere il senso di famiglia, fino ad elevarlo a punto di riferimento per la storia dell’arte e della politica”.
Il risultato è sorprendente. Le sembianze femminili sono rivelate come se fossero già contenute nella pietra attraverso la retroilluminazione così è la luce che filtrando attraverso la materia le svela. Come accade con l’ultima opera, dedicata a Caterina e presentata a Marmomac 2025, in Cristallo Luminescence Select della Exclusive Collection, dove il volto non è mai fisso né definito ma si compone e si dissolve come un’apparizione secondo il punto di vista.
Antolini_Murran Billi, Cristallo Rosa Wow_Lucrezia Tornabuoni
Antolini_Murran Billi, Onice Verde Persiano light_Clarice Orsini
Visualizzare la metamorfosi
REFIN-DTS_Metamorphoses
Ceramiche Refin non è nuova alla collaborazione con gli artisti e con REFIN DTS – Daring Art Explorations, una sorta di laboratorio dedicato all’arte contemporanea, ha coinvolto quest’anno l’artista multimediale austriaco Oliver Laric. Laric affronta nei suoi lavori il confine tra arte materiale e digitale, in particolare rispetto all’autorialità, la riproduzione e la circolazione dell’immagine nell’era digitale. La riflessione è su cosa costituisca una “copia” o un “originale” oggi e si materializzata, è il caso di dirlo, sia in forma scultorea che digitale nell’installazione Metamorphoses negli spazi di Refin Studio a Milano.
Spiega l’artista:
Visitando Refin sono rimasto colpito da come il tempo fosse reso visibile nei materiali cambiavano stato, trasformandosi davanti ai nostri occhi. La mia idea è stata di provare un nuovo approccio: invece di mostrare momenti tra due forme, generare una composizione che subisce più fasi in successione, portando così ad una complessità espansa in cui ogni fase si inserisce in un dialogo continuo di significati e sfumature.
Per questo lavoro ha utilizzato manipolazioni tecniche per digitalizzare oggetti analogici tramite scansioni 3D. Il risultato è particolarmente innovativo anche da una prospettiva tecnologica. Laric, infatti, ha lavorato con un esperto di matematica 3D per sviluppare un nuovo media per creare le sue sculture, morfologicamente realizate come in un frame video, anche grazie alla possibilità di stampare in 3D l’acciaio inossidabile.
L’insegnamento di una grande textile designer
DEDAR_WEAVING ANNI ALBERS_Photograph by John T. Hill_Image courtesy of the Josef and Anni Albers Foundation
Rivive attraverso Dedar l’arte dei cosiddetti “intrecci pittorici” (“pictorial weavings”) dalla celebre artista e designer Anni Albers della scuola Bauhaus, insieme alla traduzione tessile di un disegno della stessa artista rimasto su carta. Opere che oggi assumono nuove forme e applicazioni – tessuti per sedute, tende, pannelli, elementi tessili per gli interni – grazie alla collaborazione con la Fondazione Josef & Anni Albers.
DEDAR_WEAVING ANNI ALBERS_UNDER WAY 1963
Così Dedar ha recentemente editato una prima serie di tessuti traducendo con sensibilità e tecniche contemporanee cinque opere concepite e realizzate tra il 1936 e il 1974. La collezione è stata presentata con una mostra itinerante allestita da DWA Studio (Frederik De Wachter e Alberto Artesani) che trae spunto da due elementi chiave: l’atmosfera strutturata di una sala d’archivio e l’astrazione di un telaio. In una griglia modulare sono stati esposti i tessuti sviluppati in collaborazione con la Fondazione, intervallati da schedari e scrivanie da ufficio dove i cassetti rivelavano materiali originali, testi e fotografie, per approfondire l’opera dell’artista.
DEDAR WEAVING ANNI ALBERS_©Sean Davidson
Gli specchi concettuali e d’autore di Cassina
CASSINA_ME FROM OUTSIDE , Pietro Terzini_ph_Simone Barberis
Portare a casa un complemento d’arredo che in realtà nasce come un’opera d’arte. Lo storico brand italiano ha coinvolto l’artista Pietro Terzini, che ha firmato a mano una targhetta esposta sul retro dei modelli a conferma dell’autenticità del progetto, in un’interpretazione dello specchio, di per sé un potente mezzo di comunicazione. Laureato in architettura e apprezzato per i suoi sconfinamenti nell’arte, nel design e nella moda, Terzini con la collezione ME FROM OUTSIDE riunisce un grande specchio ovale sul quale sono serigrafati tre messaggi in caratteri maiuscoli per creare un rapporto diretto tra il fruitore e l’oggetto. Il primo modello We see what we want to see entra nel catalogo di accessori Details; gli altri due modelli sono edizioni limitate di cento pezzi. Se il primo mette al centro l’amore per sè stessi, con la frase I love you, il secondo, Sometimes I lie, ci ricorda che lo specchio può anche mentire.
CASSINA_ME FROM OUTSIDE mirror_Pietro Terzini_ph_Luca Merli
Luci d’artista per Poltrona Frau
Ezequiel Pini, alias Six N. Five è un premiato artista digitale argentino attualmente residente a Barcellona. Ultimamente la sua ricerca indaga il mondo del 3D per creare universi immaginari e onirici e il suo lavoro incorpora diversi mezzi per raggiungere gli effetti voluti.
Poltrona Frau lo ha intercettato e sono nate due lampade, Moonbea per il tavolo e Foliage da terra, e un tappeto, tutti appartenenti alla collezione Beautilities dove si sperimentano nuove soluzioni tecniche anche grazie alla collaborazione con gli artisti. La prima lampada rappresenta un’eclissi attraverso un diffusore composto da un disco sovrapposto parzialmente a un secondo più grande in vetro. La luce può cambiare colore, da blu a rossa poi bianca, riproducendo le fasi lunari.
Più scenografica la seconda, ovvero un albero stilizzato dove è l’ombra, ovvero la silhouette delle foglie rivestite in pelle illuminate dal basso – grazie a un sistema innovativo sviluppato ad hoc – a creare un piacevole effetto d’ambiente.
Il divano come una tela da dipingere
Lilum 50_Maxalto 50th Anniversary
Per celebrare i primi cinquant’anni della propria storia, Maxalto ha invitato l’artista olandese Patrick van Riemsdijk, trapiantato a Palma de Mallorca, a impreziosire con il suo tratto dal sapore calligrafico, brusco e raffinato assieme, un’edizione limitata a cinquanta esemplari dell’elegante dormeuse Lilum di Antonio Citterio. Il tessuto scelto è un lino di pregio utilizzato unicamente per questa collezione e trasformato, grazie alla tecnica riproduttiva messa a punto dall’azienda, in una sorta di tela pittorica per accogliere il tratto dell’artista. I pezzi sono ovviamente numerati e accompagnati da un certificato di autenticità. Il sodalizio con van Riemsdijk cementa il legame con l’universo dell’arte che Maxalto ha inaugurato nel 2021 e che, in meno di cinque anni, ha prodotto diversi frutti, anche nella scoperta di giovani talenti.
Era la prima volta che dipingevo un arredo – precisa l’artista – e ho deciso di guardare alla dormeuse Lilum come a una scultura, una scultura dalle forme arrotondate, quasi biomorfe, destinata a diventare viva nel momento in cui le persone vi si siedono o sdraiano. E, proprio nelle curve del divano, ho trovato quella tridimensionalità che questa volta non ho potuto dare al mio tratto.
Artisti e imprese, un dialogo ininterrotto: foto e immagini







