Sfuma per sempre il sogno di rivedere, dopo 225 anni, «Davide che contempla la testa di Golia», opera romana e giovanile di Guido Reni, all’interno di Palazzo Reale. Oggi pomeriggio la tela è stata battuta dalla casa d’aste Artcurial and Millon, nel cuore degli Champs-Élysées di Parigi, per 10 milioni di euro.

Un capolavoro strappato a Torino

La tela della collezione del principe Eugenio di Savoia, custodita per tutta la seconda metà del Settecento all’interno dell’attuale Armeria Reale, è stata così perduta dalla coraggiosa operazione intrapresa dai Musei Reali di Torino negli ultimi mesi per tentarne l’acquisto.

Una cifra fuori portata per l’Italia

Dieci milioni di euro, per una singola opera d’arte, è una cifra che non sarebbe possibile per nessun museo pubblico italiano. Probabile invece, per quella somma, che la tela sia finita nelle mani di qualche magnate internazionale, oppure per un’importante collezione museale privata (si mormora della Frick Collection di New York).

Silenzio e speranze dei Musei Reali

La notizia del ritrovamento dell’opera era stata data dalla Stampa lo scorso 13 giugno. Da subito il silenzio dei Musei Reali, che non si sono mai espressi (all’epoca il museo era retto ancora da Mario Turetta) faceva ben sperare.

Appelli per una sinergia pubblico-privato

Nei giorni successivi, sempre attraverso le colonne della Stampa, sia Paola Gribaudo (già presidente dell’Accademia Albertina), sia Guido Curto (già direttore di Palazzo Madama e Venaria Reale) avevano auspicato una cordata pubblico-privato, coinvolgendo le principali aziende piemontesi.

Tentativi e confronto con un precedente successo

Diversi sono stati i tentativi, in queste settimane, per tentare il colpo, così come avvenuto, per una cifra decisamente inferiore, appena un mese fa, per la tela del Legnanino, acquistato da Palazzo Carignano per 110 mila euro (e tra poche settimane visibile al pubblico).

Supporto politico e sprint finale

Negli ultimi giorni lo sprint con il Ministero della Cultura per il Guido Reni pare essere stato importante. Anche il numero uno della Commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, aveva dato il suo benestare. Ma la cifra discussa era di 2-3 milioni. Un affare ancora possibile.

Asta parigina fuori scala

Di fronte a quanto accaduto oggi a Parigi, con continui rilanci fino a 10 milioni di euro, la cosa non poteva andare in porto neanche con le migliori intenzioni. Sarebbe stato un colpaccio, soprattutto come ciliegina sulla torta a margine dell’attuale mostra, proprio sulle opere torinesi di Guido Reni, nelle sale dei Musei Reali.

Un’opera ritrovata dopo 225 anni

Al centro c’è lui, un vero capolavoro. È stato ritrovato in Francia, ricomparso dall’oblio dopo 225 anni, appena due anni fa. La casa d’aste parigina ha ricevuto la tela dai pronipoti del generale napoleonico che, nel luglio del 1800, staccò l’opera dalla parete del Palazzo Reale di Torino portandosela con sé a Parigi.

Un dipinto tra manierismo e caravaggismo

La tela è considerata un capolavoro, fortemente influenzata dal manierismo di primo ‘600 e dall’emulazione dei temi del Caravaggio.

Un viaggio storico tra collezioni nobiliari

Di questa tela sappiamo tutto quello che accade dal 1605, quando l’opera viene dipinta da Guido Reni a Roma (insieme ad altre versioni simili: una al Louvre e una seconda agli Uffizi). La tela ritrovata viene acquistata da Francesco I d’Este, duca di Modena, direttamente dal pittore.

La tela tra Vienna e Torino

Passa poi alle collezioni del principe Eugenio di Savoia, l’eroe di Torino e di Vienna, che la porta in esposizione nella galleria d’arte del Castello del Belvedere, a Vienna. Alla sua morte, la tela passa al Palazzo Reale di Torino, entrando nelle collezioni di Carlo Emanuele III di Savoia.

Una cornice d’autore nella Galleria del Beaumont

Per questa tela, viene trovato un posto d’onore nella Galleria del Beaumont, oggi Armeria Reale. L’architetto Benedetto Alfieri fa preparare per la sua esposizione una posizione di rilevanza. Lo scultore Simone Martinez realizza intorno al 1760 una cornice in marmo sulla misura della tela.

Furto napoleonico e fuga a Parigi

All’indomani della vittoria di Marenco, Torino viene occupata dal generale napoleonico Pierre-Antoine Dupont de l’Étang. È il luglio 1800 quando la tela viene notata dal generale, staccata dalla sua nicchia e portata a Parigi, nella sua residenza Hôtel de Beauvau, oggi sede del ministero dell’Interno. I discendenti del generale sono i mittenti dell’attuale asta.

Analisi pittorica dell’opera

Nell’opera, David è atteggiato come un damerino, col cappello rosso piumato e il corpo illuminato da una luce lunare, appena coperto da un ricco mantello con i bordi di pelliccia. Le luci definiscono con morbidezza il suo corpo, mentre l’oscurità si propaga dal fondo. Il giovane fissa pensoso il gigantesco capo mozzato di Golia: l’azione è già compiuta e il dramma si scioglie in meditazione.

Un precedente felice nel 2020

Prima di oggi, c’era un precedente illustre di capolavoro di Guido Reni recuperato. Il quadro «Danza Campestre», già nelle collezioni romane di Scipione Borghese e scomparso in un’epoca imprecisata, ricomparve nel 2008 sul mercato antiquario londinese. Nel 2020 lo Stato italiano lo ricomprò per la Galleria Borghese di Roma per 800 mila euro.

Ultima speranza: un prestito temporaneo

L’unica speranza che oggi il quadro di Guido Reni possa ritornare (anche solo temporaneamente) a Torino, è che ad acquistarlo sia stato veramente un museo. Lo si potrebbe così chiedere in prestito, solo per poterlo ammirare nel luogo da dove, 225 anni fa, venne portato via.