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Alle Ville Ponti, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Gruppo Donne Confapi Varese ha scelto di dedicare un confronto pubblico a un tema che attraversa la vita di tutti: la medicina di genere. Un approccio che invita a leggere differenze, contesti e vulnerabilità non come etichette ma come strumenti per migliorare la cura. «Lavorare insieme a un progetto condiviso, unendo esperienze e competenze, con un approccio multidisciplinare è la base di un miglioramento trasversale», ha affermato la presidente Chiara Barbieri aprendo i lavori.
L’incontro è nato dunque con l’idea di far dialogare prospettive diverse, non di affiancarle. E così ogni voce ha contribuito a costruire una visione comune, ampia e sfaccettata. (nella foto, da sinistra: De Bortoli, Pau, Castiglioni, Ghezzi, Cambria e Soffitto)

UNA MEDICINA DI GENERE GIÀ DAL FETO 

A dare l’avvio al percorso è stato il professor Fabio Ghezzi, che ha portato lo sguardo alle origini della vita, mostrando come le differenze tra maschi e femmine emergano già nelle prime settimane fetali. Dalle reazioni ai fattori ambientali alla morbilità perinatale, fino agli esiti sulla salute delle madri, i dati raccolti in anni di ricerca delineano un quadro che invita a trattare il sesso del feto come variabile clinica e non come dettaglio neutro. La medicina di genere, in questa prospettiva, diventa il punto di partenza per rafforzare consapevolezza e prevenzione sin dalle prime fasi della gravidanza.

DIAGNOSI TARDIVE E INADEGUATE

Le riflessioni di Ghezzi hanno trovato un naturale proseguimento nell’intervento della dottoressa Battistina Castiglioni, che ha mostrato come lo stesso sguardo differenziato sia decisivo anche nella cardiologia. La sottorappresentazione femminile negli studi clinici degli anni Novanta ha generato, per decenni, diagnosi tardive e trattamenti meno adeguati. Castiglioni ha illustrato i fattori di rischio specifici per le donne, il peso della menopausa sulla salute cardiovascolare, la minore aderenza ai trattamenti e una sintomatologia dell’infarto spesso atipica. Ancora una volta, non si tratta di attribuire ciò che accade a “differenze naturali”, ma di riconoscere che la ricerca e i sistemi sanitari hanno bisogno di strumenti più precisi e consapevoli.

NATURA ED ESPERIENZA

Proprio quando i dati clinici rischiano di diventare incomplete fotografie, l’intervento della filosofa Florinda Cambria ha riportato il discorso sul terreno culturale e simbolico che plasma i corpi e le biografie. Cambria ha richiamato il valore della cura come atto relazionale, capace di attraversare ambiti e linguaggi, e ha ricordato come le differenze non siano mai meri attributi biologici, ma esiti di un intreccio continuo tra natura ed esperienza. Gli studi di epigenetica, ha osservato, mostrano con chiarezza quanto l’ambiente – sociale, affettivo, economico – lasci tracce profonde e durature. Per questo, scienza e filosofia non procedono in parallelo: si illuminano a vicenda.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA CURA

Sul versante dell’innovazione tecnologica, la manager Claudia Pau ha ricondotto il discorso alle conseguenze concrete che le disuguaglianze producono nell’accesso alla salute. Diagnosi ritardate, minore presenza femminile nei trial clinici, difficoltà logistiche e socioeconomiche che portano a rinunciare alle cure: un insieme di fattori che richiede nuove strategie e un uso consapevole degli strumenti digitali. Lo studio SMART e i progetti di Medtronic mostrano come la personalizzazione dei percorsi clinici possa colmare parte di queste distanze, ma anche come l’intelligenza artificiale rischi di amplificare bias preesistenti se i dataset non rappresentano adeguatamente la popolazione femminile.

IL LEGLISLATORE TRASCURA IL GENERE 

La dimensione della sicurezza, spesso percepita come tecnica e neutrale, è entrata nel dialogo grazie all’intervento dell’architetto Luca De Bortoli, che ha ricordato quanto il Decreto 81, pur citando la necessità di considerare le differenze di genere nella valutazione dei rischi, offra strumenti ancora limitati. Differenze antropometriche, fisiologiche e persino organizzative influiscono sull’esposizione ai rischi e sul modo in cui uomini e donne vivono gli ambienti di lavoro. Una lacuna normativa che chiede aggiornamenti e che trova nella medicina di genere un riferimento utile anche fuori dagli ospedali.

ANDARE OLTRE IL SINTOMO

La riflessione sulle differenze ha assunto una tonalità ancora diversa con lo psicologo e psicoterapeuta Alessio Soffitto, che ha messo in luce come bias culturali e aspettative sociali condizionino la lettura dei sintomi. Modelli interiorizzati, sul dolore, sull’emotività, sul comportamento atteso, possono portare a diagnosi distorte o parziali. C’è una sottostima nella valutazione di alcune patologie femminili perché i medici, gli infermiere, gli operatori e i tecnici sono persone. Quindi anche esse anche esse sono vanno incontro a certi bias» ha spiegato lo psicologo. Per questo, ha osservato, è necessario “andare oltre il sintomo” e riportare empatia e ascolto al centro della relazione terapeutica.

varie nella foto il giornalista Gianni Spartà

LA SALUTE È UN’OPERA COLLETTIVA

Il filo rosso della cura, declinato in tutte le sue forme, ha trovato un’ultima e significativa risonanza nell’intervento del giornalista e scrittore Gianni Spartà, che ha portato l’esperienza concreta della Fondazione Circolo della Bontà. Attraverso racconti e progetti sviluppati sul territorio, Spartà ha mostrato quanto la qualità della sanità dipenda anche dalla capacità della comunità di sostenere i suoi ospedali. La Fondazione, impegnata nel migliorare i percorsi dei pazienti e nel dotare i reparti di strumenti più adeguati, rappresenta un esempio di partecipazione attiva, capace di trasformare la fiducia in azione. Il suo intervento ha evidenziato come l’umanità, prima ancora della tecnologia, resti il vero motore della cura: un invito a riconoscere che la salute è un’opera collettiva, costruita giorno dopo giorno attraverso gesti concreti, relazioni e responsabilità condivise.

Medicina di genere, un nuovo sguardo sulla salute: alle Ville Ponti un dialogo tra scienza, filosofia e società