Il 21 maggio 2025, il Consiglio Nazionale di Monaco aveva votato a stragrande maggioranza (diciannove membri a favore e solo due contrari) a favore di una proposta di legalizzazione dell’aborto nel Principato. Il testo – che prevedeva di autorizzare l’aborto fino a dodici settimane, fino a sedici in caso di stupro, e di abbassare l’età del consenso dei genitori da diciotto a quindici – avrebbe segnato un cambiamento significativo in un Paese in cui l’aborto è proibito tranne in caso di stupro, grave malformazione fetale o pericolo per la vita della madre. Quel cambiamento, tuttavia, non avverrà: Alberto di Monaco, esercitando il suo potere di principe sovrano, si è rifiutato di firmare la legge.
E parlando col quotidiano Monaco-Matin ha spiegato perché: «Comprendo la delicatezza di questo tema, le emozioni che può suscitare e i ricordi dolorosi che può evocare in alcuni». Ma «l’aborto è già una questione importante a Monaco». Il quadro giuridico esistente «rispetta la nostra identità, il ruolo che la religione cattolica occupa nel nostro Paese, e le donne colpite, garantendo un sostegno sicuro e umano». Nel Principato di Monaco – che riconosce la religione cattolica come religione di Stato (oltre il 90% della popolazione si dichiara cattolica) – il sovrano esercita il potere esecutivo insieme al parlamento: rifiutandosi di firmare la legge, Alberto ne ha di fatto bloccato il percorso, lasciando invariata la normativa vigente. Una scelta che nel Principato ha sollevato reazioni opposte. C’è chi difende a spada tratta il «no» del principe e chi lo critica aspramente. Ad esempio Juliette Rapaire, fondatrice del collettivo Les Nouvelles Réformatrices, intervistata da France 3 ha espresso tutto il suo disappunto, spiegando che «le donne troveranno sempre soluzioni al di fuori del Principato».
Alberto, padre di quattro (oltre ai gemelli Jacques e Gabriella avuti dalla moglie Charlène Wittstock ci sono due figli illegittimi, Alexandre e Jazmin Grace) motiva il suo no alla nuova legge sull’aborto spiegando che la vita umana va «difesa in tutte le sue fasi», e sostenendo che una liberalizzazione indiscriminata significherebbe tradire la storia e i più deboli. Il sovrano ha inoltre dichiarato che il Ministro di Stato presenterà presto misure di sostegno per le donne che si trovano in situazioni difficili. A dimostrazione del fatto, anche in assenza di modifiche legislative, la riflessione sociale non è certo finita.