di
Massimo Gaggi
Il quotidiano indaga sulla salute del presidente: ha ridotto i suoi impegni rispetto al primo mandato
NEW YORK – Chi la fa l’aspetti: il Donald Trump che dieci anni fa, quando era ancora un outsider della politica, distrusse il candidato in pole position per un’altra presidenza repubblicana, Jeb Bush, con uno slogan di due parole, «low energy» e l’immagine di un pupazzo con le batterie scariche, si è infuriato per un articolo nel quale il New York Times, indagando sulla sua salute, mette in dubbio che il leader sia in forma. Scrive che il presidente, ancora molto attivo nonostante l’età (79 anni), appare più fragile e ha ridotto gli impegni rispetto agli standard del 2017, primo anno della sua prima presidenza. Insomma, pur senza segni di malattie gravi, al quotidiano progressista odiato da Trump (gli ha fatto da tempo causa chiedendo 15 miliardi di dollari di danni) il presidente sembra meno tonico: energia ridotta, se non proprio «low».
Apriti cielo: il presidente, che si è sempre considerato un modello di lucidità e attivismo rispetto a Joe Biden da lui soprannominato «Sleepy Joe» (l’assonnato), prima ha preso di petto Katie Rogers, la corrispondente dalla Casa Bianca autrice dell’articolo: «Le hanno dato il compito di scrivere cose negative su di me: è una giornalista di terz’ordine, brutta dentro e fuori». Poi la solita rasoiata contro il giornale di «quei matti lunatici della sinistra radicale». Infine si è dedicato alla riduzione del danno: «Verrà pure il giorno in cui avrò meno energia, ma non è adesso». Poi, tutto a lettere maiuscole: «Ho fatto di recente esami fisici e test cognitivi: sono perfetti».
In realtà l’articolo del Times è legittimo vista l’età avanzata di Trump (il presidente più anziano della storia americana al momento dell’elezione) ed è perfino garbato, se confrontato con quanto a suo tempo subito da Biden, trattato ogni giorno dai media vicini a Trump come un rimbambito, un pupazzo nelle mani dei suoi collaboratori. Ma il quotidiano non ha tirato fuori fatti nuovi. Ha solo rimesso insieme quanto fin qui emerso nei mesi scorsi: dalle frasi confuse, a volte incomprensibili, a un paio di casi nei quali è sembrato faticare a restare sveglio, o si è addirittura assopito in pubblico, fino alle macchie sulle mani e i gonfiori alle caviglie. Fenomeni spiegati dai medici della Casa Bianca con una patologia, l’insufficienza venosa cronica, diffusa tra gli anziani e non grave.
Per il resto il Times ha fatto ricerche certosine confrontando i dati statistici dell’attività di Trump 2025 con quella di Trump 2017. Ha scoperto che il presidente sta viaggiando molto meno di allora negli Stati Uniti. In compenso ha raddoppiato le missioni all’estero (8 rispetto alle 4 del 2017). Le apparizioni a eventi ufficiali sono calate del 39% (1.029 rispetto a 1.688), comunque molte più di quelle di Biden. È stato misurato anche il numero di ore di attività della giornata presidenziale. Se ne può dedurre che Trump si alza più tardi al mattino: nel 2017 il presidente si metteva al lavoro, in media, alle 10.31 mentre quest’anno ha cominciato alle 12.08. Esercizio statistico significativo per alcuni mentre per altri sa di accanimento terapeutico.
Il punto vero è che Trump, a differenza dei suoi predecessori, non ha mai fornito informazioni dettagliate sull’esito dei suoi esami clinici: solo assicurazioni generiche. Mai un rapporto sul suo ricovero durante l’epidemia da Covid né sulla ferita per l’attentato del 2024 a Butler. Del resto la scarsa trasparenza non riguarda solo la salute: Trump non ha mai accettato di pubblicare nemmeno le sue dichiarazioni dei redditi e le tasse pagate al Fisco.
26 novembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA