Standard & Poor’s ha abbassato la propria Stablecoin Stability Assessment su Tether (USDT), portandola dal livello 4 (“constrained”) al livello 5 (“weak”), il gradino più basso della scala. Si tratta di una valutazione che non equivale a un rating formale, ma rappresenta comunque un giudizio negativo sulla capacità della stablecoin di mantenere l’ancoraggio con il dollaro, cioè che fornisce loro la protezione necessaria contro l’inflazione. Il downgrade arriva in una fase in cui Tether ha un peso crescente nell’economia digitale globale e in cui il suo ruolo assume particolare rilevanza anche nel calcio italiano. La società, infatti, è il secondo maggiore azionista della Juventus con l’11,7% del capitale sociale.
Le motivazioni del declassamento
Secondo S&P, il peggioramento è dovuto all’aumento dell’esposizione verso asset considerati più rischiosi all’interno delle riserve che garantiscono il valore di USDT. Al 30 settembre 2025, bitcoin, oro, prestiti garantiti, corporate bond e altre partecipazioni costituivano il 24% delle riserve, contro il 17% dell’anno precedente. L’incremento è stato definito “significativo” perché riduce il margine di sicurezza che dovrebbe sostenere la stabilità della stablecoin.
Tra gli elementi evidenziati, la quota di bitcoin è salita al 5,6% dell’USDT in circolazione. Un eventuale calo del prezzo della criptovaluta o la svalutazione degli altri asset rischiosi potrebbe portare a una situazione di sottocollateralizzazione, rendendo più complesso mantenere il valore stabile del token. S&P ha inoltre richiamato ulteriori criticità:
- scarsa trasparenza sui custodi delle riserve;
- assenza di un quadro regolamentare solido dopo la migrazione in El Salvador;
- governance poco chiara;
- procedure di rimborso limitate sul mercato primario, con soglie elevate per le richieste di redeem.
La replica di Tether
Il giudizio è stato accolto con irritazione dal CEO Paolo Ardoino, che ha contestato pubblicamente la decisione dell’agenzia. In un lungo messaggio su X, Ardoino ha definito il sistema finanziario tradizionale “corrotto” e ha sostenuto che Tether resti un’azienda “sovracapitalizzata”, sottolineando la capacità dimostrata finora di mantenere l’ancoraggio al valore di un dollaro grazie a un margine di sicurezza stimato in circa 7 miliardi di dollari. Il giudizio di S&P non riguarda la redditività dell’azienda ma la composizione delle riserve e la sostenibilità strutturale della stablecoin.
Secondo S&P, la valutazione potrà essere rivista al rialzo solo nel caso di una riduzione dell’esposizione verso asset rischiosi, di una maggiore granularità informativa sulla composizione delle riserve e di un aumento della trasparenza su governance e controparti coinvolte. La richiesta è quella di un cambiamento in linea con la crescita della società, arrivata a superare i 180 miliardi di dollari di capitalizzazione nel 2025.
Le possibili ripercussioni sulla Juventus
Dal punto di vista operativo, il declassamento non modifica in modo immediato le attività della Juventus né incide sulle dinamiche della gestione societaria. La partecipazione di Tether nel capitale del club resta infatti immutata e non sono previsti effetti diretti sui conti bianconeri. La revisione al ribasso potrebbe però riflettersi sul contesto in cui si muove l’azionariato del club. La presenza di Tether come secondo socio della Juventus ha già generato dibattito negli ultimi mesi, soprattutto alla luce dei rapporti di forza con Exor, azionista di controllo con oltre il 65%.
Il giudizio negativo di S&P, sommato alle perplessità manifestate da John Elkann sulla scalata tentata da Ardoino, potrebbe consolidare ulteriormente la posizione della holding di controllo. Lo stesso Elkann aveva richiamato di recente il ruolo storico della famiglia nella guida della società, sottolineando che il legame con il club “è il più duraturo nel mondo del calcio” e ribadendo la volontà di non mettere in discussione l’assetto proprietario.
S&P declassa Tether al livello più basso: riserve troppo rischiose e governance opaca. Impatti e scenari per l’azionariato della Juventus.