Yannick Noah è stato l’ultimo tennista francese a conquistare un titolo del Grande Slam. Il riferimento è al Roland Garros del 1983. Sono trascorsi ben 42 anni e, nel tennis moderno, il nome “Yannick” per la sua pronuncia corrisponde a “Jannik”, pensando a Jannik Sinner. L’altoatesino è la punta di diamante di un movimento italiano, sempre più in evidenza nel massimo circuito internazionale.

Non è un caso che nel 2025, al di là della terza Coppa Davis in serie vinta a Bologna (senza Sinner e Lorenzo Musetti, i primi due tennisti nostrani in classifica mondiale), i titoli a livello ATP siano stati ben 11, di cui 6 firmati dal fuoriclasse pusterese. Italia unico Paese in doppia cifra, in questa particolare graduatoria.

In Francia ci si chiede quale sia il segreto della realtà nostrana, nella considerazione che la profondità del gruppo transalpino sia notevole, visti i dieci giocatori in top-100 rispetto agli 0tto azzurri. Gilles Simon, in passato n.6 del mondo (5 gennaio 2009), ha rilasciato un’intervista a Eurosport Francia, dando una chiave di lettura interessante.

“Nel tennis maschile abbiamo sempre molti giocatori che arrivano al più alto livello, tra i primi 100 del mondo, come accade già da molto tempo. Purtroppo, però, non ce ne sono abbastanza lassù in cima. L’esempio dell’Italia? Hanno un’ondata enorme, questo è certo. La federazione italiana ha lavorato sempre di più anche con le varie accademie, cosa che prima accadeva molto meno. Ma hanno fatto molti cambiamenti nelle strutture. Hanno moltiplicato i tornei in casa, a tutti i livelli. C’è un effetto domino. Quando vai nei Challenger da loro, metà dei giocatori sono italiani, quindi ogni volta ce n’è uno in semifinale, in finale o che vince, così si avanza. Tutto questo spiega il grande serbatoio che hanno“, ha dichiarato Simon.

“In ogni generazione ci sono pochi potenziali come Jannik e possono nascere ovunque al mondo. Ma la domanda è: quando ne abbiamo uno, riusciamo a farlo diventare davvero un Sinner, cioè a portarlo davvero al vertice? È ciò che gli italiani sono riusciti a fare meglio degli altri e ciò che, secondo me, noi facciamo un po’ meno bene. Ho l’impressione che nella nostra formazione ci sia una piccola dispersione, tale per cui un tennista che potrebbe vincere uno Slam, da noi finirà per essere numero 10 del mondo. Un giocatore con il potenziale da top-10 diventerà numero 30 e così via. A mio avviso, è questo che ci impedisce di vincere un Major, perché per vincerne uno dovremmo avere la fortuna di avere un giocatore che ha il potenziale per vincerne dieci“, ha concluso l’ex tennista francese.