Quando si è trattato di fare l’ultimo giro di pista, lo speaker lo ha chiamato a gran voce. E mentre dagli altoparlanti del Kuipke scendevano le note della Marsigliese, Viviani si è avvicinato alla parata di bici con le ruote sollevate, riconoscendo da un lato Consonni e sull’altro Ganna, accanto al quale Scartezzini riprendeva tutto con lo smartphone. La gente sugli spalti ondeggiava come grano in un giorno di vento, dando alla scena un contorno magico. Poi Elia ha preso il microfono e ha pronunciato il suo discorso, senza un filo di commozione.

La Sei Giorni di Gand è stata la sua ultima gara e in qualche modo è stata un momento di svolta anche per Scartezzini, a un passo da un cambiamento cruciale. Come Elia, ma con tre anni in meno, anche Michele è originario di Isola della Scala alle porte di Verona, e Gand se la sono vissuta insieme, dividendo la stanza in hotel. Entrambi hanno sperimentato emozioni mai vissute prima, soprattutto Viviani, mentre l’altro prendendolo un po’ in giro non faceva che scandire il countdown verso il fine carriera.

«Lunedì ho dormito per un giorno intero – racconta Scartezzini – perché bene o male andavamo a letto ogni giorno alle tre e mezza, anche le quattro. Finivamo la serata. Uscivamo dal velodromo e mangiavamo sul suo camper, che porta come appoggio nelle trasferte e in cui sta ad esempio il meccanico».

La piccola squadra veronese a Gand era composta dai due atleti, più il meccanico Matteo Ferronato, lo storico massaggiatore belga Ethienne Illigems e un altro massaggiatore veronese che si chiama Davide Vignato.

Quando lo speaker lo ha chiamato, Viviani è stato acclamato dal publbico e ha pedalato per l'ultimo giro di pistaQuando lo speaker lo ha chiamato, Viviani è stato acclamato dal pubblico e ha pedalato per l’ultimo giro di pista

Il discorso senza una lacrima: la prova che Viviani fosse certo della decisione di smettereIl discorso senza una lacrima: la prova che Viviani fosse certo della decisione di smettere

Quando lo speaker lo ha chiamato, Viviani è stato acclamato dal publbico e ha pedalato per l'ultimo giro di pistaQuando lo speaker lo ha chiamato, Viviani è stato acclamato dal pubblico e ha pedalato per l’ultimo giro di pista

Il discorso senza una lacrima: la prova che Viviani fosse certo della decisione di smettereIl discorso senza una lacrima: la prova che Viviani fosse certo della decisione di smettere

Gand sarà l’unica Sei Giorni del tuo inverno?

No, faccio Brema dal 9 al 12 gennaio, poi forse Berlino. Ma Gand è un’altra cosa. Da qualche anno avevano tolto le spine di birra dal centro della pista, sembrava di essere a un mondiale, non c’era più il solito casino. Invece quest’anno le hanno rimesse ed era tutto molto figo, fra corridori che passavano e tifosi che bevevano. Gand è la più dura, lo è sempre stata. E poi con quel pubblico è tutto più incredibile.

Con chi hai corso?

Ero con Thibaut Bernard, un giovane belga del vivaio della Lotto. Tanto che quando Elia l’ha visto, si è ricordato di lui, ma penso lo avesse visto una sola volta. Comunque è uno che in estate ha vinto il mondiale U23 della madison. Uno buono, ma anche questa volta Christophe Sercu mi ha ingaggiato per fargli da tutor, diciamo così. Di certo è meno stressante, perché non puoi pretendere di andare sempre davanti o girare a tutta, devi avere il tempo per insegnargli come ci si muove.

Difficile da chiedere a uno che alla nazionale ha dedicato gli ultimi 15 anni: che inverno ti aspetta?

Un inverno diverso. Non faccio più parte del gruppo azzurro, grazie alla decisione di puntare tutto sui giovani. Non per scelta tecnica, ma proprio per ringiovanire la rosa (Scartezzini ha al suo attivo due argenti e due bronzi ai mondiali, più due ori, sette argenti e due bronzi agli europei, ndr). Così dall’anno prossimo entro nel settore paralimpico. Ma siccome per essere convocabile deve essere passato un anno dall’ultima chiamata nella nazionale maggiore e la mia risale a gennaio, dovrò aspettare ancora un paio di mesi. Inizierò questa nuova avventura da febbraio 2026. Per cui mi sono tenuto allenato. Ho fatto più lavori specifici per Gand e tornerò a farne per Brema. Ma non ho grandi obiettivi in vista come prima. 

Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut BernardScartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard, corridore del devo team della Lotto

Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut BernardScartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard, corridore del devo team della Lotto

Quindi per le qualifiche di Los Angeles correranno i giovani?

Ci sarà anche Lamon e non so se poi avranno nuovamente a disposizione Ganna e gli altri del vecchio gruppo. Il discorso di ringiovanire si poteva fare benissimo, ma avendo cura di amalgamarli con i più esperti. Nei giorni scorsi a Gand c’era qualche azzurro giovane e si vede che ancora devono fare esperienza, si vedevano gli errori. Ma alla fine ho sempre accettato le decisioni e se daranno frutti, sarò contento per loro.

Le Fiamme Azzurre hanno sposato subito il passaggio al paralimpico?

Hanno capito la situazione e, invece di mettermi in ufficio, mi hanno detto di cogliere la possibilità. Ho già fatto un po’ di allenamenti con loro, mi è piaciuto. Ho fatto delle prove con Bernard, che a Parigi era con Plebani, e poi con Andreoli, che ha vinto il mondiale quest’estate con Di Felice. Non c’è niente di facile, perché il tempo nell’inseguimento è di circa 3’55”, bisogna spingere tanto. Per cui punto a Los Angeles, ma in un modo diverso.

Com’è stato vivere da vicino l’ultima Sei Giorni con Elia?

La prima volta a Gand ero in coppia con lui, per me è quasi come un fratello. Magari non ci pensavo che fosse l’ultima gara, ma continuavo a farglielo notare. «Vivi – gli dicevo – sei ore e per te finisce tutta quest’agonia. Beato te…». Lo sapevo già che avrebbe smesso così, anche se io, visto il ciclismo che c’è, gli avevo consigliato di accettare subito la proposta della FCI. Ma lui è una persona da ammirare, ha una testa incredibile. Nei giorni di Gand era sempre al telefono, tra meeting e interviste. Non sembrava neanche che fosse l’ultima gara, ma alla fine non credo che gli sia dispiaciuto troppo.

Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista VivianiSedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani

Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista VivianiSedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani

Perché dici così?

La cosa che ci ha detto finita la gara è stata che era riuscito a fare anche un bel discorso senza piangere. Eravamo nella cabina con Ganna e Consonni e gli abbiamo chiesto se gli dispiacesse e lui ha risposto di no. Il fatto di non aver pianto significa che non aveva alcun rimpianto. E’ convinto della scelta. Ha fatto un bel discorso. E se ci pensate, il finale della sua carriera è stato meglio di come chiunque lo avrebbe immaginato.

Mancherà?

Tutti parlano di Ganna e Milan. Pippo ha vinto e fatto numeri incredibili, è un pilastro. E’ stato quello che ci ha portato tutti all’oro del quartetto, non va dimenticato. Quando comincerà la qualificazione olimpica, compatibilmente con le squadre, rivedremo lui, Milan e anche Consonni. Ma penso che l’assenza di uno come Viviani si farà sentire. Poi è anche vero che lui ci sarà ancora, visto il suo nuovo ruolo.

Pensi che saprà fare bene il team manager?

Decisamente sì. Anche prima che gli venisse proposto l’incarico, già da 5-6 anni la mentalità di Elia è quella dell’imprenditore. Da quando ha aperto il negozio a Verona, lo vedi che ha una testa incredibile, non fa nulla a caso. Le maglie, la bici customizzata, ogni cosa ha dietro un ragionamento. Ha il controllo di ogni cosa, anche quando è dall’altra parte del mondo.