di
Elisabetta Andreis
La presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza ha incontrato i vertici delle istituzioni e visitato i quartieri più difficili: «Serve prevenzione, sport e cultura»
Gli sforzi in campo sono tanti ma «il disagio e il fenomeno della devianza giovanile sono talmente complessi, radicati e profondi, che quegli sforzi non bastano ancora». La pressione si sente a maggior ragione nelle metropoli: «Milano è ormai un hub internazionale dell’accoglienza, del turismo e dell’istruzione, con nove università, oltre che dell’economia. L’attrattività fa lievitare i numeri e non possiamo che rallegrarcene. Ma i cittadini non devono pagare il costo sociale dello sviluppo, soprattutto in alcuni quartieri: degrado, mala movida, spaccio, criminalità. I minorenni risultano purtroppo sempre più nel ruolo di protagonisti».
Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, entra così nel cuore della sua missione nel capoluogo lombardo con pragmatismo e ostinazione, in giro fino a sera. Una giornata fitta tra istituzioni e periferie per raccogliere elementi su baby gang, criminalità minorile, misure alternative alla detenzione e percorsi di recupero.
La mattina è un giro serrato di incontri: il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, e ancora il comandante provinciale dei Carabinieri Rodolfo Santovito, il colonnello della Guardia di Finanza Giuseppe Molorolo, la presidente e il procuratore capo del Tribunale per i minorenni.
La fotografia che ne emerge è nitida: la criminalità minorile cresce in forme nuove, più veloci, più dure. «Ciò che colpisce — osserva Brambilla — è la pervasività della devianza giovanile». I dati lo confermano: il 20 per cento dei reati predatori è commesso da minorenni e con modalità sempre più violente.
Il sommario comprende le malattie mentali, «per le quali vanno aumentate le risorse», anche al di là degli 80 milioni previsti dalla Manovra. Lame e coltelli che circolano come fossero figurine e si associano non raramente all’assunzione di vecchie e nuove droghe. A complicare il quadro, la difficoltà dell’integrazione di ragazzi arrivati da poco: Milano ospita da sola circa 1.300 minori stranieri non accompagnati, il 10 per cento del totale nazionale: se lasciati a se stessi, rischiano di ritrovarsi coinvolti in episodi delittuosi.
«In questo contesto — sottolinea la presidente — è essenziale rafforzare gli organici delle forze dell’ordine: più presenza sul territorio significa più prevenzione». Nel pomeriggio, la delegazione entra nelle zone più fragili: San Siro, Corvetto, Rogoredo.
A San Siro, il quartiere più giovane, emerge un nodo fisso: manca un centro di aggregazione giovanile. Nei cortili ci sono gruppi spontanei, poche alternative accessibili, famiglie che faticano a integrarsi, case occupate. Le associazioni confermano: la frattura si apre nell’adolescenza. I bambini si agganciano ancora. I più grandi, soprattutto i minori stranieri non accompagnati, fanno molta più fatica: storie complicate, assenza di reti, nessuna lingua comune.
Qui la richiesta è unanime: investire sull’integrazione e prevenzione, quella che intercetta prima della deriva. «Sport e cultura, nelle forme più vicine ai ragazzi, restano la risposta più efficace», insiste Brambilla. Ultima tappa Rogoredo, qui i ragazzi si avventurano tra i binari per comprare a pochi euro una dose. Brambilla arriva che è buio, ai margini del boschetto il clima è spettrale, l’umido entra nelle ossa, lei guarda al futuro: «Milano sta lavorando. Si vede strategia, sinergia, impegno. Anche il Governo ha grande attenzione su questa città. C’è ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta».
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27 novembre 2025 ( modifica il 27 novembre 2025 | 21:36)
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