di
Alice D’Este e Matilde Peretto

Tre dipendenti toscani lasciati a casa dopo le verifiche fatte da un ispettore. I sindacati: «Non possono pagare i dipendenti per i furti subiti dall’azienda»

Un «normale» compratore si avvicina, acquista del materiale e si dirige alla cassa. Mentre lo fa infila nei contenitori piccoli oggetti (degli elastici per capelli, delle matite per gli occhi). L’obiettivo? Mettere il cassiere alla prova. Per vedere se, passando allo scanner il materiale, lui sarà in grado di scovarli. Poco prima di pagare si fa riconoscere: «Sono un ispettore e sono qui per il test del carrello». A quel punto la cassiera o il cassiere non possono far altro che impegnarsi al massimo. L’obiettivo è quello di trovare tutte le cose «nascoste» nelle tasche e nelle fessure degli oggetti passati in cassa. Pena? Un provvedimento disciplinare e in alcuni casi anche il licenziamento. È questa una pratica ormai in voga da mesi nei negozi del gruppo Pam, che ha portato anche al licenziamento di tre persone: Fabio Giomi, sessantaduenne di Poggibonsi (Siena), e di Davide e Tommaso (che preferiscono rimanere parzialmente anonimi), altri due dipendenti livornesi. 

I licenziamenti

«Il licenziamento è avvenuto a seguito delle verifiche del test del carrello – confermano da Pam – non c’è stata una sola verifica ma diverse. Ovviamente a seguito di queste ripetute verifiche e a seguito dei provvedimenti disciplinari sono state prese le decisioni in questione». Una posizione ufficiale, quella di Pam, non facile da chiarire in modo definitivo. Anche perché proprio nella mattinata di giovedì l’azienda è intervenuta a gamba tesa sul dibattito con un comunicato in cui si legge: «Pam Panorama pertanto contesta fermamente la strumentalizzazione dei fatti oggetto di recente attenzione mediatica. Si ribadisce che tali eventi non hanno portato ad alcuna riduzione di organico del punto vendita». Che, verrebbe da pensare, significa che i licenziamenti non ci sono stati. E invece, tutt’altro. I licenziamenti ci sono stati eccome, ma evidentemente le persone sono state sostituite (con non conseguente riduzione di organico).



















































Pam rivendica la legittimità dei provvedimenti

«Pam Panorama ribadisce con fermezza non solo la piena legittimità, ma anche l’assoluta necessità di tali verifiche, indispensabili per garantire l’integrità operativa, la sicurezza e il contenimento dei furti – si legge nella nota – Il contesto sociale in cui le aziende del settore si trovano ad operare nel corso degli ultimi anni è profondamente cambiato, con un’escalation di furti, rapine e delinquenza. Per dare una misura del fenomeno, le differenze inventariali derivanti da ammanco hanno raggiunto per il gruppo i 30 milioni di euro, un dato in costante aumento, così come crescono gli episodi di microcriminalità che interessano quotidianamente la rete dei punti di vendita. Le situazioni con cui ci si confronta coinvolgono bande organizzate, bande di minori e individui che rubano sistematicamente. In questo scenario, ingentissimi investimenti vengono destinati alla vigilanza e ai sistemi antitaccheggio, ma la salvaguardia del patrimonio aziendale richiede la massima diligenza anche da parte del personale del punto vendita, con specifico riferimento al personale di cassa, a cui è richiesto di verificare e assicurare che tutta la merce presente nel carrello venga regolarmente passata allo scanner». Come a dire, insomma, «tocca anche ai cassieri». 

La contestazione del sindacato

Su questo la contestazione del sindacato si inasprisce: «Non possono pagare i dipendenti per i furti subiti dall’azienda. C’è tutta una dimensione di stress psicologico legato a questo tipo di attività di sperimentazione commerciale mai concordata coi sindacati che non è conforme all’attività delle cassiere – dice Gennaro Strazzullo, della Uil nazionale – se servono controlli in più per i furti che mettano qualcuno che controlla all’uscita, una guardiania aggiuntiva, di certo non ci si può affidare al test del carrello. Come fa una cassiera a fare anche quello? C’è una pressione nei confronti di lavoratori e lavoratrici inaccettabile». E questo a prescindere dal fatto che tutti gli ispettori si facciano riconoscere prima di dare il via al test. «I dipendenti – chiarisce infatti Pam – sono formati (e informati durante le operazioni). Le verifiche sono svolte esclusivamente da personale interno appositamente incaricato che si identifica prima del controllo e ne informa il dipendente, operando nel pieno rispetto delle norme vigenti e dei diritti dei lavoratori».

Gli operatori delle casse

Il problema, però, al di là delle procedure è concreto. All’arrivo dell’ispettore (che si identifica) la procedura ha inizio. E ogni cassiere e cassiera cominciano «la caccia al tesoro» con la massima attenzione. Alla fine della quale, in questo senso fuor di metafora, ne va della loro vita (lavorativa).


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27 novembre 2025 ( modifica il 27 novembre 2025 | 14:22)