La proposta per combattere la diffusione e scambio di pedopornografia online è stata approvata: la palla torna al Consiglio Ue, che voterà il testo (dove però è stato tolto l’obbligo per le app) a inizio dicembre

All’inizio di novembre annunciavamo la morte di Chat Control. O meglio, della sua versione 2.0, quella che obbligava le aziende della tecnologia a scansionare preventivamente i messaggi e i post degli utenti per verificare la presenza di materiale pedopornografico con l’obiettivo di combatterne la diffusione. Versione definitivamente accantonata dall’attuale presidenza (danese) del Consiglio dell’Unione europea, a favore di una che dà alle aziende solo l’opzione (quindi non l’obbligo) di applicare i controlli. A far crollare il castello di carte era stata la Germania con il suo no a Chat Control. Che ora, nella sua nuova forma, ha superato il primo grande ostacolo nella sede del Coreper (Comitato dei Rappresentati Permanenti), ricevendo il via libera nel lungo percorso per diventare ufficialmente un regolamento. E, in un’inversione netta rispetto all’ultimo voto di inizio novembre, questa volta l’ok decisivo arriva proprio dalla Germania.

Mercoled i 27 Paesi dell’Unione hanno votato il nuovo testo. I no sono stati tre: Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Polonia. L’Italia, invece, si è astenuta. Una posizione che ha caratterizzato il nostro Paese nelle ultime tappe di questa proposta. Adesso la palla passa di nuovo al Consiglio dell’Unione europea, che dovrà votare la nuova versione l’8 o il 9 dicembre. Un voto senza discussioni, solo un sì o un no. E se la proposta dovesse superare questa fase, si accederebbe a quella finale, cioè quella dei cosiddetti triloghi tra Commissione, Parlamento e Consiglio Ue. 



















































Scorre velocissimo il tempo per provare a spingere (o frenare) Chat Control, che è il nome attribuitogli dagli oppositori del regolamento (cioè gli attivisti per la privacy) ma in realtà si chiama «Child Sexual Abuse Regulation» (Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale su minori). Il regolamento ad interim che richiede che le aziende facciano dei controlli per combattere la pedopornografia scade il 3 aprile 2026, mentre la presidenza danese al Consiglio dell’Unione europea termina a dicembre. Con l’anno nuovo si insedierà la nuova presidenza a guida cipriota, che quindi potrebbe ereditare la controversa proposta con in mente il capolinea di aprile. Rimane senza risposta il maggiore interrogativo che pende su questa nuova versione di Chat Control: se dovesse essere approvato nella sua versione “opzionale” per le aziende, allora queste sceglieranno davvero di implementare complesse (e impopolari) soluzioni tecnologiche per scansionare i messaggi dei cittadini europei andando a caccia di pedopornografia? 

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27 novembre 2025