Nel lunghissimo elenco di corridori che chiudono la carriera in queste settimane, alla fine quindi della stagione 2025, figura anche Giacomo Nizzolo. L’atleta lombardo ha messo la parola fine al suo percorso agonistico al termine del biennio affrontato con la maglia della Q36.5, arrivato dopo le esperienze con Trek (nelle sue varie denominazioni, fra il 2011 e il 2018), Dimension Data (idem, fra il 2019 e il 2021) e Israel-Premier Tech (2022 e 2023). Nizzolo saluta il gruppo a 36 anni compiuti e con una bacheca di successi personali. che conta 31 vittorie da professionista (oltre a due Maglie Ciclamino al Giro d’Italia), alcune di notevole peso specifico.
“Ho inseguito a lungo la vittoria di tappa al Giro d’Italia (arrivata “solo” nel 2021, dopo undici secondi posti – ndr), ma con un’attesa così lunga me la sono gustata di più – le parole di Nizzolo durante il programma televisivo RadioCorsa – L’Europeo di Plouay 2020? Lì c’era Arnaud Démare che giocava in casa, era uno dei grandi favoriti e arrivava da una stagione straordinaria. Quel giorno la squadra italiana era stata incredibile e io riuscii a coronare il lavoro dei miei compagni con una bella volata“.
Nella stanza dei trofei di Nizzolo trovano posto anche due maglie tricolori, vinte nel 2016 e nel 2020, giusto qualche giorno prima rispetto al successo continentale: “Il Campionato italiano ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore – il commento dell’ormai ex corridore brianzolo – Poi, se devi pesare le vittorie, l’Europeo probabilmente ha più valore. Io però non saprei scegliere. A Cittadella (2020), fu una grande sfida resistere lungo il percorso, per via delle tante volte in cui abbiamo affrontato la Rosina; poi, nel finale, feci la mia volata. A Boario Terme (2016) la vittoria per me fu una sorpresa, dato che arrivai insieme a Gianluca Brambilla, che aveva caratteristiche completamente diverse dalle mia. Fu una grande soddisfazione”.
Nizzolo ricorda anche il Mondiale di Doha 2016, chiuso al quinto posto: “Sì, feci la volata con un rapporto troppo lungo, ma sono arrivato comunque lì a giocarmela – le parole del besanese – Chi vinse (Peter Sagan – ndr) meritò di farlo e sul podio salirono anche Mark Cavendish e Tom Boonen. Per un quinto posto finale, alla partenza avrei firmato. Fu una giornata infernale dal punto di vista del caldo, ma la ricordo con piacere. Il Mondiale di Abu Dhabi del 2028? Auguro a Jonathan Milan di poter vivere una bella giornata lì, sperando che non mettano davvero sul percorso quella montagna…“.
Sul tema delle gare sempre meno “amiche” dei velocisti, Nizzolo commenta: “I velocisti sanno omai che devono resistere lungo percorsi duri per poi potersi giocare le volate. Io, quando arrivai dai dilettanti, dovevo togliermi la nomea di corridore buono per gare completamente piatte e l’Italiano di Boario Terme fu la prima dimostrazione che potessi tenere su percorsi anche un po’ più vallonati. Il desiderio rimasto tale? La Milano-Sanremo. È stata la corsa dei miei sogni, ma negli ultimi anni è diventata via via fuori portata per via di campioni che l’hanno resa una gara completamente diversa dal passato”.
