Nelle prime ore di venerdì mattina Israele ha attaccato Beit Jinn, un piccolo comune in Siria alla periferia di Damasco abitato prevalentemente da drusi, una comunità araba non musulmana con cui Israele ha una relazione particolarmente stretta. Secondo quanto comunicato dai media statali siriani, l’attacco di Israele ha causato la morte di 13 persone e il ferimento di altre 25, mentre diversi soldati israeliani sono stati feriti. Il ministero degli Esteri siriano ha accusato Israele di un «attacco criminale» e «crimini di guerra».

Un funzionario siriano locale sentito dall’agenzia di stampa internazionale AFP ha detto che Israele voleva arrestare tre giovani uomini, ma i residenti hanno opposto resistenza. Dopo gli scontri, ha aggiunto, Israele ha attaccato con artiglieria e droni. Israele ha detto che i suoi militari sono stati attaccati e hanno risposto al fuoco, che tre soldati hanno riportato gravi ferite e che l’operazione ha portato alla «eliminazione» di alcuni «terroristi». Israele non ha dato ulteriori informazioni sull’operazione ma ha accusato i miliziani di stare preparando «attacchi futuri contro Israele». L’agenzia di stampa statale siriana SANA ha detto che tra i morti ci sono due bambini.

Le incursioni e le operazioni militari di Israele in Siria sono diventate più intense e frequenti dopo la deposizione del dittatore siriano Bashar al Assad, avvenuta alla fine del 2024, e soprattutto dalla scorsa estate. Israele vuole evitare che le forze di sicurezza del nuovo governo siriano entrino nel sud del paese in parte per proteggere i drusi, e in parte per impedire assembramenti di truppe in una zona che reputa sensibile ed esposta. A luglio i drusi erano stati coinvolti in scontri violenti con gruppi jihadisti e militari siriani; Israele aveva bombardato le forze di sicurezza siriane e la capitale Damasco.