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Lorenzo Musetti, tra i volti più affascinanti e discussi del tennis italiano contemporaneo, ha deciso di mostrarsi come raramente aveva fatto prima. In una recente intervista ha condiviso riflessioni intime, profonde, segnate da una maturità sorprendente per un ragazzo che vive sotto i riflettori fin da giovanissimo.
Per la prima volta, Musetti non parla solo di tecnica, ranking o match point: rivela invece il suo lato umano, quello che spesso rimane nascosto dietro ai suoi colpi eleganti e al suo temperamento passionale.
La sorpresa che cambia la vita
Il tennista racconta che il suo rapporto con i colleghi è molto diverso da quello percepito dall’esterno: «Non mi fanno molte domande, tranne Alexander Bublik che ha 28 anni e un bimbo di 3. Lui è sempre affettuoso, spesso ci confrontiamo tra papà».
È proprio qui che emerge uno dei passaggi più significativi: la paternità, arrivata inaspettata, ha rivoluzionato completamente il suo mondo.
«Il primo figlio è stato un terremoto e una bella sorpresa. Non era cercato, abbiamo deciso di tenerlo.»
In queste parole c’è la consapevolezza di un ragazzo che diventa uomo all’improvviso, affrontando una responsabilità enorme senza fuggire.
Lorenzo non parla della paternità come un peso, anzi:
«Diventare genitore mi ha dato una spinta in più, ciò che ho vissuto fuori mi ha fatto maturare dentro il campo.»
Una dichiarazione che mostra come, per Musetti, il tennis e la vita privata siano due binari paralleli che si influenzano profondamente.
Crescita personale e professionale
Nel suo racconto emerge chiaramente un concetto centrale: non esiste Musetti atleta senza Musetti uomo.
La sua crescita emotiva ha camminato insieme ai suoi progressi nel circuito ATP:
«C’è un mio percorso umano che è cresciuto con quello professionale».
In tempi in cui tanti sportivi parlano di equilibrio psicologico, il tennista di Carrara sembra aver trovato una prospettiva molto personale: i figli non sono un limite, ma una risorsa.
«Non vedo i figli come un ostacolo».
Una frase forte, che racconta un modo di vivere lo sport lontano dagli stereotipi, dove la famiglia diventa ispirazione e non intralcio.
La cena ideale
Tra le domande più leggere emerge quella su un’uscita a cena con un collega. La risposta sorprende molti fan:
«Con Jasmine Paolini e il suo sorriso. Ci conosciamo da tempo e abbiamo un bellissimo rapporto.»
Una risposta che aggiunge un tono di dolcezza e complicità, ma anche una curiosità che inevitabilmente accende l’attenzione degli appassionati.
Paolini, oggi tra le protagoniste del tennis femminile mondiale, sembra essere non solo una collega ma una figura luminosa all’interno della vita del giocatore.
Sinner, il compagno che indica la via
Naturalmente non può mancare un riferimento a Jannik Sinner, ormai simbolo assoluto del tennis italiano.
Musetti lo affronta con rispetto e lucidità:
«Sinner? Non sarà mai un nemico, anzi è un esempio. Un compagno che mi indica la via.»
Non c’è rivalità tossica, non ci sono paragoni forzati: solo la consapevolezza che Sinner rappresenta un modello, un uomo e un atleta che ispira.
Una dichiarazione che smonta le narrazioni divisive e rivela un clima di stima reciproca.
L’esuberanza toscana
Il tennista scherza anche su un suo tratto caratteristico: il linguaggio colorito.
Quando l’intervistatore gli fa una battuta sul “non nominare il nome di Dio invano”, Musetti risponde con una sincerità disarmante:
«Ma io sono toscano, da noi si urla, si alza la voce, così per abitudine. Io con un certo tipo di linguaggio non voglio offendere e non vado fiero delle mie derive.»
Un’ammissione che mostra coscienza e desiderio di migliorarsi, pur mantenendo la spontaneità che lo contraddistingue e lo rende amato dai fan.
Un legame indissolubile con il suo coach
Tra i passaggi più toccanti emerge quello dedicato al suo allenatore storico, Simone Tartarini.
Musetti non lo ha mai abbandonato, nemmeno nei momenti difficili:
«Mi ha preso che avevo 8 anni. Probabilmente siamo gli unici due al mondo che, partendo dalle scuole tennis, sono arrivati nella top-10 mondiale.»
Una frase che racconta un legame che va oltre lo sport: un percorso condiviso, fatto di sacrifici, fedeltà e fiducia assoluta.
In un tennis moderno dove i coach cambiano continuamente, la longevità del rapporto tra Musetti e Tartarini è un unicum, quasi un simbolo di artigianalità in un mondo sempre più industriale.
Un ritratto autentico
L’intervista di Lorenzo Musetti lascia un’impressione chiara: quella di un ragazzo che sta diventando uomo con coraggio, vulnerabilità e verità.
Si mostra per quello che è: un atleta in costruzione, ma soprattutto una persona che affronta la vita con sincerità e passione.
La sua voce, così genuina, offre ai tifosi una prospettiva nuova: dietro ogni dritto elegante e ogni rovescio a una mano c’è un mondo di emozioni, dubbi, scelte e responsabilità.
Ed è proprio questo che rende Musetti una figura unica nel panorama del tennis italiano: la capacità di essere fragile senza perdere forza, di raccontarsi senza filtri, di crescere senza tradire se stesso.