Roma, 27 novembre 2025 – La tensione strisciante fra il Venezuela e gran parte del resto del mondo, nata dalla posizione di Donald Trump contro quello che definisce (e lo ha ribadito in queste ore il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth) un “narco Stato che attenta alle libertà americane”, si fa ancora più alta nei cieli, e non solo sul mare davanti alle coste di Caracas dove staziona la più potente minaccia della Us Navy la cui flotta d’attacco è capeggiata dalla portaerei a propulsione nucleare Uss Gerald R. Ford mentre nelle basi di Trinidad e Tobago e Portorico si stanno esercitando gli incursori dei marines pronti agli attacchi terrestri.
Trump: “Il dossier Venezuela va avanti con le buone o con le cattive”
Trump, parlando ai giornalisti sull’Air Force One che lo portava in Florida, ha dichiarato che “il dossier Venezuela va avanti con le buone o con le cattive” sostenendo però la possibilità di parlare con il presidente Nicolas Maduro anche se sotto minaccia: “Potrei parlargli. Vedremo. Se possiamo salvare vite umane, se possiamo fare le cose nel modo giusto, va bene. E se dobbiamo farlo nel modo sbagliato, va bene lo stesso”. Quel “va bene lo stesso” non è foriero di grandi aspettative, ma sarebbe stato pronunciato anche perché la Cia – i cui uomini da tempo sono infiltrati a Caracas – avrebbe notato sempre più insofferenza interna nei confronti del Caudillo, una “crescente ansia” nella cerchia di Maduro con alcuni suoi consiglieri che avrebbero sostenuto la necessità senza condizioni di riprendere il dialogo con Washington.
La teoria Usa
Ma ufficialmente il governo di Miraflores continua a sostenere che la teoria americana che il Venezuela sia la più grande esportatrice di droga negli Stati Uniti e che il Cartelo de los Soles sia in pratica in mano a Maduro e ai suoi più stretti collaboratori, compresi alcuni familiari, è una grande bufala. “Solo il 5% del traffico di stupefacenti per gli Stati Uniti passa da noi” dice Maduro citando una relazione dell’Onu e negando che Tren de Aragua e Cartelo de Sinaloa, due delle più potenti organizzazioni criminali del pianeta, agiscano nella regione in combutta con lui o con i Soles.
Tensione nei cieli
Dicevamo della guerra nei cieli, ultima deriva della tensione fra Venezuela e Stati Uniti che coinvolge molti altri Paesi. La questione deriva da un avvertimento lanciato dalla Federal Aviation Administration, l’ente della gestione dei voli degli Stati Uniti che ha diramato un’allerta che consiglia ai piloti di avere estrema cautela quando sorvolano il Venezuela. Secondo l’autorità statunitense, le condizioni nelle quali si trova il Paese e il conflitto latente in corso con Washington potrebbero rappresentare “un rischio per qualsiasi aeromobile, indipendentemente da quota o fase di volo, incluso lo stazionamento a terra”.
Voli sospesi e concessioni aeree revocate
Il ministero dei Trasporti di Caracas ha replicato convocando riunioni urgenti con le compagnie aeree per evitare il collasso del traffico sul Paese, che gli americani giustificano con l’aria di guerra che tira e quindi con il timore che qualche missile possa essere lanciato dall’una o dall’altra parte. Nonostante assicurazioni provenienti dal governo, alcune linee aeree hanno sospeso i loro voli su Caracas: prime fra tutte le spagnole Iberia, Air Europa e Plus Ultra, ma il collegamento con Madrid è stato chiuso temporaneamente anche da due compagnie private venezuelane, Estelar e Laser (in questo caso la sospensione sarebbe dovuta al mancato arrivo di alcuni ricambi per gli aeromobili che dovrebbero provenire proprio da aziende spagnole) e quindi solo la Conviasa, di proprietà statale, continua a operare sulla rotta. Ma poi sono venute anche alcune revoche unilaterali del permesso di atterraggio sul suolo venezuelano emesse dal presidente Maduro “a tempo indefinito” che riguardano la portoghese Tap, la Turkish Airlines, la cilena Latam, la brasiliana Gol, le caraibiche Avianca e Caribbean. Il quale Maduro però, accorgendosi del danno che ciò potrebbe causare al Paese, sta cercando ogni soluzione per arrivare “al rispetto della legge e alla ripresa della collaborazione fra i Paesi”, pur se in lui rimangono dubbi sulla politica portata avanti non solo da Lisbona ma anche da Ankara.
Passeggeri bloccati negli aeroporti
Comunque l’immediata conseguenza della decisione ha portato a blocchi di passeggeri in vari aeroporti, 1500 persone sono ferme solo a Bogotà non potendo usufruire di voli verso Maiquetia, l’aeroporto di Caracas. Ancora più grave la situazione a Barajas, lo scalo di Madrid, dove i passeggeri destinati o in transito a Caracas stanno cercando voli con diversi scali pur di poter partire. La situazione è dunque assai difficile. In mare gli americani continuano a sparare a barche che sostengono servano ai narcotrafficanti per spacciare la droga verso gli Stati Uniti. I morti sarebbero arrivati a 80. E in cielo resta una frase molto sibillina della Faa che mostra quanto la guerra potrebbe non essere lontana quando parla di “deterioramento della sicurezza e aumento delle attività militari”. Riuscirà la politica a fermare in tempo questa pericolosa escalation?