Già partita a Washington la caccia alla talpa: chi ha intercettato e divulgato le telefonate riservate tra un alto consigliere del Cremlino, Jurij Ushakov, e l’inviato speciale del presidente Trump, Steve Witkoff? E poi quella tra Ushakov e il mediatore di Putin, Kirill Dmitriev? Alla Casa Bianca preme escludere che si tratti di qualche “interno”, per evitare un nuovo “caso Flynn”. Nel 2017 filtrarono alla stampa le conversazioni del consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak. La rivelazione, proveniente dai servizi Usa, mostrava contatti non autorizzati con Mosca, incendiò il clima politico e provocò le dimissioni di Flynn. Oggi, per non rivivere il precedente, la linea ufficiale è netta: la talpa è straniera. Ma chi ha i mezzi e le motivazioni per un’operazione del genere? Secondo il sito russo indipendente Meduza bisogna partire dai moventi, non dai nomi. La divulgazione ha un effetto preciso: mostra che la bozza del piano di pace in 28 punti, lavorata dalla Casa Bianca, si basa su un documento “informale” scritto al Cremlino. Screditare il piano come “di matrice russa” spinge a riequilibrarlo a favore di Kiev. Allora perché Putin avrebbe interesse a far capire che la bozza americana parla russo? Sarebbe un danno diretto per il suo negoziatore, Dmitriev. Neppure agli Usa conviene: la fuga indebolisce Witkoff e mette in difficoltà l’intero circuito negoziale di Trump. E infatti Washington sostiene con insistenza che la mano sia esterna. Le piste più solide sono due: ucraini o europei. Quella ucraina ha un movente chiaro: impedire che prenda forma una bozza troppo vicina alle pretese russe. Smascherare l’origine del testo induce Washington ad aggiustarlo, per non dare l’impressione di un allineamento col Cremlino. Ed è significativo che a essere intercettati siano stati Witkoff e Ushakov, e poi quest’ultimo e Dmitriev, il che sembra suggerire che il vero obiettivo fosse Ushakov.
GLI INTERESSI
Su questo “canale” Kiev ha massimo interesse a fare luce. Peraltro, l’intelligence militare ucraina di Budanov ha dimostrato, dal 2022, capacità operative e tecnologiche molto più avanzate di quanto immaginassero anche gli occidentali: intercettazioni complesse, infiltrazioni, operazioni di profondità. In Russia. Quanto alla pista europea, diverse capitali soprattutto nordiche e dell’Est giudicano il testo americano troppo indulgente con Mosca, e i loro servizi dispongono della tecnologia per captare chiamate di questo livello. Soprattutto se come sospetta Meduza sono avvenute su rete cellulare e non su app criptate. Qui entra in gioco la tecnica. Ushakov lascia intendere una falla su WhatsApp, ma gli esperti consultati da Meduza lo escludono: la crittografia end-to-end rende proibitivo intercettare una chiamata senza violare il dispositivo. Per ottenere quelle registrazioni serve uno spyware installato sul telefono, tipo Pegasus, oppure un aggancio della comunicazione se effettuata su linea mobile ordinaria. Qualunque grande intelligence europea, ma anche quella ucraina, avrebbe avuto i mezzi per farlo. L’Fsb russo tramite il dispositivo Sorm avrebbe potuto intercettare le conversazioni, ma non avrebbe avuto l’interesse a divulgarle. È questo il punto su cui insiste Meduza: la fuga è funzionale al riequilibrio dei rapporti di forza, non a consolidarli. Per questo i sospetti più credibili continuano a convergere su Kiev e su alcune capitali europee.
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