L’età “normale” delle pensioni in futuro in Italia, sarà di 70 anni, ha detto ieri l’Ocse nel suo solito rapporto sulle pensioni. Forse sarebbe meglio dire che lo ricordavamo. La Ragioneria generale dello Stato ha già calcolato con estrema precisione, che la pensione a 70 anni in Italia scatterà dal 2067. Poi continuerà a salire. Nel 2084, i nostri figli e nipoti, potranno lasciare il lavoro solo una volta compiuti 70 anni e 8 mesi. Le previsioni non vanno per ora oltre questa data. Aumentare l’età del pensionamento appare, al momento, l’unico modo per tenere in piedi il sistema previdenziale e quello del welfare. Da qui al 2060, con il crollo delle nascite, ha calcolato sempre l’Ocse, in Italia verranno a mancare 12 milioni di lavoratori. Il rapporto tra persone occupate e popolazione attiva scenderà al 45 per cento. Significa che ogni lavoratore dovrà produrre reddito non solo di per sé, ma anche per un’altra persona. Qualche tempo fa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è stato abbastanza tranchant. Con questa demografia, aveva detto, nessun sistema previdenziale può considerarsi sostenibile. Ragione per cui il Tesoro ha respinto qualsiasi tentativo di smontare i sistemi “automatici” che mantengono agganciata l’età di pensione ei coefficienti di calcolo della pensione all’andamento delle aspettative di vita. La stessa manovra in discussione in Parlamento, nonostante le pressioni, si è semplicemente limitata allo spostamento di un anno il prossimo scatto di tre mesi dell’età di uscita oggi fermo a 67 anni. Far lavorare più a lungo le persone, chiudendo qualsiasi via di fuga anticipata dal lavoro (l’Ocse dice che nella media dei Paesi si salirà a 66,4 anni per chi ha iniziato a lavorare nel 2024), potrebbe non bastare. Sarà anche necessario che a lavorare siano praticamente tutti: le donne, la cui partecipazione all’occupazione complessiva in Italia è ancora bassa, i Neet, i giovani cioè che non studiano e non lavorano e, infine, bisognerà attrarre più lavoratori immigrati regolari. Solo in questo modo si potrà riuscire a contrastare il calo del Pil pro-capite (vale a dire la ricchezza prodotta da ciascun cittadino) che è alla base della sostenibilità del sistema.

IL PASSAGGIO

E la natalità? Sul punto, sull’incentivare la natalità, la visione dell’Ocse è alquanto peculiare. L’ha spiegata recentemente in Parlamento, durante un’audizione nella Commissione sulla transizione demografica, l’economista senior dell’organizzazione parigina Andrea Bassanini. In quell’occasione aveva fatto un esempio. Supponiamo, aveva detto, che dall’oggi al domani il tasso di fertilità delle donne italiane che oggi di 1,18 nati per donna, passasse a 2,1 figli. Vale a dire la soglia minima in grado di mantenere costante la popolazione di un Paese. Se questo accadesse, aveva spiegato sempre l’economista dell’Ocse, il Pil pro-capite italiano calerebbe di un ulteriore 7 per cento rispetto al 22 per cento già previsto dallo scenario di base. Come è possibile? La spiegazione è del tutto razionale anche se un po’ brutale. «I bambini nati oggi, per i prossimi 25 anni non saranno sul mercato del lavoro ma saranno “dipendenti”». La popolazione aumenterà, ma non aumenterà, per 25 anni, la popolazione che lavora. Non solista. Anche le “mamme”, almeno in parte, sarebbero sottratte al lavoro attivo. Quello delineato dagli economisti dell’Ocse è senza dubbio un punto di vista razionale, ma non è certo il migliore dei mondi possibili. Lavorare sempre più a lungo, per ottenere pensioni sempre più basse, più che una prospettiva potrebbe apparire una condanna. Si di finire come in quella vignetta rischia resa famosa dall’ex direttore del Fondo monetario Olivier Blanchard, in cui in un paesaggio in rovina un tizio si rivolge all’altro e dice: «Sì, però ora il debito è sotto il 60 per cento». Forse rimettere al centro la natalità, come ha detto ieri anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è il modo migliore per assicurare un futuro non solo al sistema previdenziale, ma anche al Paese. E anche se per i primi 25 anni tocca “sostenere” i figli.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Risparmio e investimenti, ogni venerdì
Iscriviti e ricevi le notizie via email