“La malattia di Parkinson potrà rallentare il movimento, ma non potrà mai fermare la voglia di vivere e di danzare la vita”. Bastano queste poche parole del presidente della Tartaruga Marco Mantegazza per comprendere lo spirito con cui l’associazione, la Fondazione benefattori cremaschi e l’Asst di Crema hanno inteso celebrare, in netto anticipo rispetto a quanto avviene a livello nazionale, la Giornata nazionale dedicata alla patologia. “Questa sera – ha proseguito Mantegazza – attraverso il film Il tango della vita al teatro san Domenico potremo vivere una reale storia di vita, quella di Claudio ed Ivana, i protagonisti del film di Erica Liffredo e Krista Burāne”.

 

Lentezza e passione

Poco dopo alcuni fotogrammi fanno largo ad una storia di paura e di passione, di desideri rincorsi solo con la mente, di debolezze che si consolidano e di forze che si smarriscono. Di un amore che resiste a tutto e di una passione, quella per il tango, che unisce, oltre i confini nazionali ed oltre la malattia. Claudio è un contadino che convive con la diagnosi dal 2001. “Ti ho conosciuto solo nel 2001. Prima ti eri manifestato in silenzio, ma non conoscevo il tuo nome”. Dopo i medici gli hanno spiegato che quel tremore improvviso a riposo e quella rigidità nei movimenti avevano un nome ben preciso: malattia di Parkinson. Da quel momento la sua vita è cambiata, ma non la sua certezza. “C’ero io, c’eri tu” dice Claudio parlando al Parkinson. E c’era Ivana, sempre.

 

Il grande sogno

La narrazione si gioca tra l’Italia e la Lettonia, unita dalla penna di due amici, che non nascondono la fragilità, la passione per il tango da danzare o da comporre, il coraggio di sognare oltre la malattia e per mano alla consapevolezza. “Voglio regalare un sogno a Ivana: voglio portarla a danzare il tango a Buenos Aires. Ho poco tempo: devo farlo prima che le mie gambe si fermino” scrive Claudio al compositore lettone che, in occasione di un viaggio in Italia, era rimasto colpito dall’associazione presieduta dall’amico, dalle persone che danzano al ritmo della vita con il Parkinson. Il maestro ha tradotto questa emozione in musica componendo un tango della vita, “un tango che parla di loro”. In fondo, un tango per loro. Forse è vero, la vita con il Parkinson sarà più lenta. Richiede tempo, sforzo, pazienza. Alle persone che vivono la malattia, agli operatori sanitari che li sostengono, alle persone che stanno loro accanto. Ma non vale di meno. Basta vivere la vita a passo lento, ma con il cuore a mille. Accanto ad un tanguero, l’esito è scontato: il sorriso di Claudio, a 24 anni dalla diagnosi, ne è la conferma.

 

Riabilitango

La dimostrazione sul campo l’hanno fornita anche Marilena Patuzzo e Luca Bottarelli, fondatori del metodo Riabilitango, nato nel 2012 dalla fusione di competenze sanitarie in campo riabilitativo e l’insegnamento del tango argentino. La tangoterapia è una delle terapie integrative proposte alle persone malate di Parkinson che porta benefici tanto alla sfera motoria, quanto a quella cognitiva e relazionale. “Ha un effetto olistico. Richiede il desiderio di mettersi in gioco, si interpreta e si improvvisa, non si balla. Solo ascoltare la musica del tango produce effetti attivanti per il pensiero. L’abbraccio è reale. Il tango crea connessioni benefiche interiori ed esteriori: stimola l’introspezione e facilita le connessioni nella coppia e con l’ambiente esterno”. In definitiva, “non cura, ma migliora la qualità di vita”. Il metodo di Marilena e Luca ha varcato i confini nazionali. “Dal 2012 ad oggi abbiamo formato 220 operatori ed il nostro metodo è stato esportato in Olanda, Francia, Svizzera, Germania e Polonia”. Ora lo sanno (quasi) tutti che il tango fa bene, che regala passione. O forse un modo per crederci ancora. Al passo della vita. Anche con il Parkinson.