Nell’Iliade, Ulisse è il re di Itaca: un’isola piccola, rassicurante, quasi irrilevante agli occhi del mondo. È lì che lascia la moglie Penelope e il piccolo Telemaco prima di salpare verso Troia. Ulisse, poi, torna a casa dopo 20 anni, ma poi si imbarca di nuovo. E sia prima, sia dopo, non parte perché lo desideri davvero, ma perché capisce che rimanere nella sua quieta quotidianità significherebbe restare un uomo incompiuto. Per diventare il protagonista della propria storia deve abbandonare la sua Itaca, affrontare il mare aperto, misurarsi con ciò che lo aspetta fuori.
Tommaso Martinelli oggi si trova nello stesso punto esatto del mito: Firenze è la sua Itaca, un luogo che lo ha cresciuto, protetto, esaltato. Non ne è il re, ma chissà potrebbe diventarlo.Un’isola che gli ha dato tutto, ma che ora rischia di trattenerlo. Ha davanti a sé un bivio simile a quello dell’eroe omerico: restare nella comfort zone viola, al sicuro all’ombra di De Gea, oppure lasciare il porto per iniziare davvero il suo viaggio nel calcio dei grandi. Perché, come Ulisse, anche Martinelli può diventare protagonista solo se accetta veramente di partire, alla scoperta sì del mondo, ma soprattutto di sé stesso.
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