di
Alessandra Muglia
Il premier ungherese a colloquio al Cremlino per quasi quattro ore per «garantirsi petrolio e gas russi» e per rilanciare il suo ruolo di mediatore per l’Ucraina
Mentre l’Europa cerca di aumentare il pressing su Vladimir Putin per indurlo a sedersi al tavolo e aprire una vera trattativa sull’Ucraina che non sia una richiesta di resa, il premier ungherese Viktor Orbán è tornato alla corte dello zar a rinsaldare un’intesa cementata a suo dire da interessi economici e a rilanciarsi come mediatore per la pace in Ucraina.
Ieri prima di partire per il Cremlino, senza alcuna consultazione con i partner a Bruxelles, Orbán ha dichiarato che il fulcro dei suoi colloqui con Putin sarebbe stato il mantenimento dell’accesso del suo Paese al petrolio e al gas russi: l’Ungheria è rimasto uno dei pochi paesi dell’Unione a continuare a importare grandi quantità di combustibili fossili russi, opponendosi agli sforzi europei per ridurre la dipendenza da Mosca.
La visita è dunque anche una sfida alla decisione europea di interrompere, dal 2027, tutte le importazioni di gas dalla Russia. «Di recente ci siamo recati a Washington per ottenere l’esenzione dell’Ungheria dalle sanzioni americane sull’energia russa: ci siamo riusciti. Ora dobbiamo compiere il passo successivo, garantendo che le forniture all’Ungheria continuino senza interruzioni. Oggi sono in Russia per garantire che l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria rimanga sicuro e accessibile questo inverno e il prossimo anno» ha detto.
Orbán non si è soltanto confermato un leader disallineato nella Ue in nome dell’interesse nazionale, ma si è riproposto nel suo ruolo di possibile mediatore per una tregua in Ucraina rilanciando l’idea di un vertice a Budapest: «Vogliamo la pace e siamo pronti ad ospitare i colloqui che possono avvicinarci a essa. Quando il vertice di pace arriverà a Budapest, faremo tutto il possibile per garantirne il successo», ha scritto il leader magiaro su X. Proposta accettata da Putin che ha ringraziato Orban precisando che l’idea, il mese scorso, era nata da Washington. «È stata una proposta di Donald. Ha detto: “Abbiamo entrambi buoni rapporti con l’Ungheria, li avete voi, e li ho anch’io, quindi propongo questa opzione'”».
La visita del leader magiaro è stata duramente criticata dagli alleati dell’Ue: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che Orbán si è presentato al Cremlino «senza un mandato europeo»: «Non gioca con la nazionale europea da un po’ di tempo e la visita rientra in questo contesto» ha osservato, esprimendo dubbi sul fatto il premier ungherese possa contribuire a fermare la guerra in Ucraina. «Orbán ha le sue idee su come porre fine a questa guerra. Finora non sono state realizzate. Dubito che avrà più successo questa volta rispetto all’ultima volta». L’ultima visita di Orbán a Mosca è stata nel luglio 2024, da lui presentata come una «missione di pace».
La sua ricetta per mettere fine al conflitto viene ribadita ora in un’intervista a Die Welt: «L’unica soluzione è che l’Ucraina torni a essere uno Stato cuscinetto fra la Russia e la Nato», ha detto definendo «inevitabili» le concessioni territoriali chieste da Mosca a Kiev. Orban ha ipotizzato un accordo postbellico in cui «le aree negoziate in una conferenza di pace internazionale rimarrebbero sotto il controllo russo, mentre tutto il territorio a ovest di quella linea, fino al confine orientale dell’Ucraina con la Nato, costituirebbe lo stato ucraino ridotto».
29 novembre 2025 ( modifica il 29 novembre 2025 | 10:04)
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